Robbiani Meinrado · Nationalrat · 2005-12-08
Robbiani Meinrado · Nationalrat · Tessin · Christlichdemokratische Fraktion · 2005-12-08
Wortprotokoll
Come vedete il menu è quasi completo. Dopo i centri di trasporto pubblico, ecco la volta di tutto il settore della vendita e persino, più in generale, delle imprese di prestazione di servizio. Ma chiediamoci: perché dovremmo intestardirci a servire questo menu quando già il primo piatto - l'abbiamo visto nella recente votazione - è risultato indigesto alla metà della popolazione? E quello che ci viene proposto oggi è ancora meno appetibile. Nessuno nega, evidentemente, che la vita collettiva di oggi sia molto meno sincronizzata e sincronizzabile rispetto al passato, quando era la fabbrica a determinare il ritmo della vita collettiva. Nessuno nega che oggi gli stili di vita e le abitudini siano molto diversificati e anche individualizzati.
Però, rendiamoci conto che il tempo, dal profilo qualitativo, non è omogeneo: ci sono dei tempi pregiati; sono tali soprattutto quelli che non sono interamente occupati o colonizzati [PAGE 1788] dal lavoro. Dobbiamo anche renderci conto che il tempo è una risorsa preziosa non solo per l'economia ma soprattutto - ancora di più - per tutte le altre espressioni e manifestazioni della vita individuale e collettiva.
Quindi, quando si interviene su questi tempi pregiati - e la domenica è tale - non ci vogliono gli scarponi chiodati. Bisogna usare discernimento, bisogna ricorrere a cautela, a prudenza, perché intaccando il divieto del lavoro domenicale si interviene e si incide sulle condizioni di lavoro di categorie di personale già sufficientemente sfavorite. Si incide anche sulla posizione della donna nel mondo e nel mercato del lavoro, poiché si tratta visibilmente di categorie e di settori a prevalente presenza femminile. Si incide sulla famiglia, sui suoi compiti educativi e sugli spazi di vita in comune dei suoi membri.
Si incide anche sul carattere religioso della domenica. Si incide sui valori culturali della nostra collettività che non possono, evidentemente, essere ridotti al puro consumo. Si incide anche sui tempi sociali: non dimentichiamo che qualsiasi comunità ha bisogno di mantenere un respiro collettivo. Anche chi considera in maniera intelligente e lungimirante gli interessi dell'economia non può chiudere gli occhi e prescindere dal valutare questi intrecci tra aspetti economici e aspetti sociali molto delicati. Non ci si può quindi illudere che si fa il bene dell'economia sulle spalle della società. La società non è una palla di gomma, alla quale si possono dare calci all'infinito sperando che poi ritorni come prima.
Quindi, diversamente da quanto abbiamo fatto come Parlamento e come popolazione in occasione della recente votazione sul lavoro domenicale nei centri di trasporto oggi abbiamo la possibilità di tener presente questo delicato intreccio e abbiamo la possibilità di fare una scelta a favore della società. Andare in un senso opposto equivarrebbe a provocare indebitamente la popolazione stessa, che recentemente si è già espressa in maniera molto risicata a favore del lavoro domenicale nei centri di trasporto. Oggi non abbiamo bisogno di inutili motivi di contrapposizione e di spaccature.
Quindi, la mozione merita un chiaro no.