Lexipedia

Piani d'azione nazionali per i diritti e la protezione dei fanciulli

05.3126 · Interpellanza · 2005-03-17

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:

1. Nelle sue raccomandazioni finali del giugno 2002 il comitato dei diritti del fanciullo delle Nazioni Unite ha esortato la Svizzera ad elaborare un piano d'azione nazionale che disciplini l'attuazione della Convenzione sui diritti del fanciullo. A che punto sono questi lavori?

2. In occasione del primo congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale commerciale dei fanciulli tenutosi a Stoccolma nell'agosto 1996, ma anche in occasione del secondo congresso mondiale tenutosi a Yokohama nel dicembre 2001, la Svizzera ha firmato le dichiarazioni finali (The Stockholm Declaration and Agenda for Action/The Yokohama Global Commitment) che prevedono l'elaborazione di un piano d'azione nazionale per proteggere i fanciulli dallo sfruttamento sessuale commerciale. Nonostante la sua dichiarazione d'intenti, il Consiglio federale è sinora rimasto inattivo su questo fronte. È disposto in definitiva ad elaborare un piano d'azione nazionale?

3. La problematica relativa ai diritti del fanciullo non è trattata in modo centralizzato presso l'amministrazione federale, e i compiti afferenti sono assunti da differenti uffici federali senza che le rispettive competenze siano sempre definite in modo vincolante. È disposto il Consiglio federale a definire le competenze e le responsabilità in materia di disciplina, assistenza operativa e coordinamento del processo di attuazione della Convenzione sui diritti del fanciullo?

Begründung

La ratifica del protocollo facoltativo alla Convenzione sui diritti del fanciullo è un passo utile nella lotta contro la tratta dei fanciulli.

Tuttavia, i due piani d'azione nazionali summenzionati restano strumenti importanti per garantire in Svizzera e nel resto del mondo che i fanciulli possano crescere nella dignità.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo è stata ratificata dalla Svizzera nel 1997. In tal modo la Svizzera ha ribadito che il benessere dei fanciulli è al centro delle sue preoccupazioni e che intende adottare le misure necessarie affinché i fanciulli siano presi sul serio e rispettati e che possano pure crescere tutelati da un quadro normativo minimo in materia di assistenza, protezione e integrazione sociale. Nelle sue raccomandazioni finali del giugno 2002, il comitato delle Nazioni Unite incaricato di verificare l'attuazione della Convenzione sui diritti del fanciullo a livello nazionale ha esortato la Svizzera ad elaborare un piano d'azione nazionale. La raccomandazione 14 esorta esplicitamente a "definire e applicare un piano nazionale d'azione globale per l'attuazione della convenzione, nell'ambito di un processo aperto di consultazione e di partecipazione. Il piano d'azione dovrebbe seguire un approccio fondato sul diritto e non essere basato unicamente sulla protezione e il benessere". Al punto 12, la Svizzera è pure invitata a "creare un adeguato meccanismo nazionale permanente per coordinare l'attuazione della convenzione a livello federale, tra i livelli federale e cantonale e tra i cantoni".

Firmando le dichiarazioni finali dei congressi mondiali del 1996 e del 2001 contro lo sfruttamento sessuale commerciale dei fanciulli, la Svizzera ha preso posizione e si è impegnata a proteggere i minorenni dalla prostituzione infantile, dalla pedopornografia e dalla tratta dei fanciulli a scopo sessuale. L'Unicef stima a circa un milione i fanciulli immessi clandestinamente sul mercato del sesso ogni anno. Il mercato dei documenti che attestano lo sfruttamento sessuale dei fanciulli è pure fiorente e la tratta dei bambini è in aumento anche nel nostro Paese. Come lo ha chiaramente dimostrato l'operazione "Genesis", la Svizzera non è indenne da questo flagello. I criminali che infliggono pene e sofferenza ai fanciulli non si fermano certo alle frontiere svizzere.

La Svizzera è uno dei rari Paesi dell'Europa occidentale (insieme all'Irlanda e al Portogallo) a non avere ancora elaborato un piano d'azione nazionale, come sottolinea il rapporto 2002/03 di ECPAT International relativo all'attuazione dell'agenda per l'azione contro lo sfruttamento sessuale commerciale dei fanciulli.

Stellungnahme des Bundesrates

1./2. Nell'ambito dell'elaborazione dei rapporti nazionali (il prossimo è previsto per il 2007) in merito all'applicazione della Convenzione dell'ONU sui diritti del fanciullo (CDF) e dei suoi protocolli facoltativi, si creano intense collaborazioni e contatti in seno all'amministrazione federale - diversi uffici sono interessati -, tra la Confederazione e i cantoni e le commissioni extraparlamentari come pure con le ONG. I progressi, le lacune e le difficoltà riscontrati nel campo dei diritti del fanciullo sono al centro dell'attenzione. Il rapporto nazionale costituisce una panoramica sistematica della situazione giuridica, sociale e effettiva dei bambini che vivono in Svizzera. Queste informazioni basilari servono come strumenti di lavoro e costituiscono i punti di riferimento per orientarsi nella realizzazione di programmi, progetti e attività connesse all'attuazione della CDF.

Il benessere dei bambini è una preoccupazione costante della Confederazione. Questa adotta del resto continuamente misure importanti e realizza progetti in tutti gli ambiti che riguardano i fanciulli, applicando a tal fine un approccio pragmatico e concreto e utilizzando al meglio le risorse di cui dispone.

Nel quadro dell'ultimo rapporto nazionale (del 2000) il DFI ha elaborato un documento intitolato "Elementi di una politica svizzera dell'infanzia e della gioventù". Inoltre, l'amministrazione federale ha elaborato un rapporto per la conferenza multilaterale di Budapest (di fine 2001) sulle misure adottate in Svizzera dopo il congresso mondiale di Stoccolma. Dal canto suo, l'ONG ECPAT Switzerland ha ricevuto un mandato dall'UFAS per redigere un rapporto sulla situazione dello sfruttamento sessuale in Svizzera in vista del congresso mondiale di Yokohama.

Dal canto loro, le principali ONG svizzere che operano per l'infanzia hanno pubblicato il rapporto sulla situazione dei fanciulli e degli adolescenti in Svizzera (1999), un rapporto assai critico a margine del rapporto governativo in merito all'applicazione della CDF.

La Svizzera ha adottato misure riguardo a tutte le raccomandazioni del piano d'azione di Stoccolma o del Global Commitment di Yokohama, ma occorrono ulteriori sforzi, segnatamente per quanto riguarda il turismo sessuale, la pedofilia su Internet e la prevenzione o l'informazione in generale. Inoltre, l'11 marzo 2005 il Consiglio federale ha deciso - con riserva dell'approvazione delle Camere - di ratificare il protocollo facoltativo sulla vendita di fanciulli, la prostituzione infantile e la pedopornografia. Inoltre, è in corso la ratifica del protocollo aggiuntivo alla Convenzione ONU contro la criminalità transnazionale organizzata intesa a prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini. La Svizzera ha pure ratificato nel 2000 la Convenzione 182 dell'UIL sulle forme peggiori di lavoro minorile (prostituzione, pornografia), sulla quale deve pure elaborare regolarmente un rapporto.

L'utilizzazione delle conclusioni di questi differenti rapporti e prese di posizione, cui si aggiungono le critiche e raccomandazioni del comitato dei diritti del fanciullo dell'ONU sui rapporti nazionali, consentono di tracciare un bilancio su cui fondare misure e azioni concrete.

Attualmente si è creata una collaborazione tra l'UFAS e la rete svizzera per i diritti del fanciullo - che riunisce le principali ONG svizzere operanti nel settore dell'infanzia - per elaborare un catalogo di misure che la Svizzera dovrebbe adottare e basato segnatamente sulle conclusioni dei rapporti e raccomandazioni summenzionate. Questo catalogo permetterà di valutare la necessità di elaborare un vero e proprio piano d'azione nazionale oppure se sia più opportuno esaminare la realizzazione diretta di alcuni aspetti prioritari.

Un confronto con i piani d'azione stranieri mostra che questi hanno sovente carattere declamatorio e consistono spesso in un punto della situazione delle misure adottate dal Paese in questione.

3. Si tratta effettivamente di un compito trasversale nel quale determinate competenze importanti spettano ai cantoni e ai comuni. A livello federale diversi uffici di diversi dipartimenti sono interessati a seconda del loro ambito di lavoro. L'elaborazione dei rapporti nazionali sulla CDF è ad esempio di spettanza del DFAE. Una funzione di coordinamento in materia di attuazione della CDF è svolta dalla centrale per i problemi familiari dell'UFAS. Il servizio di coordinamento Scott, la cui direzione è aggregata all'Ufficio federale di polizia, riunisce gli uffici federali e alcuni rappresentanti delle conferenze cantonali che si occupano della tratta di esseri umani e del traffico di migranti, compresi degli aspetti di questa criminalità legata ai fanciulli. Esso assume una funzione di coordinamento in materia di lotta contro questi due fenomeni in Svizzera.

Risposta del Consiglio federale.