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Situazione in Sudan. Contributo svizzero all'aiuto umanitario, alla promozione della pace e al rispetto dei diritti umani

25.3604 · Interpellanza · 2025-06-13

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

  1. Come valuta il Consiglio federale l’attuale situazione in Sudan per quanto riguarda la situazione umanitaria, le violazioni dei diritti umani e il potenziale collasso dello Stato?

  2. Quale contributo sta fornendo la Svizzera sul piano diplomatico, umanitario e politico per sostenere la popolazione civile sudanese?

  3. Il Consiglio federale è disposto ad aumentare il suo aiuto umanitario per il Sudan e i Paesi di accoglienza confinanti? In caso di risposta negativa, perché no?

  4. Quale ruolo svolge la Svizzera nell’impegno internazionale a favore della ripresa del dialogo politico tra le parti in conflitto?

  5. Di quali informazioni dispone il Consiglio federale in merito a possibili esportazioni indirette di armi in Sudan, per esempio tramite Stati terzi, e in che modo si assicura che nessun prodotto svizzero finisca nel Paese per fini bellici?

  6. In che misura si sta valutando la possibilità di garantire protezione in Svizzera alle persone sudanesi più vulnerabili, soprattutto donne, minori e attiviste e attivisti per i diritti umani, attraverso visti umanitari o programmi di reinsediamento?

Begründung

Dall’aprile del 2023 il Sudan è attanagliato da un’escalation di violenza tra le Forze armate sudanesi (SAF) e le milizie paramilitari delle «Rapid Support Forces» (RSF). Secondo fonti dell’ONU, la guerra civile ha già causato oltre 12 milioni di profughi e decine di migliaia di vittime. I dati sulla violenza mirata contro i civili, sui massacri a sfondo etnico, sugli abusi sessuali, sulla distruzione di ospedali e sul peggioramento della carestia sono fonte di grande preoccupazione. Finora la comunità internazionale è rimasta perlopiù inerte. Alla luce della sua tradizione umanitaria e del suo ruolo di Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera ha tuttavia una responsabilità particolare. Inoltre, in passato ha coltivato buone relazioni con gli attori della società civile sudanese e si è impegnata in qualità di mediatrice nel Paese.Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande menzionate.

Stellungnahme des Bundesrates

1.-3. Il Consiglio federale è preoccupato per la difficile situazione umanitaria in Sudan. Dall’inizio del conflitto nel 2023, la Svizzera ha notevolmente ampliato le sue attività nel Paese e nella regione circostante. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) aveva inizialmente stanziato circa 10 milioni di franchi all’anno per l’aiuto umanitario nel periodo 2022–2025. In risposta al conflitto, ha in seguito destinato oltre 128 milioni di franchi alla protezione della popolazione civile, alla fornitura di alimenti e acqua potabile e all’allestimento di servizi igienico-sanitari e alloggi. Per il periodo 2026–2029 prevede di erogare aiuti umanitari per un totale di 25 milioni di franchi all’anno. 4. La Svizzera si adopera anche sul piano politico per la risoluzione del conflitto e, mediante il «processo di Nyon», sostiene una piattaforma di dialogo per gli attori politici civili. Nell’ambito dei suoi buoni uffici, nel 2024 ha facilitato i colloqui tra le parti in conflitto, per esempio sotto la guida dell’inviato delle Nazioni Unite Ramtane Lamamra e mediante i colloqui per il cessate il fuoco organizzati con gli Stati Uniti. Questi ultimi sono sfociati nella formazione del gruppo internazionale ALPS (Aligned for Advancing Lifesaving and Peace in Sudan), che si adopera per migliorare l’accesso umanitario e proteggere la popolazione civile. 5. Il Consiglio federale non è a conoscenza di esportazioni di merci svizzere in Sudan attraverso Paesi terzi. Inoltre, il 25 maggio 2005 ha adottato l’ordinanza che istituisce provvedimenti nei confronti del Sudan (RS 946.231.18) per attuare in Svizzera le misure adottate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU a seguito dell’escalation del conflitto nel Darfur. Questa ordinanza vieta la fornitura, la vendita e la mediazione di materiale d’armamento di ogni genere a destinazione del Sudan. 6. Lo strumento del visto umanitario è stato sviluppato per rispondere a esigenze di protezione specifiche e urgenti di singole persone. Le condizioni sono sempre esaminate caso per caso e si tiene quindi conto delle circostanze individuali (cfr. risposta del Consiglio federale del 30 agosto 2023 all’interpellanza Fluri 23.3922). Il 30 aprile 2025 l’Esecutivo ha deciso di prorogare il programma di reinsediamento 2024–2025 fino alla fine del 2027. In una prima fase la Svizzera intende accogliere, nella seconda metà del 2025, una cinquantina di profughi sudanesi e sud-sudanesi che si trovano in Egitto. Per il 2026 e il 2027 è prevista l’accoglienza di un massimo di 400 persone all’anno. Attualmente sono in corso valutazioni per decidere se continuare a considerare il contesto del Sudan come prioritario anche nel 2026 e nel 2027. Dal 2013 la Svizzera ha reinsediato circa 260 cittadine e cittadini sudanesi e 75 cittadine e cittadini sud-sudanesi.

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