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Perché la procedura di omologazione dei pesticidi presuppone che gli insetti entrano in contatto con un unico pesticida quando palesemente non corrisponde alla realtà?

21.4664 · Interpellanza · 2021-12-17

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

È provato che negli ultimi 30 anni, oltre il 75 per cento della biomassa di insetti presente nelle aree naturali protette tedesche è scomparsa. Si presume che la morìa sia stata causata anche dai pesticidi. Questa ipotesi ha indotto l'Istituto di scienze ambientali dell'Università di Coblenza-Landau a studiare sull'arco di due anni la diversità degli insetti in 21 riserve naturali. Al contempo, è stata esaminata la contaminazione da pesticidi degli insetti e, per la prima volta, è stato valutato il loro livello di contaminazione.

Nelle loro indagini, gli scienziati hanno riscontrato residui di 47 pesticidi. In media, sugli insetti sono stati rilevati 16 diversi pesticidi. Per quanto riguarda la fauna della riserva naturale, l'accumulo massimo è stato di 27 pesticidi e quello minimo di 7. Con la pubblicazione di questi risultati diventa ovvio quanto sia irrealistico presumere nella valutazione dei rischi effettuata nell'ambito dell'omologazione dei pesticidi che gli insetti siano esposti a un solo pesticida alla volta.

Poiché da anni il Parlamento incarica ripetutamente il Consiglio federale di indagare sulle cause della morìa di insetti e di adottare tempestivamente misure ambiziose e misurabili per combatterla, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Quali studi sono condotti in Svizzera per capire le cause e la portata della morìa degli insetti?

2. Il Consiglio federale ha commissionato studi per misurare il numero di pesticidi presenti su o negli insetti, nelle aree protette, nei campi e nelle zone urbane, in analogia allo studio menzionato? Se sì, quali e quando saranno pubblicati i risultati? Se no, per quali motivi ed entro quando intende commissionarli?

3. È vero che la valutazione dei rischi nel quadro delle procedure di omologazione dei pesticidi presuppone che gli insetti sono esposti a un solo pesticida alla volta? Se no, qual è l'ipotesi corretta? Se sì, perché è ammessa una tale ipotesi, visto che è palesemente irrealistica?

4. Questa ipotesi vale solo per gli insetti? Se sì, perché? Se no, a quali specie si applica nella valutazione dei rischi e come si giustifica dal punto di vista scientifico o politico?

5. Come giudica il Consiglio federale le raccomandazioni dei ricercatori secondo cui occorre creare in futuro una zona cuscinetto intorno alle aree naturali protette dove accordare priorità all'agricoltura biologica?

Stellungnahme des Bundesrates

1. La perdita su larga scala di insetti è ampiamente documentata a livello scientifico e le cause principali sono note. I principali impatti negativi sugli insetti sono la continua perdita e la diminuzione della qualità degli spazi vitali (riduzione dell'offerta di cibo, aumento dell'apporto di azoto e di pesticidi, gestione ostile agli insetti, mancanza di strutture di spazi vitali, inquinamento luminoso), la frammentazione e la scarsa interconnessione degli spazi vitali, il riscaldamento climatico e la maggiore presenza di specie esotiche invasive. Il rapporto di Widmer et al. (2021) "Insektenvielfalt in der Schweiz: Bedeutung, Trends, Handlungsoptionen", Swiss Academies Reports 16 (9) fornisce una panoramica globale.

2. Il Consiglio federale non ha commissionato studi specifici sul numero di pesticidi presenti sugli e negli insetti, poiché sugli effetti negativi di singole o più sostanze attive sono già disponibili sufficienti studi. Tuttavia, nel quadro del piano d'azione per la riduzione del rischio e l'utilizzo sostenibile di prodotti fitosanitari, la Confederazione conduce un monitoraggio dei residui di prodotti fitosanitari in oggetti selezionati degli inventari dei biotopi d'importanza nazionale (cfr. anche il parere del Consiglio federale sulla mozione 21.3844 Friedl Claudia). Il primo ciclo di monitoraggio terminerà nel 2025 e fornirà risultati relativi all'intera Svizzera.

3. e 4. I rischi provocati da prodotti fitosanitari per insetti, uccelli, altri vertebrati terrestri, organismi acquatici, piante non bersaglio come pure macro- e microorganismi del suolo sono valutati in base ai protocolli dell'OCSE e dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Ogni impiego di un prodotto fitosanitario contro un organismo nocivo è valutato individualmente in modo da poter stabilire le condizioni necessarie per ridurre il rischio che esso presenta quando viene disperso. In tale costesto si tiene conto di applicazioni multiple e della miscelazione di sostanze attive in un prodotto fitosanitario. Non è noto quali prodotti fitosanitari siano effettivamente utilizzati in quali quantità e in quale momento nelle varie colture agricole. Pertanto, non è possibile valutare l'effetto di una possibile esposizione multipla già al momento dell'omologazione. Inoltre, in fase di omologazione non sarebbe nemmeno possibile testare tutte le combinazioni possibili. Pertanto, si applicano i fattori di sicurezza secondo l'allegato 9CI-2.5.2 dell'ordinanza sui prodotti fitosanitari. I dati scaturiti dagli studi di monitoraggio possono aiutare a valutare se i fattori di sicurezza sono sufficienti o se sono necessari ulteriori adeguamenti. L'EFSA e la Commissione europea finanziano quindi progetti volti a sviluppare, nei prossimi anni, strategie per una valutazione ambientale più completa. La Svizzera contribuisce dal punto di vista tecnico alla loro elaborazione.

5. Per proteggere i biotopi da apporti indesiderati, la legislazione prevede la delimitazione di zone cuscinetto sufficienti dal punto di vista ecologico (art. 14 cpv. 2 ordinanza sulla protezione della natura e del paesaggio, OPN; RS 451.1). L'attuazione di questa disposizione è di competenza dei Cantoni. La Confederazione rileva ogni quattro anni lo stato di attuazione dei biotopi d'importanza nazionale. Secondo l'inchiesta del 2021, l'attuazione delle zone cuscinetto è garantita per il 46 per cento circa degli oggetti.

Risposta del Consiglio federale.

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