98.3109 · Interpellanza · 1998-03-17
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Le due infezioni virali (HIV e epatite C) possono essere trasmesse tramite trasfusione sanguigna o emoderivati e, nella maggior parte dei casi, la loro evoluzione è cronica. Vi è stato un periodo in cui non esisteva alcun test per lo screening del corrispondente agente infettivo sulle donazioni di sangue. Per quanto concerne il virus HIV, stando allo stato attuale delle conoscenze in questo campo, la malattia ha in tutte le persone colpite dal virus un'evoluzione cronica, mentre in caso di epatite C, la percentuale si situa tra il 50 e l'80 percento delle persone contagiate. Per tutte due le malattie il decorso, inizialmente, in una gran parte dei casi, non presenta sintomi, ossia le persone possono essere infette da anni senza mai accorgersene. Il trattamento medicamentoso a cui si è fatto ricorso subito dopo la scoperta del relativo virus ha dato scarsi risultati. Negli ultimi tempi sono stati fatti progressi per quanto riguarda il virus HIV, anche se, fino ad oggi, non si può ancora parlare di guarigione.L'epatite C non curata, nonostante il fatto che l'evoluzione cronica sia percentualmente alta (50-80%), è raramente mortale; un'infezione da virus HIV non sottoposta a trattamento, invece, in media, dopo 12 o 15 anni al massimo, nel 50 percento dei casi, ha conseguenze letali. L'HIV è un virus apparso di recente e quindi sono praticamente da escludere infezioni provocate da trasfusioni avvenute prima del 1980 in Svizzera. Le epatiti post-trasfusionali definite a suo tempo come epatiti non-A e epatiti non-B, che quasi certamente in base alle conoscenze attuali potrebbero essere classificate in buona parte come epatiti C, sono conosciute da decenni. Non ha quindi senso volere tentare di definire il periodo di tempo in cui possono esserci stati casi di epatite C provocati da trasfusioni.Risposta ai singoli punti dell'interpellanza:1. L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), responsabile dell'informazione, nell'ambito di questa sua attività, aveva indicato dettagliatamente al corpo medico e alla popolazione i pericoli per i riceventi di contrarre l'epatite C mediante trasfusioni sanguigne e la via diagnostica da seguire. Attualmente non si ritiene necessario svolgere una nuova campagna d'informazione rivolta alla popolazione. Le autorità competenti nel campo della sanità si preoccuperanno però di seguire attentamente gli ulteriori sviluppi scientifici relativi all'epatite C e di preparare, se del caso, le dovute raccomandazioni destinate alla popolazione.2. Il decreto federale del 1990 destinato ai riceventi di trasfusioni o di emoderivati infetti da virus HIV può essere considerato come un precedente, e in questo senso si può capire che si voglia applicare la stessa regola alle trasfusioni o agli emoderivati infetti da epatite C.Dai motivi precedentemente esposti emerge chiaramente che la situazione sul fronte delle epatiti C deve essere nettamente distinta da quella che concerne le infezioni da HIV. D'altra parte vi sarebbero grossi problemi nella verifica delle cause di infezione, poiché dovrebbe essere apportata la prova quasi certa che l'infezione possa essere stata provocata dal sangue o dai suoi derivati. È per queste ragioni che il Consiglio federale rinuncia ad un sostegno finanziario dei pazienti affetti da epatite C, così come avvenuto con il decreto federale del 1990 nei confronti dei riceventi di trasfusioni infette dal virus HIV. Il collegio governativo raccomanda piuttosto a tutti i pazienti affetti da epatite C, indipendentemente dall'origine dell'infezione, di consultarsi con i propri medici al fine di farsi consigliare in merito alle possibili opzioni terapeutiche. L'assistenza medica necessaria è coperta dalla cassa malati o eventualmente dall'assicurazione infortuni. In casi gravi il Centro di trasfusione della Croce Rossa Svizzera è disposta a versare un contributo volontario, se è provato che le infezioni da epatite C siano state provocate da trasfusioni o emoderivati infetti.Per quanto si sappia, in nessun Paese lo Stato versa a titolo generale un'indennizzazione a persone che in passato sono state contagiate dal virus dell'epatite C dopo una trasfusione o un contatto con derivati del sangue. Nel Canada ai riceventi di trasfusioni ai quali è stato trasmesso il virus negli anni tra il 1986 e il 1990 è versata una somma di denaro. Altri riceventi infetti da epatite C non hanno alcun diritto di ricevere pagamenti. A differenza degli Stati Uniti e dei Paesi europei, nel Canada non era stato introdotto l'obbligo di eseguire test non specifici sulle donazioni di sangue, test che avrebbero permesso, ancora prima che si potessero effettuare analisi sierologiche sull'epatite C, di escludere una parte delle donazioni di sangue infette. In Francia ad alcuni riceventi di trasfusioni infette da virus dell'epatite C è stato concesso il diritto di indennizzo al termine di processi. A scopi epidemiologici, in Gran Bretagna sono state eseguite ricerche retrospettive per trovare riceventi di trasfusioni infette. Tuttavia il governo ha esplicitamente escluso ogni diritto delle persone infette reperite grazie a detta ricerca a un indennizzo da parte dello Stato.3. Anche quegli agenti virali, di cui si vuole accertare l'eventuale presenza per mezzo di test effettuati su ogni donazione, possono sfuggire allo screening senza essere scoperti e quindi trasmettere infezioni. Questo significa che anche dopo il 1990 si sono avuti casi di infezione da epatite C, B e da virus HIV, nonostante i test eseguiti. Oltre ai suddetti virus, più familiari al pubblico, ne esistono altri che in linea di massima possono essere trasmessi attraverso il sangue (ad es. il parvovirus B19, l'epatite A, il virus HTLV I). Tenuto conto del fatto che essi si manifestano solo raramente nei donatori di sangue e che generalmente non provocano malattie gravi, non si eseguono sistematicamente test per reperire tutte queste infezioni virali. Non si può quindi escludere nel modo più assoluto che sia prima che dopo il 1990 siano stati trasmessi virus mediante trasfusioni.
Risposta del Consiglio federale.