Lombardi Filippo · Ständerat · 2011-06-06
Lombardi Filippo · Ständerat · Tessin · Fraktion CVP/EVP/glp · 2011-06-06
Wortprotokoll
A lungo ho pensato anch'io, come il Consiglio federale, che fosse inutile ritirare questa domanda d'adesione all'Unione europea risalente al maggio 1992, ormai obsoleta e priva di oggetto. Probabilmente questa domanda costituì un errore tattico del Consiglio federale di allora e anziché contribuire al successo della votazione popolare sull'adesione allo Spazio economico europeo ne determinò il fallimento. Un fallimento rivelatosi, dopo anni di duri negoziati, malgrado tutto positivo per la Svizzera, che ha conquistato sulla via degli accordi bilaterali con l'Unione europea una posizione sicuramente più vantaggiosa di quella che avrebbe avuto con l'adesione ad uno spazio economico di cui oggi non si vede più il senso.
Questa via bilaterale rimane oggi l'unica via possibile per la Svizzera. È l'unica via che i cittadini svizzeri sono disposti ad accettare. Eppure, in questi ultimi mesi si moltiplicano in modo preoccupante i segnali di pressione sulla Svizzera da parte di Paesi europei ritenuti amici e da parte delle stesse autorità dell'Unione europea. Queste pressioni tendono in modo esplicito o subliminale a far capire al nostro Paese che ormai l'epoca degli accordi bilaterali è terminata e che l'Unione europea non è più interessata a negoziarne altri con noi. Conclusione sottintesa: beh, all'atto pratico alla Svizzera non rimarrà altro, presto o tardi, che aderire all'Unione europea.
È proprio questa somma di segnali europei negativi, sgradevoli, preoccupanti e a volte anche offensivi nei confronti della sovranità svizzera e irrispettosi verso la nostra democrazia diretta che oggi mi spinge ad accettare la mozione Reimann Maximilian. Se già siamo sul piano dei segnali - segnali di fumo o altro che vengono mandati -, mandiamone anche noi uno chiaro a Bruxelles: la Svizzera non ha remore sulla via degli accordi bilaterali ma la Svizzera non intende aderire all'Unione europea e desidera che questa sua libera scelta venga rispettata.
Certo, mi è piaciuto il simpatico paragone del collega Briner con una lettera d'amore mandata vent'anni orsono ad una persona ormai non più amata, alla quale oggi nessuno si sognerebbe di chiedere di rispedirla al mittente. Ma il paragone non è corretto per due motivi: il primo è che la dichiarazione d'amore del 1992 non fu una libera scelta del popolo svizzero ma una mossa tattica di quattro consiglieri federali su sette, una mossa, per altro, rivelatasi sbagliata. Il secondo motivo è che l'ex persona presunta amata nel frattempo sta cercando di farci comunque una certa pressione per dire, beh, dobbiamo fidanzarci lo stesso, in un altro modo. Allora, forse a questa persona bisogna far capire che, appunto, il nostro desiderio d'amore oggi è diverso. Quindi, diciamolo chiaramente, accettando la mozione Reimann e invitando il Consiglio federale a ritirare questa domanda d'adesione obsoleta, come è stato detto, e priva di oggetto, ma comunque sempre ancora non priva di un valore simbolico e a livello di segnale.