97.3325 · Interpellanza · 1997-06-19
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
L'affermazione secondo cui dopo il crollo del blocco orientale sono stati resi noti diversi piani di attacco e di difesa del Patto di Varsavia, necessita dapprima di una precisazione.
Occorre distinguere tra i piani di operazione globali, la cui elaborazione era di competenza esclusivamente sovietica, e i piani parziali degli Stati membri del Patto di Varsavia. Poiché la struttura militare del Patto di Varsavia si fondava su un sistema di
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comando sovietico e non su una collaborazione integrata delle parti nello stile NATO, i singoli Stati membri erano generalmente a conoscenza e potevano esercitare influenza soltanto su quei piani operativi per i quali l'esercito sovietico aveva previsto una loro partecipazione con forze militari proprie.
Fino ad oggi l'Occidente non ha avuto accesso a documenti originali concernenti i piani operativi. Sono accessibili in modo limitato soltanto singoli documenti provenienti dalla Nationale Volksarmee (NVA) dell'ex Germania dell'Est. Nei mesi precedenti l'unione delle due Germanie, grandi quantità di atti e dati della NVA sono stati distrutti, palesemente su ordine dell'Unione sovietica. Il grande numero di archivi della NVA ha tuttavia contenuto l'azione distruttrice. Più di 25'000 documenti salvati si trovano presso la Deutsche Bundeswehr per una valutazione. Tra questi documenti tuttavia non vi sono né piani generali né direttive operative. Da numerose singole informazioni è stato possibile ricostruire il noto quadro (apparso su diverse pubblicazioni) delle operazioni di attacco attraverso la Germania settentrionale e centrale di forze militari della Germania orientale, in parte anche sovietiche e polacche. Per quanto riguarda la direzione dell'operazione che più interessa la Svizzera, attraverso la Baviera verso Occidente, nei documenti non si trovano praticamente indicazioni, poiché per tale operazione non era prevista la partecipazione della NVA.
Nell'ambito del progetto dello Stato maggiore generale volto a dare un seguito alla storia, è in corso la costituzione di una commissione di storici militari, il cui compito sarà anche di intraprendere ricerche approfondite negli importanti archivi militari di Mosca, Budapest e Praga.
Il Consiglio federale, in merito alle domande dell'interpellanza, prende la seguente posizione.
1.Gli aspetti strategici dei piani operativi dell'Unione sovietica concernenti la Svizzera erano noti dalla seconda metà degli anni Settanta. Il nostro Paese, secondo tali piani, faceva parte dello "scenario occidentale delle azioni belliche" e si trovava nella più meridionale delle cinque direzioni operative: la direzione operativa Alpi. Essa comprendeva la regione meridionale della ex Cecoslovacchia, la parte nord dell'Ungheria, l'Austria, il Liechtenstein e la Svizzera nonché l'accesso al bassopiano dell'Italia settentrionale. Il suo asse passava da Vienna, Davos e Losanna. La fascia operativa di ca. 180 fino a 250 km di larghezza era limitata a sinistra dal confine austro-jugoslavo, Villach, Trento e Como, a destra dalla linea Lipno-Garmisch-Baden-Basel-Besançon.
- 3 -I piani dell'operazione a livello operativo erano noti soltanto nelle grandi linee e, secondo le affermazioni di disertori e di ex alti funzionari dei Paesi del blocco orientale, nel corso degli anni sono stati sottoposti a diversi adattamenti. Come i dettagli decisivi si siano evoluti, dovrà essere valutato dalla storia, sempreché le direttive, le carte e gli atti operativi nei rispettivi archivi vengano resi accessibili.
2.Allo stato attuale delle conoscenze, i preparativi del nostro esercito erano adeguati alla minaccia reale, nonostante le limitate possibilità del nostro piccolo Stato. Dai restanti atti degli archivi della NVA risulta una buona concordanza con le ipotesi avanzate dal nostro esercito in merito ai principi fondamentali della condotta operativa sovietica. In particolare, con il suo schieramento di combattimento, il nostro esercito ha tenuto conto perfettamente e con grande forza dissuasiva del principio di base delle forze armate sovietiche, ossia di svolgere fin dall'inizio il combattimento in tutta la profondità del settore di difesa. Tuttavia, sempre di più risulta che la minaccia nucleare è stata sottovalutata. In modo crescente, ufficiali dell'ex blocco orientale affermano che esistevano i piani per attacchi con armi nucleari, o sostenuti da tali armi.
A livello tattico i principi che muovevano le forze armate del Patto di Varsavia coincidono praticamente in modo totale con quelli indicati nei regolamenti del nostro esercito e insegnati al suo interno. Gli scenari militari sullo sfondo delle esercitazioni del nostro esercito negli anni Settanta e Ottanta possono essere definiti in piena coscienza come molto realistici.
Risposta del Consiglio federale.