Esportazione di beni svizzeri in Russia. Cosa intende fare il Consiglio federale per impedire l'aggiramento delle sanzioni?
23.3590 · Interpellanza · 2023-05-30
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Alcune banche dati doganali e alcuni documenti datati marzo-agosto 2022 analizzati dalla RSI attestano l’esportazione di prodotti tecnologici svizzeri verso imprese russe a partire dal mese di febbraio 2022, in particolare tramite spedizionieri con sede in Turchia o in Cina, nonostante il divieto imposto dalla Confederazione dopo l’invasione russa dell’Ucraina (Falò, 23 marzo 2023). Inoltre, il 17 marzo 2023 il giornale The Insider ha rivelato che le aziende svizzere E-tec Interconnect AG e Sipavag AG hanno continuato a fornire prodotti altamente tecnologici al complesso militare-industriale russo.
Come dichiarato dal Ministero pubblico della Confederazione, dall’inizio della guerra non vi è stata alcuna denuncia per violazione delle sanzioni nei confronti della Russia. Come se lo spiega il Governo? Siamo di fronte a una mancanza di controlli? Secondo il Consiglio federale il sistema di sorveglianza e di controllo messo in piedi dalla SECO è sufficiente? Se sì, prevede di rinforzare e aumentare i mezzi a sua disposizione per individuare coloro che violano le sanzioni?
Pur sottolineando che l’aggiramento delle sanzioni rappresenta una sfida, la SECO (responsabile dei controlli alle esportazioni) ha dichiarato che spetta alle imprese svizzere informarsi sul destinatario finale e assicurarsi che i loro prodotti non finiscano nelle mani sbagliate. Il Consiglio federale ha intenzione di estendere le sanzioni contro gli spedizionieri, in particolare sotto forma di sanzioni secondarie?
Oggi la due diligence delle aziende del settore tecnologico è davvero sufficiente?
Non si possono creare marchi di qualità e istituire garanzie per questo tipo di prodotti? Ad esempio, per le batterie delle principali case automobilistiche sono previsti diversi controlli interni, addirittura certificati, volti a garantire che il materiale non provenga da miniere pericolose (ovviamente non si può avere la certezza assoluta che sia tutto in ordine, ma è comunque un passo nella giusta direzione). Non sarebbe possibile introdurre misure del genere nelle aziende del settore tecnologico, così importanti per la nostra vita?
Oltre a fare affidamento sulla responsabilità dell’esportatore, quali misure intende adottare il Consiglio federale per affrontare questo problema, che affligge da mesi milioni di ucraini?
Begründung
La tecnologia svizzera è finita all’interno delle armi russe: ad esempio, alcuni prodotti di Traco Power, un’azienda di elettronica con sede a Baar, sono stati esportati da intermediari cinesi e turchi e consegnati a una società russa chiamata Ural Telecom Systems e registrata con il nome di Power Telecom. In particolare, nelle armi russe sono stati trovati alcuni semiconduttori dell’azienda svizzera, come rivelato dai rapporti di vari think tank internazionali.
Anche i semiconduttori di STMicroelectronics, un’altra impresa svizzera con sede a Ginevra, sono stati importati in Russia attraverso Paesi terzi, aggirando così il divieto imposto dalla Confederazione. I prodotti di STMicroelectronics sono stati ritrovati all’interno di diversi armamenti russi, compresi i missili in grado di trasportare ogive nucleari. Il maggiore importatore di questi prodotti in Russia è sempre Ural Telecom System, ma non si tratta dell’unica azienda sanzionata dalla Svizzera che è riuscita a importare i prodotti di STMicroelectronics.
Nonostante la messa a punto di un programma di conformità commerciale, i prodotti di STMicroelectronics sono comunque finiti nelle mani di società russe soggette a sanzioni, come per esempio Vest-Ost, un’azienda iscritta nella lista nera del Bureau of Industry and Security degli Stati Uniti per aver cercato di aggirare i controlli alle esportazioni e acquistato o tentato di acquistare articoli di origine americana per sostenere l’industria militare russa. Infine, anche i prodotti della NVS Technologies, con sede a San Gallo, sono stati inviati in Russia tramite Paesi terzi e alcuni sono stati impiegati per missili e droni russi.
L’aggiramento delle sanzioni da parte di aziende di Paesi terzi che non hanno aderito alle misure dell’Occidente è un problema di rilievo. Gli Stati Uniti hanno reagito adottando nuove misure dette «sanzioni secondarie» volte a colpire le aziende che sostengono le società russe soggette a sanzioni. Molte altre imprese turche e cinesi, tra cui la King-Pai Technology di Hong Kong, sono state iscritte nella lista del dipartimento del commercio americano per aver fornito materiale a diverse filiali del complesso militare-industriale russo, tra cui Radioavtomatika.
Stellungnahme des Bundesrates
Il 28 febbraio 2022 il Consiglio federale ha deciso di aderire alle sanzioni dell’Unione europea (UE) contro la Russia al fine di potenziarne gli effetti. Le misure adottate dalla Svizzera, basate sul diritto internazionale e sostenute da altri Paesi oltre che dall’UE, puntano a evitare che i beni esportati dalla Svizzera e che i beni industriali venduti per il tramite della Svizzera vengano utilizzati per sviluppare e fabbricare armi destinate alla Russia. Per il Consiglio federale l’attuazione completa ed efficace di queste sanzioni rappresenta una priorità. L’ordinanza del 4 marzo 2022 che istituisce provvedimenti in relazione alla situazione in Ucraina (RS 946.231.176.72) proibisce la vendita, la consegna, l’esportazione, il transito e il trasporto, nonché la fornitura di servizi di ogni genere, compresi i servizi finanziari, l’intermediazione e la consulenza tecnica, così come la concessione di mezzi finanziari in relazione con la vendita, la fornitura, l’esportazione, il transito, il trasporto, la messa a disposizione, la fabbricazione, la manutenzione o l’impiego di alcune categorie di beni, tra cui il materiale d’armamento, i beni utilizzabili a fini civili e militari e i beni per il rafforzamento militare e tecnologico o per lo sviluppo del settore della difesa e della sicurezza.
Questo divieto prevede alcune deroghe molto limitate e molto restrittive, ad esempio a scopi medici o farmaceutici o per il materiale da impiegare in operazioni di sminamento a fini umanitari. I beni non coperti da sanzioni sono inoltre sottoposti a divieti nel caso in cui siano destinati allo sviluppo, alla produzione, all’utilizzo, alla trasmissione o all’impiego di esplosivi nucleari, di armi chimiche e biologiche (armi NBC) e dei loro vettori.
L’ordinanza sul controllo dei beni a duplice impiego (OBDI; RS 946.202.1) contempla alcuni divieti riguardanti l’esportazione, il transito e la mediazione in questo contesto.
I servizi incaricati di applicare le norme concernenti le sanzioni e i controlli alle esportazioni all’interno della SECO, dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) e del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) eseguono i controlli e adottano misure in funzione dei rischi. Inoltre, non bisogna dimenticare i frequenti contatti e l’intensa attività di collaborazione con le autorità straniere per contrastare l’aggiramento delle sanzioni e il fatto che la SECO e il SIC provvedono a informare gli operatori economici sui rischi di aggiramento.
Le presunte violazioni della legge sugli embarghi (LEmb; RS 946.231) sono perseguite e sanzionate dalla SECO. In caso di violazione della legge sul controllo dei beni a duplice impiego (LBDI; RS 946.202) viene invece presentata una denuncia al Ministero pubblico della Confederazione. Dopo l’entrata in vigore delle sanzioni del 4 marzo 2022 e l’adozione dei 10 pacchetti di sanzioni europee, l’attenzione si sta concentrando sempre di più sulle operazioni di aggiramento che riguardano beni sottoposti a sanzioni da parte di aziende sensibili in Paesi terzi che non hanno aderito alle sanzioni internazionali. Sono stati infatti compiuti dei tentativi per far arrivare questi beni a destinatari militari russi o a imprese russe impegnate nella produzione di armi. La Svizzera segue da vicino le discussioni internazionali su queste vicende e collabora intensamente con i partner europei, ad esempio tramite la partecipazione al «Sanctions Coordinators Forum», tenutosi nel febbraio 2023 a Bruxelles, in cui l’aggiramento delle sanzioni è stato fra i temi all’ordine del giorno.
La SECO ha già adottato misure appropriate per impedire operazioni di aggiramento ed è riuscita a bloccare in Svizzera alcuni macchinari destinati alla fabbricazione di armi. Le autorità competenti esaminano tutte le informazioni relative a eventuali violazioni delle norme in materia di sanzioni e di controlli alle esportazioni. Le imprese coinvolte sono tenute a spiegare per quale motivo i loro prodotti si trovano all’interno di sistemi d’arma russi. Tuttavia, finora dalle verifiche della SECO è emerso che molti componenti non sono stati esportati dalla Svizzera verso la Russia, bensì sono stati ottenuti dalla Russia da stabilimenti produttivi all’estero attraverso distributori attivi sul mercato mondiale. Le aziende svizzere coinvolte sono tenute a rafforzare i propri controlli interni su vari fronti, tra cui la vendita e la fornitura da stabilimenti stranieri. Nell’ambito della legislazione sul materiale bellico e sul controllo dei beni a duplice impiego gli esportatori hanno già l’obbligo di fornire la prova di aver svolto controlli interni attendibili (Internal Compliance Programme o ICP).