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09.4228 · Interpellanza · 2009-12-11

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Un'ondata di protesta, accompagnata dallo slogan "l'istruzione non è in vendita" (Education is not for sale), si è abbattuta sulle università europee. In Svizzera, centinaia di studenti sono scesi in strada per rivendicare un accesso più democratico agli studi. In particolare denunciano la "scolasticizzazione" dei cicli di studio che pone di fronte a grandi difficoltà chi studia a tempo parziale e svolge in parallelo un'attività remunerata per pagarsi interamente o in parte gli studi.

Tenuto conto di questa situazione, il Consiglio federale è disposto a:

- proporre, nel prossimo messaggio concernente il promovimento dell'educazione, della ricerca e dell'innovazione, misure organizzative dei cicli di studio che rendano più democratico l'accesso all'educazione terziaria?

- promuovere gli sforzi di armonizzazione in corso dei sistemi cantonali di borse di studio (concordato della CDPE) e aumentare il coinvolgimento della Confederazione in questo ambito?

Begründung

In Svizzera, gli studenti che beneficiano di un aiuto statale sono soltanto il 16 per cento (contro l'83 per cento nei Paesi Bassi), mentre quelli che esercitano un'attività remunerata parallela alla formazione raggiungono il 63 per cento (nelle persone di oltre 25 anni la quota sale al 75 per cento). Un'organizzazione dei cicli di studio più flessibile, che permetta agli studenti di svolgere un lavoro pagato, e un sistema di borse di studio che risponda meglio ai bisogni contribuirebbero a migliorare la situazione.

Come emerge da una recente inchiesta dell'Unione svizzera degli universitari e da diversi studi condotti dall'Ufficio federale di statistica, in Svizzera l'accesso all'educazione terziaria è caratterizzato da una forte selezione sociale. Le prime vittime di questo sistema sono i figli di genitori con un livello d'istruzione basso. In effetti le probabilità di frequentare una scuola universitaria dipendono fortemente dal grado di formazione dei genitori, soprattutto in Svizzera, il cui sistema di borse di studio è da considerarsi uno dei meno generosi d'Europa.

I problemi evocati non possono essere imputati unicamente alla riforma di Bologna, anche se è evidente che quest'ultima non ha contribuito a migliorare la situazione. E neppure la futura legge federale sull'aiuto alle scuole universitarie propone soluzioni al riguardo.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore dell'interpellanza, secondo cui le pari opportunità nel settore della formazione sono estremamente importanti. Dalle statistiche emerge che in Svizzera un terzo degli studenti delle scuole universitarie provengono da famiglie in cui almeno un genitore è titolare di un diploma universitario. Tuttavia la percentuale varia sensibilmente a seconda del tipo di scuola: si attesta al 40 per cento per gli studenti delle università e dei politecnici federali, mentre per gli studenti delle scuole universitarie professionali è inferiore al 25 per cento. L'istituzione delle scuole universitarie professionali ha permesso a una fascia più ampia della popolazione di accedere alla formazione universitaria. Si deve inoltre considerare che anche la formazione professionale superiore appartiene al livello terziario (terziario B), il che estende l'accesso a tutto l'insegnamento superiore a fasce ancora più vaste della popolazione.

La promozione delle pari opportunità figura anche tra gli obiettivi della Dichiarazione di Bologna. Le scuole universitarie svizzere hanno applicato rapidamente e con un certo successo la riforma di Bologna, anche se sono emersi diversi problemi. Il principale oggetto della protesta degli studenti è stata la mancanza di flessibilità dei cicli di studio universitari. La Conferenza dei rettori delle università svizzere CRUS, responsabile del coordinamento e dell'attuazione della riforma di Bologna, sta conducendo nel corrente periodo ERI 2008-2011 un progetto di monitoraggio completo finanziato dalla Confederazione. La CRUS ha già identificato diversi punti deboli e annunciato una serie di misure per migliorare le condizioni di studio. Come preannunciato (Postulato Widmer 08.3073 e Postulato David 09.3961), il Consiglio federale presenterà nel prossimo messaggio FRI un bilancio complessivo sullo stato di attuazione della riforma di Bologna nelle università, nei politecnici federali e nelle scuole universitarie professionali e renderà noti i risultati del monitoraggio e le misure adottate per migliorare la situazione.

Conformemente al disegno del Consiglio federale concernente la legge federale sull'aiuto alle scuole universitarie e sul coordinamento nel settore universitario svizzero (LASU), la Conferenza delle scuole universitarie, nella quale la Confederazione occupa una posizione di rilievo, potrà tenere debitamente conto del principio delle pari opportunità nell'emanazione di prescrizioni sull'ammissione, la struttura degli studi, la permeabilità e la mobilità. Le condizioni per l'accreditamento istituzionale definite nella nuova LASU prevedono inoltre che le scuole universitarie adempiano i compiti in sintonia con uno sviluppo sostenibile sotto il profilo sociale.

La questione delle borse di studio rientra nella sfera di competenza dei cantoni. Nel giugno del 2009 l'assemblea plenaria della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione ha approvato l'accordo intercantonale sull'armonizzazione dei criteri per la concessione delle borse di studio. Ora spetta ai cantoni aderire al suddetto accordo. Per il momento, il Consiglio federale non ritiene opportuno intervenire nella procedura in corso. Il progetto della LASU prevede che la Conferenza delle scuole universitarie potrà emanare raccomandazioni sulla concessione di borse di studio e sulla riscossione di tasse universitarie. Se il grado di armonizzazione raggiunto dai cantoni si dovesse rivelare insufficiente, la Conferenza delle scuole universitarie avrebbe dunque la possibilità di intervenire per migliorare l'armonizzazione.

Risposta del Consiglio federale.