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21.497 · Iniziativa parlamentare · 2021-09-30

Liquidato

Wortlaut

Occorre elaborare le basi legali per vietare in Svizzera le misure di conversione, note anche come "terapie di conversione", o altre misure volte a modificare o reprimere l'orientamento sessuale, l'identità di genere o l'espressione di genere. Si devono vietare l'offerta, l'intermediazione e la promozione pubblicitaria concernenti tali misure di conversione.

Non devono rientrare in questo divieto:

- il confronto con il proprio orientamento sessuale o identità di genere aperto ai risultati accompagnato da professionisti, come le misure di psicoterapia secondo le direttive delle rispettive associazioni professionali;

- le misure sotto consiglio medico per l'adeguamento sessuale;

- le terapie concernenti preferenze e comportamenti sessuali penalmente rilevanti (come l'esibizionismo o la pedosessualità). La violazione del divieto deve essere sanzionata, oltre che sul piano penale, con il ritiro dell'autorizzazione all'esercizio della professione o il divieto di lavorare.

Begründung

Le misure di conversione - note anche come "terapie di conversione" o terapie per "guarire" gli omosessuali - sono pratiche intese a cambiare l'orientamento sessuale di una persona dall'omosessualità all'eterosessualità oppure a modificarne l'identità di genere. Tali pratiche perseguono l'idea che l'omosessualità e la transidentità siano "malattie" che devono essere "curate" con una terapia. È comprovato che ai diretti interessati queste misure possono provocare sofferenza, danni psichici e suicidalità. Per questa ragione le associazioni professionali dei medici e degli psicoterapeuti condannano fermamente tali misure e le vietano ai loro membri.

Eppure, stando a quanto riferiscono i diretti interessati, le terapie di conversione sono attuate anche in Svizzera da medici, psicoterapeuti, coach, consulenti sessuali e religiosi. Secondo resoconti giornalistici, in almeno un caso tali pratiche sono addirittura state fatturate alla cassa malati. Un indizio indiretto che anche in Svizzera si ricorre a simili pratiche è il trasferimento della sede di associazioni che svolgono attività di questo genere dall'Austria o dalla Germania in Svizzera, dopo la messa al bando in questi Paesi a noi confinanti delle "terapie di conversione".

Il Consiglio federale sostiene, a giusta ragione, che "tutte le pratiche che si propongono di cambiare l'orientamento sessuale devono essere respinte dal punto di vista umano, scientifico e legale. Queste pratiche non solo non hanno nessuna efficacia, ma comportano anche una notevole sofferenza per le persone coinvolte". Incomprensibilmente, il Consiglio federale ritiene che non vi sia alcuna necessità di intervenire, benché sussistano chiari indizi che le misure di conversione siano attuate anche nel nostro Paese. Di conseguenza le disposizioni vigenti non sono sufficienti.

Un divieto esplicito di tutti questi trattamenti dannosi con la comminazione di sanzioni penali e il divieto di esercizio della professione ha un effetto deterrente e preventivo, impedisce ulteriori danni e consente di coprire anche i casi di persone che attuano tali misure senza appartenere a una professione sanitaria o a un'associazione professionale e senza sottostare pertanto alle corrispondenti disposizioni legali concernenti la professione. Il divieto e il ritiro dell'autorizzazione all'esercizio della professione deve valere - nella misura in cui è legalmente possibile - anche per i religiosi. In molti Cantoni, come Zurigo, Ginevra, Basilea Città, Basilea Campagna, Soletta, Svitto e Vaud sono stati presentati interventi parlamentari che chiedono di vietare le misure di conversione. Per evitare che si mettano toppe qua e là a livello Cantonale, è ora necessario emanare una normativa unitaria a livello nazionale. Un'iniziativa cantonale in tal senso è stata presentata da Basilea Città ed è al momento pendente.

Un divieto di misure di conversione è in discussione anche nell'UE. Se fosse introdotto, la spinta a trasferire tali attività in Svizzera aumenterebbe ulteriormente.