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97.3678 · Interpellanza · 1997-12-19

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

1.È assai difficile dare una valutazione globale e definitiva sulle conseguenze delle fusioni per il mercato svizzero del lavoro. Per quanto concerne le due fusioni summenzionate, attualmente è tuttavia possibile affermare quanto segue: con la fusione avvenuta nella primavera del 1996 tra la Sandoz e la Ciba-Geigy, due grandi imprese hanno dato vita a tre entità: la Novartis, che fa parte dei leader a livello mondiale nei settori della farmacia, della protezione dei vegetali e delle sementi nonché dell'alimentazione, la Ciba Specialità Chimiche e la Clariant, entrambe produttrici di specialità chimiche a elevato valore aggiunto. Occorre inoltre citare due ditte che hanno acquisito la propria indipendenza, vale a dire la Mettler-Toledo e la MBT, specializzata in prodotti chimici destinati all'edilizia. Inoltre, diverse altre piccole e medie imprese (PMI) sono sorte in seguito a dislocazioni. Un esempio in tal senso è costituito dal parco tecnologico, orientato alla biotecnologia e alla biomedicina, che è stato recentemente inaugurato a Allschwil. L'evoluzione dell'effettivo del personale del complesso nato dalla fusione della Sandoz con la Ciba-Geigy non può essere descritta esattamente. Pur essendo stata annunciata una riduzione del personale al momento della fusione, in seguito non sono stati effettuati licenziamenti. I collaboratori il cui posto di lavoro è stato soppresso nell'ambito del processo di fusione sono stati raggruppati in un pool di collocamento e retribuiti dalla Novartis. Secondo i dati forniti dall'azienda, tale pool era composto di circa 1'300 persone, di cui circa 300 hanno potuto finora essere sistemate all'interno e quasi 100 all'esterno. Nel 1988, l'ABB è nata dalla fusione tra l'azienda svizzera BBC e l'azienda svedese ASEA. Quale gruppo internazionale specializzato nei beni d'investimento e nell'elettrotecnica, l'ABB, dotata di più di 5'000 centri di profitto e di circa 1'000 società in 140 Paesi, è una delle rare imprese di livello mondiale in questo settore. Dopo il Joint-venture con la Daimler Benz nel 1996 (Adtranz), l'ABB si presenta sul mercato quale partner in grado di offrire sistemi ferroviari di trasporto completi. A causa della concentrazione sul settore d'attività principale, la fusione ha provocato importanti dislocazioni. Numerose aziende, costituite per riprendere le attività abbandonate dall'ABB, lavorano in stretta collaborazione con il gruppo svizzero-svedese. Secondo dati forniti dall'ABB, la pressione esercitata sui costi ha imposto ulteriori provvedimenti di razionalizzazione e di dislocazione. Siccome gli effetti delle fusioni devono sempre essere considerati a lungo termine e in una prospettiva dinamica, non è possibile quantificarne le singole ripercussioni. L'analisi economica mostra tuttavia che, in passato, i mutamenti strutturali hanno sempre prodotto un numero di posti di lavoro maggiore rispetto agli impieghi che sono stati soppressi.

2.La produzione e l'esportazione di servizi finanziari fanno parte delle attività economiche tradizionali della Svizzera. Il Consiglio federale ha preso atto che la nuova UBS sarà una grande banca in grado di soddisfare le attuali esigenze della concorrenza mondiale. Il ruolo della Svizzera quale piazza finanziaria internazionale dipende da diversi fattori, non tutti direttamente legati alla decisione di fusione. In una prospettiva globale, il fatto che dalla fusione dei due istituti nasca una grande banca svizzera destinata a svolgere un ruolo leader sui segmenti del mercato internazionale in cui è necessario disporre di un'importante massa critica conferisce parimenti un impulso positivo alla piazza finanziaria svizzera. A livello nazionale, la riduzione della densità dei punti bancari (il cosiddetto "overbanking") costituisce una misura strutturale che dovrebbe essere comunque vantaggiosa per la piazza finanziaria svizzera nei confronti della concorrenza internazionale. Pertanto il Consiglio federale valuta in modo fondamentalmente positivo gli effetti a lungo termine di tale fusione e continuerà ad adoperarsi per ottenere condizioni quadro favorevoli alla piazza finanziaria svizzera. Detto questo, è anche vero che la concentrazione del potenziale delle grandi banche svizzere aumenta i rischi ai quali è esposto il sistema finanziario nel suo complesso. Occorre quindi esaminare in quale misura la legislazione vigente e l'organizzazione della vigilanza bancaria sono in grado di soddisfare le esigenze poste dalla nuova situazione.

3.È evidente che l'esistenza del segreto bancario svizzero contribuisce all'attrattiva della nostra piazza finanziaria, in particolare per quanto concerne i patrimoni privati stranieri. Non si tratta tuttavia del solo fattore interessante in questo contesto, in quanto altre piazze finanziarie conoscono parimenti simili regole. A questo proposito occorre pure rilevare la stabilità dei prezzi e una politica che favorisce la libera circolazione dei capitali, l'infrastruttura disponibile e un quadro legale che stabilisce chiaramente le possibilità d'intervento delle autorità, segnatamente nell'ambito dell'assistenza giudiziaria e dell'assistenza amministrativa internazionale. Ogni modifica della legislazione che è percepita, a torto o a ragione, come un attacco al segreto bancario svizzero ha effetti psicologici sulla clientela straniera che potrebbero indurla a ritirare considerevoli somme per investirle in altre piazze finanziarie, in particolare nei centri offshore. Le conseguenze sarebbero rilevanti per le banche i cui utili dipendono soprattutto dalla gestione dei patrimoni privati stranieri. Occorre ricordare a tale proposito che circa la metà degli attivi gestiti dalle banche svizzere provengono da clienti privati e istituzionali stranieri, mentre circa due terzi dell'utile netto di tutti gli istituti bancari svizzeri sono generati dall'attività di gestione patrimoniale.

4.Nel corso degli anni 80, i crediti concessi dalle banche a debitori residenti in Svizzera (ditte ed economie familiari) sono nettamente aumentati. Dall'inizio della fase di ristagno dell'economia svizzera, nel 1991, il volume di tali crediti è cresciuto soltanto in misura irrilevante. Le banche ritengono che la politica creditizia attuata durante gli anni 80 non abbia tenuto sufficientemente conto del rischio. Per quanto concerne le operazioni di credito effettuate sul mercato interno, la Commissione federale delle banche valuta le perdite verificatesi nel periodo tra il 1991 e il 1996 a 42,3 miliardi di franchi; tali perdite (rettifiche di valore, accantonamenti, interessi non incassati, ammortamenti sugli immobili che le banche si sono aggiudicati) sono state sopportate per la maggior parte dalle grandi banche. Gli istituti bancari, soprattutto le grandi banche, hanno tratto le debite conseguenze da tali problemi, praticando in seguito una politica creditizia più restrittiva. Questa decisione ha indotto in particolare le piccole e medie imprese a lamentarsi dell'esagerata precauzione della politica creditizia e dell'eccessiva brevità dei termini di adattamento. Recentemente, del resto, diverse banche regionali e cantonali si sono trovate in difficoltà. Si constata che una buona parte di questi casi difficili sono stati risolti in seno al sistema bancario stesso, limitando in tal modo le ripercussioni dei mutamenti strutturali. Occorre inoltre osservare che le banche sono state in grado di risanare il loro portafoglio di credito grazie ai propri mezzi e che tale processo si è protratto sull'arco di diversi anni. Anche in questo senso esse hanno contribuito ad attenuare gli effetti dei mutamenti strutturali.

5.In generale i grandi movimenti internazionali di capitali si ripercuotono sul tasso di cambio e sui tassi d'interesse. Un'importante fuga di capitali stranieri investiti in Svizzera provocherebbe un indebolimento del franco e un aumento dei tassi nel nostro Paese. Ma il corso del franco e i tassi d'interesse dipendono pure da altri fattori, come l'inflazione e la congiuntura. Il Consiglio federale ritiene che la fusione dell'UBS con la SBS non comporterà movimenti di capitali tali da influire sul tasso di cambio e sul livello dei tassi d'interesse.

6.La Svizzera sta attraversando una fase di stagnazione che dura ormai da sette anni. Durante questo periodo gli investimenti hanno nettamente segnato il passo nel settore dell'edilizia. Per contro, se si prescinde dal calo verificatosi nel 1992 e nel 1993, l'importante settore degli investimenti di equipaggiamento destinati a migliorare la produzione, la produttività e l'innovazione dei prodotti si è mantenuto all'elevato livello raggiunto alla fine degli anni 80. Il Consiglio federale insiste nella propria politica di consolidamento dei fattori di crescita, di promovimento di un clima favorevole agli investimenti e di creazione di posti di lavoro adatti alla realtà economica svizzera. Ne sono esempi indicativi l'incentivazione della tecnologia, le Scuole universitarie professionali, il promovimento della concorrenza, gli sforzi di deregolamentazione e di privatizzazione, la riforma del 1997 in materia di fiscalità delle imprese e lo sgravio amministrativo delle PMI. Di tali sforzi deve comunque far parte anche il risanamento delle finanze pubbliche, a cui mira il Consiglio federale con il programma "obiettivo di bilancio 2001".

7.Come è già stato illustrato nella risposta alla domanda 4, nel corso degli anni 90 le banche, scottate dalle pesanti perdite subite in precedenza, hanno praticato una politica creditizia nettamente più restrittiva. Di recente, le grandi banche si sono purtroppo rifiutate di partecipare al programma "Fideiussioni 2000", che prevede una ricapitalizzazione del capitale sociale. All'inizio di ottobre 1997, il capo del Dipartimento federale dell'economia ha avuto uno scambio di opinioni con alcuni rappresentanti delle banche svizzere in merito alla questione della politica creditizia nei confronti delle PMI. In tale occasione, egli ha rilevato l'importanza di accordare un periodo di adeguamento alle nuove condizioni del credito. I rappresentanti delle banche hanno sottolineato il fatto che il momento peggiore dovrebbe essere passato e che d'ora innanzi una collaborazione con le PMI sarebbe indubbiamente vantaggiosa. Anche per quanto concerne la fusione dell'Unione di Banche Svizzere con la Società di Banca Svizzera, i rappresentanti delle banche hanno messo in rilievo l'importanza degli affari con le PMI. Pure per il Credito Svizzero, le PMI rappresentano una categoria di clienti fondamentale. Cinque sesti dei crediti accordati alle imprese sarebbero destinati alle PMI e quattro quinti di tutti i consulenti della clientela lavorerebbero per questo segmento di clienti. In occasione dell'incontro svoltosi il 10 dicembre 1997 tra l'UFSEL e i rappresentanti della nuova banca, l'UFSEL ha ottenuto determinate garanzie concernenti le strategie relative agli affari trattati con le PMI e, più specificamente, l'utilizzazione del fondo speciale di 150 milioni di franchi, destinato a essere costituito in favore delle PMI. Il nuovo istituto si è prefisso l'obiettivo dichiarato di diventare un partner importante per le PMI svizzere, precisando che i 150 milioni sono destinati in primo luogo all'attuazione di una prassi più generosa di concessione e di rinnovo del credito per i casi che rappresentano attualmente un problema (5 al 10% delle PMI clienti). Inoltre, esistono già dei fondi per finanziare nuove operazioni di capitali di rischio (circa 50 milioni di franchi presso la SBS).

8.Nel 1990 il deficit della Confederazione ammontava a 38,5 miliardi di franchi, ciò che corrispondeva al 12% del prodotto interno lordo. Alla fine del 1997 esso dovrebbe aggirarsi attorno ai 95 miliardi, vale a dire al 26% del prodotto interno lordo, gravando di conseguenza sulla parte del bilancio globale della Confederazione assorbita dal servizio degli interessi. Nel corso degli ultimi anni, la quota degli interessi passivi ha raggiunto circa il 7% delle spese totali e dovrebbe progredire, secondo il piano finanziario, fino al 9% circa entro il 2001. Se non si adotteranno provvedimenti supplementari di risparmio, il margine di manovra per le finanze federali diventerà sempre più esiguo. A queste condizioni sarà vieppiù difficile per la Confederazione svolgere i compiti che gli incombono, per cui non le sarà più possibile accollarsi oneri supplementari sul bilancio senza misure di compensazione. Per tali motivi il Consiglio federale accorda priorità assoluta alla realizzazione dell'equilibrio del bilancio federale entro il 2001.

9.L'amministrazione si china già da un certo tempo sulla questione della deducibilità integrale degli interessi sui debiti, in particolare sull'esenzione fiscale degli utili dei capitali privati. Alla fine del 1996, il Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha incaricato una commissione di esperti di verificare le lacune del sistema d'imposizione diretta e di indicare le vie possibili per ridurle o persino per colmarle. Oltre all'esenzione di determinati redditi del patrimonio e degli utili dei capitali privati, la commissione esamina la questione della deduzione illimitata degli interessi sui debiti. La commissione deve presentare il suo rapporto al DFF entro la fine di aprile 1998. Il Consiglio federale deciderà quindi in merito all'ulteriore procedura da seguire dopo aver esaminato il rapporto.

Risposta del Consiglio federale.

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