Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2026-04-30
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-04-30
Wortprotokoll
In Svizzera vengono naturalizzate oggi tra 40[NB]000 e 45[NB]000 persone all'anno. Dal 2000, oltre un milione di stranieri ha ottenuto il passaporto rossocrociato. Queste persone naturalizzate figurano poi come svizzeri nelle statistiche, comprese quelle relative alla criminalità e all'assistenza. Eppure, secondo alcuni, non è ancora abbastanza e v'è chi vorrebbe letteralmente regalare la cittadinanza svizzera a tutti. Ed è il caso della presente iniziativa popolare "per un diritto di cittadinanza moderno", la cosiddetta iniziativa per la democrazia. Già l'utilizzo di termini acchiappa-consensi come "moderno" e "democrazia" dovrebbe quantomeno insospettire.
Secondo i promotori, sarebbe infatti moderno e democratico rendere svizzero chiunque dopo soli cinque anni di permanenza legale nel nostro Paese, compresi i delinquenti purché non siano stati condannati a una pena detentiva di lunga durata. Ciò significa, nei fatti, rendere svizzeri anche stranieri che, in base alla Costituzione e alla chiara volontà popolare, dovrebbero invece essere espulsi dalla Svizzera. Non solo. Per condanna si intende ovviamente una condanna passata in giudicato, perché prima vale giustamente la presunzione d'innocenza. Questo significa che perfino un terrorista islamico con un procedimento penale in corso potrebbe nel frattempo ottenere la cittadinanza svizzera.
Altro concetto profondamente fuorviante è quello della residenza legale. Contrapposta alla residenza legale vi è infatti soltanto quella illegale, ossia la clandestinità. Tutto il resto rientra nella categoria della legalità. Non si tratta quindi soltanto dei titolari di permessi C o[NB]B. Anche le persone ammesse provvisoriamente, dopo cinque anni, avrebbero il diritto di diventare svizzere anche se percepiscono prestazioni assistenziali, anche se delinquono, purché appunto non siano state condannate - quindi con condanna cresciuta in giudicato - a una pena detentiva di lunga durata. Lo stesso discorso vale per i titolari dello statuto di protezione[NB]S. Personalmente, nel marzo scorso, ho presentato una mozione affinché, dopo cinque anni - vale a dire, per i primi arrivati, al marzo del 2027 - questo statuto non si trasformi automaticamente in un permesso di dimora[NB]B. Gli autori dell'iniziativa, al contrario, li renderebbero addirittura cittadini svizzeri. È fin troppo facile immaginare quali sarebbero le conseguenze di una simile proposta. Naturalizzazioni di massa come quelle auspicate dagli autori dell'iniziativa costituirebbero un ulteriore potente fattore d'attrazione migratoria verso il nostro Stato sociale, con effetti pesanti sul piano finanziario, istituzionale ed anche, ovviamente, identitario.
Per queste ragioni, invito a respingere con decisione questa iniziativa assurda che mira di fatto ad azzerare il valore del passaporto svizzero. Invito, invece, ad appoggiare il controprogetto che prevede che chi ottiene il passaporto elvetico debba, entro due anni, rinunciare a quello del Paese d'origine. Del resto, fino al 1992, quindi non secoli fa, acquisire la cittadinanza svizzera implicava automaticamente la perdita di quella d'origine.
Vi è infine un'ulteriore questione che merita di essere rilanciata, quella dei politici federali con doppio passaporto. Secondo i dati ufficiali sarebbero circa il 10 per cento, ma la realtà è probabilmente diversa. Alcuni colleghi infatti dimenticano casualmente di indicare questi dati nel sito del Parlamento.
La cittadinanza svizzera non è un semplice documento amministrativo, è appartenenza, responsabilità, adesione piena ai valori, alla storia, al destino del nostro Paese ed anche alla sua tradizione democratica e al rispetto dei diritti fondamentali. Proprio per questo va meritata, non banalizzata né svenduta.
Vi invito, pertanto, a difenderne il valore respingendo con fermezza questa iniziativa.