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Pedrina Fabio · Nationalrat · 2006-05-10

Pedrina Fabio · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2006-05-10

Wortprotokoll

A nome del gruppo socialista vi invito a non dar seguito ai propositi di privatizzazione del nostro governo. Il Consiglio federale, in contrapposizione all'esito alquanto netto della consultazione, ci propone di creare le premesse per vendere ai privati le azioni di Swisscom. Ormai non sorprende più di quel tanto che la maggioranza borghese del Consiglio federale cerchi di forzare la mano nell'implementare la propria logica neoliberista. Lo fa con ripetuti tagli di bilancio e, appunto, anche attraverso il tentativo di liquidare Swisscom, preannunciando, proprio in questi giorni, un simile destino per la nostra Posta.

Attualmente, Swisscom è per circa due terzi della Confederazione, e in questa misura è ancora patrimonio nostro: di noi qui dentro e soprattutto delle cittadine e dei cittadini svizzeri fuori da quest'aula. Io lo definisco un patrimonio strategico che potrebbe essere valorizzato ancora meglio a favore della popolazione e dell'economia.

Il Consiglio federale come pure i liberali e l'UDC definiscono Swisscom con la parolaccia di "Klumpenrisiko", un rischio, quindi, da cui liberarsi. Io invece ritengo Swisscom in mani pubbliche un vantaggio, un'opportunità per il nostro Paese, in particolare per le infrastrutture di cui dispone. Il vero rischio è che questo patrimonio strategico, finanziato e largamente ammortizzato dai cittadini svizzeri, sfugga al nostro controllo e finisca facilmente in mano di investitori finanziari esteri interessati alla mera massimizzazione dei profitti.

All'opzione di privatizzazione il partito socialista si oppone con veemenza; e se necessario si opporrà anche con un referendum popolare. Lo fa poiché non è disposto ad abbandonare ai privati un'azienda che, in primo luogo, dal punto di vista tecnologico, nella fornitura di servizi e nella copertura territoriale fissa e mobile si trova in una posizione di punta a livello mondiale; che, in secondo luogo, di certo non è malgestita e dispone di una buona redditività; che, in terzo luogo, offre un servizio pubblico prestante e sotto controllo democratico, a garanzia di equità delle tariffe e di pari opportunità nella qualità delle offerte per tutti gli svizzeri, da quelli che vivono in fondo alle valli a chi abita in città; che, in quarto luogo, è in grado di assumere un ruolo di sviluppo strategico nel contesto di un mercato, quello delle telecomunicazioni, a sua volta strategico per il futuro sviluppo economico e sociale del Paese.

La vendita di Swisscom rischierebbe di tradursi in uno smantellamento dell'offerta come pure della qualità dei servizi e di posti di lavoro, e ciò soprattutto nelle regioni periferiche. Contrariamente a quanto sostengono i paladini della privatizzazione, la legge sulle telecomunicazioni adottata di recente non costruisce una sufficiente ed adeguata garanzia rispetto a questo pericolo di deriva. Infatti, in un mercato fariseo d'apparente libera concorrenza e di diritti imprenditoriali acquisiti lo Stato si vedrebbe costretto a rincorrere l'evoluzione privatista con nuove leggi tappabuchi e nel contempo a sborsare enormi somme per ottenere quello che oggi possiamo avere altrimenti, in modo più sicuro e controllabile.

Vengo alle conclusioni: il risultato di questo bell'esercizio liberizzatore dall'attuale gabbia, caro collega Pelli, è che Swisscom verrebbe trasferita in una nuova gabbia, in mani private: mani private che da una posizione oligopolistica o di rinnovato monopolio potrebbero mungere a piacimento operando al rialzo sui prezzi d'uso delle reti e dei servizi. Di questo tipo di libertà per gli altri la Svizzera non ha bisogno! Da qui il chiaro e netto no socialista all'entrata in materia.