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Simoneschi-Cortesi Chiara · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP/EVP/glp · 2008-12-10

Wortprotokoll

Siamo riuniti per accomiatarci dal consigliere federale Samuel Schmid e onorare il lavoro da lui svolto al servizio del Paese. Quattro settimane fa, il consigliere federale Schmid ha annunciato le dimissioni dal Consiglio federale per il 31 dicembre 2008, esattamente a otto anni dalla sua entrata in carica. Dopo mesi difficili, ha preso questa decisione il giorno dopo aver avuto dalla Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale la conferma del sostegno al programma di armamento.

Eletto consigliere federale il 6 dicembre 2000 dall'Assemblea plenaria, Samuel Schmid aveva alle spalle una carriera politica tradizionale e la sua grande esperienza lo aveva perfettamente preparato ad affrontare il nuovo compito nel governo del Paese. Municipale nel 1972, due anni dopo, venne eletto appena ventisettenne sindaco di Rüti bei Büren, suo luogo di residenza. Avvocato e notaio, nel 1982 è entrato nel Gran Consiglio di Berna. Quale presidente della Commissione costituzionale ha elaborato una nuova, esemplare costituzione cantonale estremamente convincente, dato che solo 4 delle 234 proposte individuali non furono decise nel senso da lui indicato. Nel 1994 gli venne assegnato il seggio vacante dell'UDC bernese nel Consiglio nazionale. Poco dopo assunse la presidenza del gruppo parlamentare UDC nell'Assemblea federale. Nel 1999 fu eletto nel Consiglio degli Stati e appena un anno più tardi nel Consiglio federale succedendo ad Adolf Ogi e prendendo la direzione del più vasto progetto di riforma nella storia dell'esercito svizzero.

Grazie all'affermata esperienza di uomo politico e di ex comandante del reggimento di fanteria 15 nonché di sostituto del comandante della divisione di campagna 3, Samuel Schmid si presentava come il candidato ideale anche per affrontare questa immane impresa. L'esordio nel gennaio 2001 non fu facile. Eletto contro la volontà del suo gruppo proprio [PAGE 1995] quando la riforma Esercito XXI si trovava nella fase decisiva fu posto di fronte al dilemma: fermarsi o continuare? Samuel Schmid optò per la seconda soluzione, che prevedeva l'attuazione del nuovo modello di esercito. Con tenacia e persuasione riuscì a convincere il 51 per cento dei votanti della necessità di armare i soldati svizzeri impiegati all'estero. Una scarsa maggioranza sostenne anche la cooperazione con altri Stati nell'ambito dell'istruzione militare.

Due anni dopo, il 76 per cento dei cittadini approvò la legge militare. A differenza degli altri ministri della difesa in Europa, il consigliere federale Schmid poteva contare sulla legittimazione democratica del concetto di sicurezza e di esercito, così scriveva la "NZZ". In occasione della stessa votazione, benché meno clamorosamente, l'80 per cento della popolazione approvò anche la revisione della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile. Durante l'era Schmid l'esercito è stato ridotto di 200 000 unità e nel DDPS sono stati soppressi 1700 posti. Questa necessaria riforma, da molti sentita come un doloroso processo di ridimensionamento, non ha avuto solo effetti positivi per il ministro della difesa, nonostante i risparmi realizzati di centinaia di milioni di franchi.

Con la stessa risolutezza con la quale si è occupato dei suoi dossier e progetti, Samuel Schmid si è impegnato pubblicamente anche per altri testi in votazione, ad esempio per l'adesione della Svizzera alle Nazioni Unite. In occasione di numerose manifestazioni è riuscito a convincere anche le fasce più conservatrici della compatibilità dell'adesione con la neutralità e dell'importanza di avere diritto di voto e non solo di parola nella comunità degli Stati. Grande fautore della via bilaterale ha inoltre portato il suo vigoroso contribuito al successo delle votazioni sull'accordo Schengen-Dublino, sull'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi Stati membri dell'UE e sul corrispondente aiuto finanziario.

Non solo ministro della difesa, Samuel Schmid è stato anche molto attivo come ministro dello sport e ha spianato la via a Euro 2008, il grande spettacolo di calcio perfettamente organizzato. I tifosi lo hanno ricompensato con entusiasmo, fantasia e allegria festeggiando per giorni di fronte al suo ufficio. Samuel Schmid ama il contatto con la gente ed è ricambiato. Ce ne siamo accorti tutti, ad esempio quando durante la giornata dello sport ha giocato al tiro alla fune con un gruppo di bambini oppure quando alla festa della lotta svizzera ha indossato i pantaloni corti di juta caratteristici per questo sport. Sotto modi sobri e pragmatici, si nascondono doti di umorismo e autoironia. Basti ricordare un passaggio del suo discorso per il centenario del "classeur" federale: in quale altro Paese il governo si farebbe rappresentare ai festeggiamenti per un "classeur"? L'evento ha suscitato scalpore nei media. Ho ritagliato gli articoli e li ho messi in un "classeur", così anche le malelingue sono al loro posto.

Durante il suo anno presidenziale posto all'insegna del programma "incontri 05" ha avuto colloqui non solo con quasi tutte le personalità del mondo, ma anche cercato il contatto con la popolazione del nostro Paese: si è recato in ogni cantone e ha visitato istituzioni che pur essendo indispensabili per la Svizzera non godono di grande visibilità. Tanta popolarità, come ha confidato, ha sorpreso persino lui. D'altronde Samuel Schmid ritiene questa affabilità del tutto normale e, per molti aspetti, la sua personalità ha fatto da contrappeso a certe manifestazioni dei tempi. Ai festeggiamenti per l'elezione del suo successore Moritz Leuenberger, l'allora presidente della Confederazione Schmid ha fatto un'osservazione il cui significato è caratteristico del suo periodo in carica: "Come individuo, il presidente della Confederazione è confrontato con la società, è esposto, è eroe buono e cattivo, ma al contempo non è né l'uno né l'altro. Piuttosto è un uomo del tutto normale con i suoi pregi e difetti, immerso nella società in cui vive e dove non sempre ha vita facile."

Il 6 dicembre 2000 quando entrò in carica, il consigliere federale Samuel Schmid disse: "Sono consapevole che accettandola mi impegno a servire il popolo e le sue istituzioni indipendentemente da interessi particolari, in modo compatibile con la Costituzione e la mia coscienza. Farò il possibile per onorare il mio impegno."

Oggi, a otto anni di distanza, possiamo affermare che Samuel Schmid è sempre rimasto fedele al suo credo. Di lui serberemo il ricordo di membro leale del governo, di ascoltatore attento e critico, di politico che cerca il consenso e non impone la sua personalità, bensì la res pubblica, di democratico convinto, difensore delle istituzioni dello Stato e di collega affidabile, corretto e non privo di umorismo. L'Assemblea federale esprime al consigliere federale uscente il pieno riconoscimento e i fervidi ringraziamenti per tutte le prestazioni fornite al servizio della Svizzera. Auguriamo di cuore a Samuel Schmid, alla sua famiglia e al fedele amico a quattro zampe che a quanto pare presto gli farà compagnia, ogni bene per questa nuova fase di vita estranea alla Berna federale. (Ovazioni in piedi)