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Versare contributi svizzeri alla coesione dell'ordine dei miliardi nonostante ci siano truffatori che alleggeriscono le casse pubbliche dell'UE di circa 150 miliardi di euro?

18.3877 · Interpellanza · 2018-09-26

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Secondo il rapporto sul "VAT GAP" della Commissione europea, nel 2016 negli Stati membri dell'UE sono andate perse entrate derivanti dall'imposta sul valore aggiunto per 147 miliardi di euro, in parte per i controlli lacunosi condotti dalle autorità fiscali e in parte dovuti a illegalità (cfr. articolo pubblicato sulla "NZZ" il 28 settembre 2018, pag. 29). Ciò equivale, in media, a una perdita del 12,3 per cento. In questo contesto il Consiglio federale sta pianificando un nuovo contributo alla coesione pari a 1,302 miliardi di franchi, dei quali 1,102 miliardi sono previsti per i Paesi UE-13. L'Ungheria, la Repubblica Ceca, la Polonia e la Slovacchia continueranno a godere di un'attenzione geografica particolare. Eppure proprio in questi Stati si registrano perdite dell'imposta sul valore aggiunto superiori alla media. Soltanto nel 2016 in questi quattro Paesi sono andati persi circa 13,7 miliardi di euro. Ciononostante è previsto un contributo annuo della Svizzera alla coesione di circa 44 milioni di franchi (cifra che corrisponde al 40 per cento previsto per questi quattro Paesi).

Tenuto conto di questa situazione, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:

1. Condivide l'opinione secondo la quale il contributo alla coesione previsto è assolutamente sproporzionato rispetto alle perdite dell'imposta sul valore aggiunto nei Paesi beneficiari, che continueranno probabilmente a verificarsi, e che pertanto la sua opportunità viene messa in questione?

2. Tenuto conto della situazione descritta, come giustifica la messa a disposizione di denaro pubblico svizzero per il contributo alla coesione?

3. L'utilità auspicata del contributo alla coesione e la prestazione in denaro non potrebbero essere compensate di gran lunga attraverso misure attuate dai Paesi beneficiari stessi?

4. Ha fatto presente all'UE la sproporzione tra le perdite dell'imposta sul valore aggiunto nei Paesi UE-13 e il contributo alla coesione della Svizzera? In caso di risposta negativa, perché no?

5. Condivide l'opinione secondo la quale, considerate queste relazioni, il contributo alla coesione è principalmente uno strumento dell'UE per testare la disponibilità di fondo della Svizzera a soddisfare le sue richieste e che la sua utilità effettiva in loco viene in secondo piano?

6. Non sarebbe più sensato utilizzare i fondi destinati al contributo alla coesione per finanziare importanti progetti in Svizzera, come ad esempio il risanamento dell'AVS? Non sarebbe più legittimo destinare questa somma a un progetto di cui beneficeranno i cittadini e le cittadine svizzeri?

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale ha ribadito l'importanza di una fruttuosa collaborazione con l'UE e gli Stati membri dell'UE e ha sottolineato a più riprese l'obiettivo del consolidamento delle relazioni bilaterali. L'UE e i Paesi che ne fanno parte sono i principali partner economici e politici della Svizzera. Alla luce di ciò, il 28 settembre 2018 l'Esecutivo ha trasmesso al Parlamento il messaggio concernente il secondo contributo della Svizzera a favore di alcuni Stati membri dell'Unione europea.

1.-5. Il secondo contributo svizzero è un investimento nella sicurezza, nella stabilità e nella prosperità in Europa ed è pertanto in linea con gli interessi della Svizzera. Grazie a questo contributo, le competenze della Svizzera saranno utilizzate anche in futuro per rafforzare la coesione economica e sociale in Europa e per concorrere a gestire più efficacemente i flussi migratori. Con questo secondo finanziamento la Svizzera rafforza e approfondisce inoltre le sue relazioni bilaterali con i Paesi partner e con l'intera UE.

Il Consiglio federale è a conoscenza dello studio sul cosiddetto divario dell'IVA (ossia la differenza tra le entrate attese e quelle effettive) pubblicato il 21 settembre 2018 dalla Commissione europea. Nel 2016, a livello di UE, questo scarto è sceso dello 0,9 per cento rispetto all'anno precedente, attestandosi al 12,3 per cento. La necessità di intervenire varia a seconda dei singoli Paesi: stando allo studio, in Croazia e Lussemburgo il divario non supera l'1 per cento, in Ungheria è sceso dal 22 per cento nel 2012 al 13 per cento nel 2016 e in Repubblica Ceca è passato dal 20 per cento nel 2012 al 14 per cento nel 2016, mentre nello stesso periodo è rimasto stabile in Germania (9 per cento) e Francia (12 per cento).

Il Consiglio federale è consapevole dei problemi che sussistono in alcuni Paesi partner a livello di amministrazione pubblica. Per questo motivo la Svizzera ha introdotto, nell'ambito del contributo all'allargamento, un sistema efficiente di monitoraggio dei progetti e di gestione al fine di impedire un uso indebito dei mezzi forniti. Anche per quanto riguarda il secondo contributo, i progetti saranno di norma prefinanziati dal Paese partner. La Svizzera stanzierà i fondi solo dopo aver esaminato accuratamente le domande di rimborso e i servizi effettivamente prestati.

Le verifiche eseguite periodicamente dal Controllo federale delle finanze (CDF) nel quadro del contributo all'allargamento e la valutazione esterna indipendente del 2015-2016 hanno confermato che l'attuazione è avvenuta correttamente. Questi rapporti hanno anche dimostrato l'efficacia e l'utilità di tale contributo. Le raccomandazioni sono state riprese nel messaggio sul finanziamento del secondo contributo.

Per quanto riguarda i fondi del secondo contributo svizzero, occorre tener presente che non si tratta di aiuti al bilancio. Ciò significa che il denaro non confluirà nei bilanci dei Paesi partner, ma sarà impiegato per progetti concreti. Di conseguenza non potrà essere utilizzato per compensare i mancati proventi dovuti all'evasione. Il secondo contributo serve, inoltre, a rafforzare le istituzioni pubbliche e il relativo funzionamento nei Paesi partner.

Il secondo contributo è un provvedimento autonomo della Svizzera, il cui importo non è stato negoziato con l'UE. La decisione definitiva sui relativi crediti quadro spetta al Parlamento.

6. Il Consiglio federale è consapevole dell'urgenza di stabilizzare le finanze dell'AVS. Il 28 giugno 2018 ha avviato la procedura di consultazione sulla stabilizzazione dell'AVS (AVS 21) ed entro la prima metà del 2019 intende sottoporre al Parlamento il messaggio relativo al progetto AVS 21. Il Governo sottopone di volta in volta alle Camere un bilancio che comprende il finanziamento equilibrato della totalità dei compiti pubblici. Con il messaggio concernente il secondo contributo, il Consiglio federale sottopone al Parlamento la richiesta di approvare il contributo pari a circa 130 milioni di franchi all'anno per rafforzare la cooperazione con alcuni Stati membri dell'UE.

Risposta del Consiglio federale.

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