Accesso ed equa distribuzione di test diagnostici, farmaci, vaccini e altre attrezzature necessarie per la lotta globale contro il coronavirus
20.3283 · Interpellanza · 2020-05-05
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Più paesi chiedono l'istituzione di un meccanismo di condivisione a livello dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per superare le barriere dei diritti di proprietà intellettuale per tutte le tecnologie necessarie a combattere il COVID-19. Tale meccanismo garantirebbe l'accesso e l'equa distribuzione di test diagnostici, farmaci, vaccini e altre attrezzature necessarie per la lotta globale contro il coronavirus. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme ad altri attori sanitari globali, ha lanciato un'iniziativa (ACT Accelerator) in questo senso. Pure molti paesi europei e del mondo sono stati coinvolti. Le misure prese dal Consiglio federale per quanto riguarda la fornitura di materiale medico sono apprezzate, ma dovranno comunque confrontarsi con le capacità di produzione limitate in Svizzera. Importare di più per superare questi limiti sarà tutt'altro che garantito quando la maggior parte dei paesi sono in competizione per le stesse tecnologie mediche.
Chiedo quindi al Consiglio federale se:
1. intende sostenere il progetto ACT Accelerator e in particolare la creazione di un "pool" presso l'OMS per mettere in comune tutti i diritti, i dati, il know-how e gli altri processi di produzione relativi a tutte le tecnologie mediche legate al COVID-19, con l'obiettivo di distribuire la produzione di queste tecnologie nel modo più equo possibile in tutto il mondo per superare i limiti delle capacità attuali, in base alle esigenze e non agli interessi privati o nazionali, a un prezzo accessibile a tutti (Svizzera compresa). In caso affermativo, con che modalità di partecipazione e sostegno finanziario intende aderire.
2. intende prendere le disposizioni necessarie per una rapida concessione delle licenze obbligatorie, come l'ha fatto per esempio la Germania, qualora l'utilizzo di questo strumento giuridico si rivelasse necessario per garantire l'accesso alle tecnologie brevettate COVID-19.
3. intende riconsiderare la sua decisione del 2003 di non includere la Svizzera nell'elenco dei paesi che possono importare importanti prodotti medici soggetti a licenza obbligatoria in un altro Stato membro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) (articolo 31bis dell'Accordo ADPIC). La notifica inoltrata all'OMC potrebbe essere limitata al caso di emergenza nazionale o ad altre circostanze di estrema urgenza, o in casi di uso pubblico non commerciale. Alla luce dell'attuale pandemia di COVID-19, che sta causando danni alla salute e all'economia globale, è ovvio che non è nell'interesse di nessun membro dell'OMC che un membro scelga di non essere più importatore.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Per la lotta a una pandemia, la Svizzera dipende dalla collaborazione con la comunità internazionale degli Stati. Poiché in un mondo globalizzato gli agenti patogeni si diffondono con estrema rapidità, le misure di contenimento efficaci all'estero influenzano positivamente anche la salute della popolazione svizzera.
Per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione equa di vaccini e possibilità di diagnosi e terapia, la Svizzera sostiene con 75 milioni di franchi in totale diverse organizzazioni che aderiscono all'ACT Accelerator recentemente istituito. Va menzionato, tra l'altro, il contributo di 10 milioni di franchi alla "Coalition for Epidemic Preparedness Innovations" (CEPI) per la ricerca e lo sviluppo di vaccini contro il nuovo coronavirus. Il "GAVI", un meccanismo di finanziamento internazionale specializzato nella messa a disposizione di vaccini per le persone che vivono nei Paesi in via di sviluppo, riceve 30 milioni di franchi. Altri 35 milioni di franchi vanno alle fondazioni "Wellcome Trust" (19,5 milioni di franchi) e "Foundation for Innovative New Diagnostics" (11 milioni di franchi), che promuovono l'accesso a terapie e test diagnostici per la COVID-19 nei Paesi in via di sviluppo, nonché all'OMS (4,5 milioni di franchi). La Confederazione procede in base alla politica estera della Svizzera in materia di salute (PES) 2019-2024, nonché al messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020. Il 13 maggio 2020 il Consiglio federale ha precisato le sue decisioni sull'impegno internazionale della Svizzera per il contenimento della pandemia di COVID-19 (cfr. comunicato stampa e risposta all'interpellanza 20.3196 Molina "Tecnologie mediche per la COVID-19: quali azioni intraprende il Consiglio federale per fare in modo che la Svizzera, come tanti altri Stati, abbia accesso ai medicamenti e ai vaccini che saranno sviluppati in futuro?").
2. In Svizzera, la possibilità di concedere licenze obbligatorie su tecnologie mediche e farmaceutiche brevettate è prevista dagli articoli 40 e 40e della legge sui brevetti (RS 232.14). Tuttavia dovrebbe essere presa in considerazione soltanto come ultima ratio.
La Svizzera è favorevole, per esempio, alla concessione di licenze volontarie, così come viene promossa concretamente dal "Medicines Patent Pool" (MPP). In questo modo il prodotto è fabbricato da più aziende e il prezzo si abbassa senza che il diritto brevettuale venga allentato e la qualità dei prodotti penalizzata.
3. Il cosiddetto "meccanismo del paragrafo 6" della Dichiarazione di Doha, entrato nel cosiddetto accordo TRIPS (Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio) nel 2017 come nuovo articolo 31bis, si rivolge specificamente ai Paesi in via di sviluppo e a quelli meno sviluppati in assoluto, che nel settore farmaceutico hanno una capacità produttiva nulla o insufficiente, e intende consentire loro, se necessario, di importare su licenza obbligatoria prodotti fabbricati per l'esportazione. Con il suo "opt-out" dal "meccanismo del paragrafo 6", la Svizzera non ha rinunciato alle licenze obbligatorie o all'importazione su una tale licenza. Anziché con le licenze obbligatorie, preferisce assicurare il massimo accesso a prezzi sostenibili a vaccini e medicamenti contro il coronavirus tramite una stretta collaborazione con il titolare del brevetto o la casa farmaceutica che svolge la ricerca (p. es. mediante licenze contrattuali).
Risposta del Consiglio federale.