Eccessi di frontalierato. Introdurre una clausola di salvaguardia a tutela del mercato del lavoro ticinese
23.4409 · Mozione · 2023-12-20
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Con la seguente mozione si chiede al Consiglio federale di elaborare ed introdurre una clausola di salvaguardia a tutela del mercato del lavoro ticinese, mirata a fronteggiare il continuo aumento dei frontalieri, da troppo tempo insostenibile per il tessuto lavorativo e sociale del Cantone.
Begründung
Anche l’ultimo rilevamento dell’Ufficio federale di statistica fa stato di un aumento del numero di frontalieri in Ticino, che è ormai di 80mila unità.
E’ evidente che una tale cifra, su una popolazione di circa 350mila abitanti, è del tutto sproporzionata e non risponde ad alcuna “esigenza dell’economia”. Si rileva l’esplosione del frontalierato nel settore terziario: prima della libera circolazione delle persone, i permessi G attivi in questo settore erano circa 10mila, oggi sono cinque volte di più.
Simili cifre certificano, semmai ve ne fosse ancora bisogno, l’inutilità della “preferenza indigena light”; inutilità peraltro programmata e voluta.
L’Italia sta tentando varie misure per scoraggiare la partenza verso il Ticino di determinati profili professionali, in particolare nel campo infermieristico.
A livello federale si assistente per contro ad un generalizzato disinteresse nei confronti della situazione sul mercato del lavoro ticinese. Il CF si nasconde dietro alle statistiche della SECO sulla disoccupazione le quali, conteggiando solo il numero degli iscritti agli URC, forniscono una visione distorta della realtà sul territorio.
Il recente accordo sul telelavoro dei frontalieri, sottoscritto dal CF, porterà ad ulteriori abusi e distorsioni a danno dei lavoratori residenti, dal momento che l’ “home office” dei permessi G sfuggirà ad ogni controllo.
La necessità di elaborare una clausola di salvaguardia a tutela del mercato del lavoro ticinese è dunque attuale e nell’interesse della fascia di confine sia svizzera che italiana: un dialogo al proposito, in particolare con la Regione Lombardia, è certamente possibile e necessario.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
L’introduzione di una clausola di salvaguardia nei confronti dei frontalieri sarebbe contraria all’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681), che non ammette una restrizione dei loro diritti per motivi economici (cfr. art. 4 ALC in combinato disposto con l'art. 5 dell’allegato I ALC).Il Consiglio federale è consapevole del crescente numero di frontalieri in Ticino. È pure consapevole che l’invecchiamento della popolazione svizzera implica un maggiore fabbisogno di lavoratori provenienti dall’estero. Il Ticino è particolarmente toccato da questo fenomeno: nel 2021 registrava infatti, nella categoria d’età a partire dai 15 anni, 136 171 persone senza attività lucrativa a fronte di appena 165 044 persone esercitanti un’attività lucrativa (disoccupati inclusi). Nel 2021, in vista dell’ulteriore attuazione della mozione 16.4151 Monitoraggio degli effetti dell'attuazione dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" nonché del mandato legale secondo l’articolo 21a capoverso 8 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20), il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di presentare entro marzo 2024, in collaborazione con il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e con la partecipazione dei Cantoni e delle parti sociali, una panoramica dell’efficacia delle misure finora adottate. È pertanto prematuro valutare l’efficacia dell’articolo 21a LStrI.La dichiarazione del 10 novembre 2023 firmata dal Ministro svizzero delle finanze e dal Ministro italiano dell’economia e delle finanze prevede in effetti che tutti i frontalieri – ai sensi dell’accordo relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri concluso il 23 dicembre 2020 tra la Svizzera e l’Italia (RS 0.642.045.43) – possano svolgere, a partire dal 1° gennaio 2024, al massimo il 25 per cento del loro tempo di lavoro a domicilio, senza incidenza sullo Stato, che può tassare i redditi da attività lucrativa dipendente o sullo statuto di frontaliero. Ne consegue che il lavoro dovrà essere effettuato essenzialmente sul territorio svizzero. Il citato accordo relativo all’imposizione dei frontalieri, voluto dalle autorità svizzere ed elaborato in stretta collaborazione con le autorità cantonali competenti, in particolare ticinesi, rende gradualmente lo statuto di frontaliero fiscalmente meno attrattivo rispetto al passato. Con questo nuovo accordo la Svizzera conserva infatti l’80 per cento delle imposte ordinarie alla fonte prelevate sui redditi dei frontalieri entrati nel mercato del lavoro a partire dal 17 luglio 2023, che sottostanno parimenti all’imposizione ordinaria in Italia, senza tuttavia essere oggetto di una doppia imposizione. Per tutti questi motivi, il Consiglio federale non ritiene al momento opportuno prevedere una clausola di salvaguardia per il Cantone del Ticino.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.