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10.3152 · Interpellanza · 2010-03-17

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

1. Il Consiglio federale è consapevole che determinati richiedenti l'asilo respinti, senza documenti d'identità, trafficanti di droga o meno, spesso sono nel nostro Paese da oltre dieci anni e che non abbiamo mezzi per espellerli?

2. In seguito alla mancata conclusione di un accordo di transito con il Senegal, nel 2003, il Consiglio federale ha tentato di trovare un altro Stato partner per l'allontanamento dei richiedenti africani respinti?

3. La cooperazione svizzera fornisce un aiuto importante a due Paesi del Sahel politicamente stabili, il Mali e il Burkina Faso. Questi ultimi sono stati interpellati come eventuali Paesi di transito?

4. Il Consiglio federale è consapevole che, se non viene trovata una soluzione di allontanamento, determinati richiedenti respinti, trafficanti o meno, saranno ancora in Svizzera tra vent'anni?

Begründung

Nel 2008, nel cantone di Vaud i costi del soccorso d'emergenza, senza prestazioni mediche, sono stati pari a circa 9,7 milioni di franchi per un effettivo di circa 650 beneficiari. Ciò significa che ogni persona respinta che dipende dal soccorso d'emergenza in questo cantone costa al contribuente 15 000 franchi all'anno.

Se si prende come riferimento il dato di 650 persone beneficianti del soccorso d'emergenza per un cantone che riceve l'8,4 per cento dei richiedenti l'asilo, si può supporre che vi siano complessivamente 7000 a 9000 persone che vivono illegalmente nel nostro Paese.

A dicembre 2009, in risposta a un'interpellanza, il Consiglio di Stato vodese ha affermato che nel 2008 181 richiedenti l'asilo o richiedenti l'asilo respinti aveva commesso reati penali, 287 avevano violato la LStup e 54 erano trafficanti di cocaina (il 62 per cento del totale dei trafficanti).

D'altronde secondo l'articolo 14 capoverso 2 non è assolutamente possibile regolarizzare una persona con precedenti penali.

In Nigeria l'ex consigliera federale Metzler ha firmato un accordo di riammissione. Bisogna constatare che molti richiedenti nigeriani vengono in Svizzera semplicemente per chiedere asilo economico. Occorre tuttavia ammettere che sul piano della riammissione l'accordo funziona, anche se la situazione è lungi dall'essere perfetta. Per quanto concerne il Senegal, la signora Metzler ha firmato un accordo di transito con le autorità di questo Paese. Purtroppo il Parlamento senegalese, messo sotto pressione da diverse ONG, non ha ratificato l'accordo. Nella situazione attuale, se un richiedente non vuole lasciare la Svizzera, rischiamo di subire la sua presenza e le sue malefatte per diversi decenni.

Stellungnahme des Bundesrates

1./4. Il Consiglio federale è consapevole della problematica sollevata dall'autore dell'interpellanza. Già da svariati anni intraprende tutto il possibile per ovviare a tale situazione insoddisfacente, che dipende principalmente dalla buona collaborazione dei Paesi d'origine delle persone in questione. Il Consiglio federale tiene tuttavia a sottolineare che si tratta di un numero statisticamente molto basso rispetto al totale delle persone in situazione irregolare sul territorio svizzero, che possono essere allontanate con successo nel loro Paese d'origine.

Al Consiglio federale preme al contempo segnalare che l'Ufficio federale della migrazione ha incaricato un esperto indipendente di redigere un rapporto sui beneficiari a lungo termine del soccorso d'emergenza. Tale rapporto, atteso per la primavera/estate 2010, si propone di presentare i diversi settori di attività statale direttamente o indirettamente coinvolti nell'attuazione del blocco dell'aiuto sociale, illustrandone l'efficacia nel conseguire l'obiettivo fissato dal legislatore, ossia l'aumento del numero di ritorni volontari.

2. In seguito alla mancata conclusione dell'accordo di transito con il Senegal, nel 2003, il Consiglio federale ha rinunciato a tale strumento. Ha tuttavia continuato a negoziare accordi di riammissione contenenti clausole di transito con diversi Paesi africani, quali la Nigeria e l'Algeria.

Parallelamente, il Consiglio federale ha sviluppato nuovi strumenti, applicati in particolare in Africa.

Da un lato, il Consiglio federale cerca di negoziare accordi migratori con diversi Paesi. Il contenuto di tali accordi va oltre quello dei classici accordi di riammissione, poiché include clausole relative al ritorno volontario e alla gestione concertata della migrazione. I negoziati per la conclusione di tali strumenti sono stati portati a termine con la Guinea Conakry e il Benin. L'accordo con il Benin dovrebbe essere firmato nei prossimi mesi, mentre quello con la Guinea Conakry sarà firmato non appena le condizioni politiche lo permetteranno, in particolare quando in questo Paese sarà ristabilito l'ordine costituzionale e instaurato un governo democraticamente eletto dopo il colpo di stato avvenuto il 23 dicembre 2008.

Dall'altro lato, il Consiglio federale ha concluso convenzioni, secondo l'articolo 100 capoverso 5 della legge del 16 dicembre 2005 sugli stranieri, che disciplinano le questioni puramente organizzative riguardanti il ritorno degli stranieri nel loro Paese d'origine, l'aiuto al ritorno e il reinserimento. Convenzioni del genere sono state firmate con la Sierra Leone, la Repubblica democratica del Congo e la Guinea Conakry. Quest'ultima, firmata a Conakry il 4 novembre 2004, sarà abrogata con l'entrata in vigore dell'accordo di cooperazione in materia di migrazione tra il Consiglio federale svizzero e il governo della Repubblica di Guinea.

Infine, vengono conclusi protocolli d'intesa nel quadro di partenariati migratori tesi a rafforzare la collaborazione in materia di migrazione con determinati Paesi e a promuovere le opportunità migratorie per tutti i partner coinvolti proponendo soluzioni costruttive. Lo strumento dei partenariati migratori permette di conseguire tale obiettivo grazie a un partenariato equilibrato e a un approccio globale alla migrazione, che tiene dunque conto dei legami tra la migrazione e altri settori quali lo sviluppo. Dopo la Serbia, la Bosnia e Erzegovina e il Kosovo, il Consiglio federale prevede di concludere un protocollo d'intesa con la Nigeria.

3. Da diversi anni il Consiglio federale intrattiene buone relazioni con il Burkina Faso e il Mali sul piano della cooperazione in ambito migratorio, in particolare per quanto concerne l'identificazione dei cittadini di questi due Paesi in situazione irregolare sul territorio svizzero e il rilascio di lasciapassare. Le statistiche riguardanti questi Stati sono molto basse e attualmente non vi sono segnali che lasciano presagire un aumento imminente. In tale contesto e su richiesta dei nostri partner si è rinunciato per il momento a formalizzare le relazioni.

Risposta del Consiglio federale.