18.4123 · Mozione · 2018-11-29
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Si chiede al Consiglio federale di rinunciare in modo conclusivo a candidare la Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU.
Begründung
Secondo il capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza dell'ONU può prendere decisioni vincolanti per gli Stati membri. Tra le misure in caso di minaccia alla pace, violazione della pace o atti di aggressione rientrano sanzioni e interventi militari contro Stati. I membri del Consiglio di sicurezza non possono mantenere una posizione neutrale. Lo scopo di aderire al Consiglio di sicurezza è contribuire alla definizione della politica mondiale in materia di pace e guerra, altrimenti farvi parte non avrebbe ragion d'essere. L'intenzione espressa a più riprese dal DFAE e avvalorata dalla CPE di aderire al Consiglio di sicurezza è in assoluta contraddizione con il principio di neutralità cui si ispira da secoli la Confederazione Svizzera.
Il Consiglio federale ignora la realtà della politica, ovvero che le decisioni prese dal Consiglio di sicurezza sono spesso il risultato di giochi di potere: l'ONU è in questo senso tutt'altro che imparziale. Inoltre, nessuna istanza può verificare la compatibilità delle decisioni con lo Statuto delle Nazioni Unite.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Nel messaggio concernente l'iniziativa popolare "per l'adesione della Svizzera all'Organizzazione delle nazioni Unite (ONU)" del 4 dicembre 2000 (FF 2001 1035) il Consiglio federale ha affermato chiaramente che una piena partecipazione della Svizzera all'ONU significava anche la possibilità di assumere un mandato nel Consiglio di sicurezza.
Dopo l'adesione, negli anni 2007-2010 è stato effettuato un ampio processo di riflessione e di consultazione che ha coinvolto il Consiglio federale, le commissioni della politica estera (CPE) del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati oltre alle Delegazioni delle finanze. Sulla base di due rapporti all'attenzione delle CPE (rapporto del DFAE del 25 novembre 2008 alle commissioni della politica estera sugli effetti di un'eventuale candidatura della Svizzera a un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza; rapporto supplementare del DFAE del 22 febbraio 2010 alle commissioni della politica estera sugli effetti di un'eventuale candidatura a un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza) e di numerose consultazioni di esperti, nell'autunno del 2010 sia la CPE-S, con 10 voti contro 1 (decisione del 2 settembre 2010), sia la CPE-N, con 16 voti contro 6 (decisione del 25 ottobre 2010), hanno deciso di sostenere la candidatura della Svizzera nel Consiglio di sicurezza. Il 12 gennaio 2011 il Consiglio federale ha pertanto preso la decisione, conformemente all'articolo 184 capoverso 1 della Costituzione federale e previa consultazione delle CPE ai sensi dell'articolo 152 capoverso 3 LParl (RS 171.10), di presentare ufficialmente la candidatura della Svizzera a un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza per il biennio 2023/24.
Anche negli anni successivi la candidatura è stata varie volte oggetto di interventi parlamentari, ma il Parlamento ha sempre condiviso la posizione del Consiglio federale. Per esempio, nel giugno del 2013 il Consiglio nazionale non ha dato seguito all'iniziativa parlamentare 12.479, "Partecipazione del Parlamento alla decisione di candidarsi per un seggio nel Consiglio di sicurezza dell'ONU". Al contrario, ha seguito le raccomandazioni delle CPE e del Consiglio federale e ha accolto il postulato della CPE-N 13.3005. Il rapporto del Consiglio federale del 5 giugno 2015 (La candidatura della Svizzera a un seggio non permanete nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il periodo 2023/24), redatto in adempimento del postulato CPE-N 13.3005 del 15 gennaio 2013, continua a costituire il documento di riferimento più importante in questo ambito. Esso conferma la conciliabilità tra un mandato al Consiglio di sicurezza e la neutralità della Svizzera. Dopo un'accurata analisi, nel suo rapporto il Consiglio federale è infatti giunto alla conclusione che la Svizzera anche come membro non permanente del Consiglio di sicurezza sarebbe in grado di esercitare in modo invariato e completo la sua neutralità. La ripetuta partecipazione al Consiglio di sicurezza di Stati neutrali e non allineati come l'Austria, la Svezia o l'Irlanda dimostra che un simile mandato non mette in discussione la credibilità della neutralità né quest'ultima pregiudica un attivo impegno all'interno del Consiglio.
Nell'ottobre del 2018 il Consiglio federale ha infine preso conoscenza dello stato dei lavori e nel novembre del 2018 ha informato le CPE, i partiti e i Cantoni sull'andamento della candidatura. L'Esecutivo ha così ribadito quest'ultima. L'impegno per un ordine internazionale pacifico e basato sul rispetto dello Stato di diritto è sancito dall'articolo 2 della Costituzione ed è della massima importanza per la Svizzera, che ha molti legami con tutto il resto del mondo e la cui economia, molto orientata all'esportazione, dipende da mercati aperti e retti da regole chiare. La pace e la sicurezza costituiscono il quadro necessario e il fondamento della prosperità, della crescita e dello sviluppo. Il numero crescente di conflitti armati ha fatto aumentare l'importanza sia di un Consiglio di sicurezza funzionante sia dell'attività di mediazione di attori come la Svizzera. Del resto già oggi la Svizzera è tenuta a prendere posizione in merito a tutti gli sviluppi più importanti nell'ambito della pace e della sicurezza internazionali. Un seggio nel Consiglio di sicurezza è uno strumento ulteriore per difendere gli interessi e i valori della Svizzera e influire su questi sviluppi.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.