03.1081 · Interrogazione ordinaria · 2003-06-19
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Ad 1:
Le cifre alle quali la stampa e i rapporti delle organizzazioni non governative rinviano regolarmente quando si tratta dei valori patrimoniali liberiani depositati nella banche svizzere, devono essere relativizzate. Secondo la statistica della Banca nazionale svizzera i valori patrimoniali liberiani dichiarati ammontano a 4,5 miliardi di franchi (31.12.2002) e si suddividono in impegni verso l'estero (2,1 miliardi di franchi) e investimenti fiduciari (2,4 miliardi). Gli impegni verso l'estero si trovano per la maggior parte (oltre il 75%) presso filiali controllate di banche svizzere all'estero e non presso istituti bancari in Svizzera. Gli investimenti fiduciari sono generalmente amministrati da istituti bancari con sede in Svizzera ma i soldi sono di fatto investiti prevalentemente all'estero.
La legislazione svizzera in materia di misure coercitive e di controllo (ad es. obbligo di notifica e blocco dei conti) è applicabile unicamente ai valori patrimoniali effettivamente presenti in Svizzera. Tuttavia, le succursali e le società di un gruppo all'estero sono tenute a rispettare i principi fondamentali in materia di riciclaggio di denaro, di provenienza del denaro e di lotta al finanziamento del terrorismo, sanciti dall'ordinanza della Commissione federale delle banche (CFB) sul riciclaggio di denaro, entrata in vigore il 1° luglio 2003.
Nel quadro di una rogatoria, la Corte speciale per la Sierra Leone ha chiesto alla Svizzera di bloccare gli averi patrimoniali in Svizzera di Charles Taylor, dei suoi familiari e delle persone e società a lui vicine, nonché di procurarsi i relativi documenti bancari. La Corte accusa Taylor di essere il principale responsabile dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità commessi durante la guerra civile.
In questo contesto, l'Ufficio federale di giustizia ha ordinato, nel giugno scorso, a diverse banche di Zurigo e Ginevra di bloccare, a titolo precauzionale, i conti delle persone elencate nella commissione rogatoria. Sulla base di informazioni fornite dagli istituti di credito, il 23 luglio 2003 l'Ufficio federale di giustizia ha reso noto il blocco di due conti per un valore complessivo di 2 milioni di franchi intestati a persone vicine a Charles Taylor. Per contro, non è stato trovato alcun conto intestato al presidente Taylor. L'Ufficio federale di giustizia ha delegato l'esecuzione della commissione rogatoria al Ministero pubblico della Confederazione.
A titolo di misura d'accompagnamento della rogatoria, il 23 giugno 2003, la Commissione federale delle banche ha invitato tutti gli istituti bancari e i negoziatori di titoli a notificare all'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro i conti e le cassette di sicurezza di circa 140 persone, società e organizzazioni vicine al presidente Taylor. Fra di esse figurano anche persone nei confronti delle quali l'Onu ha decretato delle restrizioni di viaggio.
Ad 2:
Conformemente alla risoluzione 1478 (2003) del Consiglio di sicurezza dell'ONU, il Consiglio federale ha emanato il divieto di importare tondoni di legno e prodotti derivati provenienti dalla Liberia, a partire dal 9 luglio 2003. Con la stessa risoluzione, il Consiglio di sicurezza dell'ONU aveva altresì deciso che un divieto globale di importazione di tondoni di legno e di prodotti derivati provenienti dalla Liberia sarebbe entrato in vigore se fino a quella data il governo liberiano non avesse introdotto misure efficaci di controllo del commercio di legnami. Stando agli esperti delle Nazioni Unite il ricavato della vendita di legnami è utilizzato tra l'altro per l'acquisto di armi.
Il volume delle importazioni svizzere di tondoni di legno e di prodotti derivati provenienti dalla Liberia è irrilevante. Nel 2002, addirittura, non si è avuta alcuna importazione, mentre nei tre anni precedenti si è importato legname per un valore medio di 19'000 franchi l'anno.
Dopo l'introduzione di queste nuove misure d'embargo per i tondoni di legno e i prodotti derivati dal legno provenienti dalla Liberia, il Segretariato di Stato dell'economia (seco), preposto all'esecuzione delle sanzioni, ha contattato le aziende attive nel commercio di legnami, citate dall'autore dell'interrogazione, per renderle attente alle misure introdotte. Alle aziende è altresì stato chiesto di fornire informazioni sugli affari conclusi con la Liberia negli ultimi tre anni. Entrambe le società hanno confermato al seco di non aver importato legno proveniente dalla Liberia, nel periodo indicato e di avere altresì interrotto tutti i rapporti commerciali con quel Paese a causa dell'embargo e della guerra civile.
Risposta del Consiglio federale.