Fine del regime derogatorio per i frontalieri svizzeri e francesi nell'assicurazione malattie. Necessario un intervento del Consiglio federale
13.4192 · Interpellanza · 2013-12-12
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Per i frontalieri svizzeri e francesi, il venir meno della possibilità di sottoscrivere un'assicurazione privata francese con garanzia di copertura sia sul suolo svizzero che su quello francese comporterà problemi non indifferenti da ambo i lati della frontiera.
Per questa ragione, il cantone di Ginevra ha pregato il Dipartimento federale dell'interno (DFI) di negoziare con la Francia soluzioni temporanee. Si chiede in particolare che l'assicurazione malattie statale francese (CMU) copra adeguatamente le cure dispensate in Svizzera, almeno in una fase transitoria. A quanto pare, il DFI non ha intrapreso alcunché per ottenere risultati prima della data fatidica. E l'accordo quadro sulla cooperazione sanitaria transfrontaliera tra la Repubblica francese e la Confederazione Svizzera, attualmente in preparazione, ben difficilmente entrerà in vigore prima del 2016.
Cosa intende fare il Consiglio federale per risolvere i problemi urgenti?
Begründung
All'epoca delle discussioni sull'accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP) tra la Svizzera e l'Unione europea, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) e l'organo francese competente per la sicurezza sociale francese hanno negoziato e concretizzato in una nota congiunta alcuni adeguamenti particolari. La nota prevede l'esercizio di un diritto di opzione in materia di assicurazione malattie e permette ai frontalieri e ai titolari di pensioni e rendite svizzere residenti in Francia di scegliere tra tre possibilità:
1. assicurarsi presso un assicuratore LAMal;
2. affiliarsi all'assicurazione malattie statale francese (CMU);
3. stipulare un'assicurazione privata francese che copra il territorio di entrambi gli Stati e offra diverse possibilità, dall'equivalente della copertura minima LAMal a modelli privati.
La nota congiunta precisa che dal 1° giugno 2014 non sarà più consentita l'affiliazione a un'assicurazione privata francese. Questa misura tocca i frontalieri svizzeri e francesi che avevano optato per questa possibilità e che saranno automaticamente trasferiti alla CMU. Non tocca invece i "nuovi" frontalieri, che potranno scegliere soltanto tra la LAMal e la CMU, né quelli che avevano già optato per la LAMal (soltanto il 10 per cento).
Il governo francese ha deciso di non prolungare il regime derogatorio segnalandone la dubbia costituzionalità (comporta disparità di trattamento) ed aggiungendo che gli assicuratori privati non garantiscono l'equità e la solidarietà previste dalla CMU e che non vi è alcun obbligo legale di prorogare il diritto d'opzione, essendo considerate irrevocabili le scelte fatte. Sulla legalità della decisione possono tuttavia sussistere dubbi in quanto potrebbe essere rimessa in discussione al momento dell'applicazione.
I frontalieri svizzeri e francesi saranno affiliati d'ufficio alla CMU. Senza misure d'accompagnamento, per ragioni finanziarie saranno costretti a farsi curare in Francia, anche se sono sottoposti a terapie in corso in Svizzera. La decisione del governo francese dovrebbe entrare in vigore il 1° giugno del 2014.
La fine del regime privato concerne il 90 per cento dei 167 000 frontalieri che abitano in Francia (nei sei dipartimenti confinanti con il nostro Paese) e lavorano in Svizzera, in quasi la metà dei casi nel cantone di Ginevra. Tra i frontalieri che hanno scelto il regime privato, circa 20 000 sono di nazionalità svizzera.
Nelle risposte alla mozione Barthassat 13.3336 e alla domanda Poggia 13.5074, il Consiglio federale afferma che non è di sua competenza esprimere un parere sulle eventuali conseguenze finanziarie della decisione del governo francese sugli assicurati interessati e che "non intende sottoporre nuovamente la questione dell'esercizio del diritto di opzione alle autorità francesi".
Peccato che le conseguenze della decisione francese vadano ben al di là del diritto di opzione: è in gioco l'equità dell'accesso alle cure.
Da entrambi i lati della frontiera, le strutture sanitarie devono svilupparsi secondo i bisogni. Con la fine del regime derogatorio, in futuro gran parte dei frontalieri svizzeri e francesi attualmente curati in Svizzera dovranno farsi curare in Francia. E poiché la Francia non è sempre debitamente attrezzata, queste persone non potranno beneficiare di cure adeguate. Un'assurdità, considerato che le infrastrutture svizzere rispondono perfettamente ai loro bisogni. In seguito al cambiamento di regime, inoltre, le infrastrutture svizzere di confine potrebbero ritrovarsi sovradimensionate.
Stellungnahme des Bundesrates
La soppressione a partire dal 1° giugno 2014 della possibilità, per chi ha scelto il sistema francese di assicurazione malattie, di sottoscrivervi un'assicurazione privata è prevista ormai da tempo dalla legislazione francese.
Il Consiglio federale ha già avuto modo di esprimersi sul tema nelle risposte dell'11 marzo 2013 alla domanda Poggia 13.5074, "Ressortissants suisses domiciliés en France. Bientôt à la sécurité sociale?", del 26 giugno 2013 alla mozione Barthassat 13.3336, "Assicurazione malattie per i cittadini svizzeri che vivono in Francia", del 21 agosto 2013 all'interpellanza Lehmann 13.3564, "Esercizio del diritto di opzione nel settore dell'assicurazione malattia. Revisione della "note conjointe" con la Francia", e del 29 novembre 2013 all'interpellanza Poggia 13.3892, "Assicurazione malattia e libera circolazione delle persone tra Svizzera e Francia", sottolineando a più riprese la sua intenzione di conformarsi alla nuova versione della nota congiunta tra la Svizzera e la Francia sull'esercizio del diritto di opzione nel settore dell'assicurazione malattia, entrata in vigore il 1° febbraio 2013. Secondo l'esecutivo, il fatto che non si possa più concludere un'assicurazione privata in Francia non implica la possibilità per gli assicurati di revocare la scelta di affiliazione al sistema francese di assicurazione malattie per passare a quello svizzero. Il Consiglio federale si è dunque rifiutato di sottoporre nuovamente la questione dell'esercizio del diritto di opzione alle autorità francesi.
Vista la situazione, gli esperti svizzeri hanno contatti regolari con le competenti autorità francesi. Già più volte - l'ultima in occasione del nono dialogo franco-svizzero sulla cooperazione transfrontaliera del 26 novembre 2013 - è stato sottolineato quanto sia importante definire le condizioni necessarie affinché la transizione possa avvenire nel modo più flessibile possibile, in particolare per garantire la continuità delle cure già iniziate in Svizzera. Cosciente della posta in gioco, la Francia ha confermato che sta cercando soluzioni transitorie in tal senso.
Il 20 gennaio 2014 le associazioni dei lavoratori frontalieri sono state ricevute al Ministero francese degli affari sociali e della sanità dalla ministra Marisol Touraine. In questa occasione, la ministra ha rivelato le grandi linee di un progetto di dispositivo destinato specificamente ai lavoratori frontalieri affiliati all'assicurazione malattie statale francese, dichiarando che esso faciliterà in modo significativo l'accesso di questi assicurati alle cure in Svizzera (molto più di quanto previsto dall'accordo sulla libera circolazione delle persone) e garantirà la continuità delle cure.
Attualmente, le competenti autorità francesi stanno ancora elaborando le modalità d'attuazione concrete di questa riorganizzazione interna. Sta ad esse determinare come dovrà essere applicata la legislazione francese e quali saranno le condizioni di accesso alle cure previste in Svizzera per le persone che non potranno più ricorrere a un'assicurazione privata e che a partire dal 1° giugno 2014 saranno assoggettate all'assicurazione malattie statale francese (Couverture Maladie Universelle). Le cure non pianificate, necessarie per motivi medici durante un soggiorno in Svizzera, saranno in qualsiasi caso assunte dall'assicuratore francese. Il Consiglio federale è consapevole che il passaggio dall'assicurazione svizzera a quella francese potrebbe avere conseguenze su alcuni fornitori di prestazioni in Svizzera, verosimilmente limitate, stando alle recenti dichiarazioni della ministra Marisol Touraine, ma difficilmente quantificabili fintantoché non si saprà esattamente quali modalità di applicazione intende adottare la Francia. Grazie al contatto regolare con le autorità francesi, la Svizzera sarà in grado di conoscere i dettagli del dispositivo summenzionato e di ribadire la propria posizione.
Il Consiglio federale intende inoltre rafforzare la cooperazione transfrontaliera nell'ambito della sanità, adottando una nuova base legale. Ancora in fase di negoziazione, il nuovo accordo-quadro mira ad agevolare la collaborazione fra i due Paesi e non avrà conseguenze dirette sull'accesso alle cure.
Risposta del Consiglio federale.