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99.3322 · Interpellanza · 1999-06-18

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

La visita ginecologica preventiva (PAP-test incluso) serve a riconoscere precocemente il cancro al collo dell'utero. Se la malattia viene individuata in tempo vi sono forti possibilità di poterla curare. Per questa ragione la visita ginecologica preventiva (PAP-test) è una misura indiscussa di medicina preventiva. Da 10-15 anni si scoprono sempre più spesso inizi di cancro soprattutto in donne giovani, il che significa che la malattia si sta diffondendo. Le ragioni di questa espansione sono da un lato un diverso comportamento sessuale delle giovani donne e dall'altro un maggiore propagarsi del virus "human papilloma" che favorisce l'insorgere del cancro. Grazie all'aumento delle visite ginecologiche preventive la maggior parte delle malattie vengono individuate allo stadio iniziale e possono quindi essere curate.

La scadenza triennale per le visite ginecologiche preventive è stata fissata per il 1.1.1997 dall'articolo 12 dell'ordinanza sulle prestazioni (OPre) in vigore dall'1.1.1996, dopo che la Commissione federale per le prestazioni generali dell'assicurazione malattia (CP), d'accordo con i suggerimenti dei più eminenti gruppi di esperti di medicina preventiva negli Stati Uniti (US Preventive Services Task Force) e con la rispettiva organizzazione in Canada, si era espressa in favore di una simile regolamentazione.

I motivi che hanno indotto a fissare la scadenza triennale sono da ricercarsi nelle seguenti considerazioni inerenti alla medicina preventiva: il PAP-test è un cosiddetto "screening test" (test di ricerca). In quanto tale non è infallibile e può fornire risultati errati in entrambe le direzioni, ossia da un lato risultati negativi sbagliati (un cancro non viene individuato) e dall'altro risultati positivi sbagliati (nasce il sospetto di un cancro quando non è così). Quanto più frequentemente viene fatto un test, tanto più alta è la probabilità di individuare un cancro allo stadio iniziale, quando è ancora curabile. Sempre più spesso però si riscontrano risultati positivi errati che provocano nelle persone interessate inutili paure e rendono necessarie ulteriori visite in parte chirurgiche. Ogni visita comporta costi e impegna risorse che vengono in taluni casi a mancare altrove. Si tratta quindi di trovare la soluzione ottimale. Modelli di calcolo elaborati su basi riconosciute a livello internazionale forniscono per diversi intervalli di visite i seguenti dati, per altro positivi (riduzione dei casi di cancro già oltre lo stadio iniziale, che richiede una cura leggera): 5 anni: riduzione dell' 83.6%, 3 anni: 90.8%, 2 anni: 92.5%, 1 anno: 93.5%. In altre parole: su 100 casi di cancro per riconoscerne in tempo 93 invece di 90 è necessario il triplo delle visite (con più risultati positivi errati e con il triplo dei costi). L'attuale scadenza triennale apporta quindi un vantaggio preventivo ottimale dal punto di vista della frequenza e dell'impiego di mezzi. Altrettanto importante è però anche la qualità della visita. In caso di cattiva qualità si può in taluni casi non riconoscere la fase iniziale del cancro o ottenere troppi risultati positivi errati. La CP si occupa attualmente della valutazione di nuovi metodi che potrebbero assicurare un miglioramento della qualità.

Nonostante gli indiscutibili vantaggi delle visite preventive per il cancro, secondo un'indagine sulla salute in Svizzera del 1997 il 20% delle donne al di sopra dei 20 anni non ha ancora mai fatto un PAP-test. Questa percentuale diverge in base alle fasce di popolazione: è più alta tra le donne al di sotto dei 25 anni e oltre i 75, in particolare però tra donne che non hanno una formazione professionale (> 30%), tra la popolazione straniera (29%), nella regione del lago di Ginevra e nel Mittelland (26% e 25%). Rispetto all'indagine sulla salute del 1992 queste percentuali sono rimaste praticamente invariate. Ciò significa che, nella prima fase dopo la sua entrata in vigore, la nuova legge sull'assicurazione malattie (LAMal) con l'obbligatorietà dell'assicurazione e con l'assunzione delle spese garantita ogni tre anni non ha avuto ripercussioni sulla partecipazione. Se da un accorciamento degli intervalli tra le visite da tre a un anno ci si può aspettare solo un beneficio ulteriore limitato (ad alti costi), si potrebbero evitare più malattie gravi e casi di morte se si incoraggiassero quelle donne, che fino ad ora non si erano mai fatte visitare o l'avevano fatto solo sporadicamente, a sottoporsi alle visite preventive. Un ulteriore vantaggio dovrebbe derivare dal miglioramento della qualità delle visite ed è per questo che si continua ad esaminare la questione. Si tratta infine (visto che siamo alle prese con un problema di abbondanza e insufficienza medica allo stesso tempo) di informare in maniera adeguata i medici e le donne sui nessi menzionati.

Le misure indicate richiedono una collaborazione di tutte le parti coinvolte nel settore della sanità pubblica a livello nazionale, a maggior ragione ora che (come menzionato all'inizio della risposta) la malattia si sta diffondendo in modo generalizzato. Per l'UFSP e l'UFAS questa interpellanza rappresenta quindi l'occasione per affrontare la questione del riconoscimento precoce del cancro al collo dell'utero in seno al Comitato di coordinamento della strategia nazionale di lotta contro il cancro.

Risposta del Consiglio federale.