Simoneschi-Cortesi Chiara · Nationalrat · 2006-06-07
Simoneschi-Cortesi Chiara · Nationalrat · Tessin · Christlichdemokratische Fraktion · 2006-06-07
Wortprotokoll
Le nuove povertà sono purtroppo una realtà presente nella nostra società, che pure ancora è una società piuttosto benestante. C'è un importante statistico, uno dei più importanti statistici della storia della Svizzera, il nostro Franscini, che è anche stato consigliere federale, che ha detto che per deliberare bisogna conoscere. Dunque, per poter fare delle buone leggi e per poter trovare delle buone soluzioni bisogna conoscere la realtà. Nel nostro Paese contraddistinto dal federalismo - che di per sé è buona cosa, per la vicinanza della popolazione, che per altre cose non è buona cosa -, in cui sussistono 26 tipi di legislazione sull'aiuto sociale, purtroppo spesso e volentieri non si conoscono queste cifre. Spesso e volentieri anche le soluzioni nei cantoni sono differenti, in tantissimi cantoni è il comune che si occupa dell'aiuto sociale, che in fondo è l'ultima rete di aiuto per chi ha esaurito tutti i diritti delle assicurazioni sociali, e questi comuni non tengono assolutamente nessuna statistica. Ecco dunque che è molto importante conoscere esattamente la situazione delle nostre cittadine e dei nostri cittadini e sapere perché si trovano in questa situazione, per poi potere, conoscendo bene la realtà, trovare le misure migliori, sicuramente a tre livelli, a livello comunale, cantonale e federale.
Una ricerca di qualche anno fa ha dimostrato che solo il 30 per cento delle persone, abitanti nel canton Berna, che avevano bisogno dell'aiuto sociale avevano le informazioni per sapere dove rivolgersi per avere questo aiuto che è l'ultimo aiuto possibile. Da ciò ci si rende conto che molte cittadine e molti cittadini, visto l'intrico di leggi, regolamenti e responsabilità suddivise, appunto, tra cantoni e comuni, spesso non sanno nemmeno a chi rivolgersi per avere quell'aiuto di cui hanno bisogno.
Quanto ai motivi due parole, perché ci sono delle persone che dicono che questo non è vero e che tutte queste nuove povertà riguardano persone che sono dei lazzaroni e cercano di sfruttare le nostre assicurazioni sociali. Purtroppo vi sono parecchie analisi: intanto sappiamo che la povertà è donna, è femminile. Le donne hanno, purtroppo, molte più possibilità di diventare povere. Questo lo sappiamo anche perché? Perché, come vediamo nell'applicazione delle nostre leggi, le nostre leggi spesso sono ancora basate su modelli maschili; le donne hanno altre biografie, e con le loro biografie specifiche le donne possono cadere più facilmente fuori dalla rete di protezione sociale.
Dunque, intanto c'è una differenza tra uomini e donne. Poi c'è una differenza tra giovani e vecchi. Sappiamo che al giorno d'oggi le nuove povertà sono soprattutto femminili e giovanili, riguardano dunque donne e giovani coppie con figli - ed è per questo che prima ci siamo dati da fare per la politica familiare e per i posti di custodia per i bambini.
Noi sappiamo che in generale è determinante l'uscita dal mondo del lavoro: si esce dal mondo del lavoro, si va in disoccupazione, si vuole uscire dalla disoccupazione, ma con i cambiamenti che ci sono stati nel frattempo purtroppo spesso e volentieri non si riesce più a rientrare nel mondo del lavoro. Per le donne, l'ho detto prima, è decisiva l'interruzione di biografia, la maternità, il divorzio; e per tante persone è decisivo il cambiamento nel mondo del lavoro, la precarietà che c'è nel mondo del lavoro - sono i working poor, che purtroppo esistono.
Di tutte queste situazioni noi dobbiamo tener conto in modo serio e non far finta che non ci siano. Dobbiamo, dunque, conoscere bene la situazione per approntare le soluzioni più idonee e più efficaci.