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Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2012-09-27

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2012-09-27

Wortprotokoll

L'iniziativa popolare 1:12 ha già raccolto il suo secondo successo, dopo la raccolta delle firme, che è quello di discutere oggi di giustizia sociale e di giustizia distributiva. Infatti, il grosso problema che si pone - ed è stato sottolineato da molti oratori intervenuti a favore dell'iniziativa - è quello esploso con la ricchezza dovuta alle scandalose retribuzioni dei manager e dei dirigenti d'azienda e per niente risolto con l'autoregolazione, come invece chiedono alcuni di voi. Anche perché i bassi e medi salari stagnano da vent'anni, i redditi disponibili di molte famiglie svizzere si comprimono, mentre molti alti redditi e molti patrimoni crescono a dismisura - grazie anche ad una politica fiscale per niente distributiva.

Lo conferma uno studio dell'Unione sindacale svizzera sull'evoluzione dei redditi e sulla ripartizione della ricchezza nel nostro Paese, che considera nel loro complesso tutti i salari e redditi, compresi quelli in cima alla piramide sociale; i rilevamenti ufficiali dei salari finora non tenevano conto della totalità dei redditi più alti. I risultati sono inequivocabili: dal 1997 al 2008 il numero di coloro che guadagnano oltre un milione di franchi all'anno si è quasi sestuplicato. Gli sgravi fiscali, le retribuzioni scandalose ed eccessive dei manager, il sistema perverso dei bonus hanno favorito i salari più alti. In dieci anni le 40 000 persone meglio pagate in Svizzera hanno visto il loro salario reale aumentare del 20 per cento - addirittura oltre il 30 per cento se consideriamo un periodo di 15 anni -, mentre i salari bassi e medi sono cresciuti fra il 4 e il 6 per cento. In termini reali il 25 per cento più povero della popolazione in dieci anni s'è visto ulteriormente ridurre il suo reddito da lavoro.

Ma non solo: i costi sanitari, i premi cassa malati, l'affitto e i costi dell'alloggio, hanno di fatto comportato una perdita di reddito disponibile per le famiglie delle fasce di reddito medio-basso. C'è stato un travaso di ricchezza prodotta in Svizzera dai redditi medio-bassi a quelli più alti. Nella prima metà del 2012 - potremmo continuare con tante cifre - le 15 maggiori imprese svizzere quotate in borsa hanno distribuito dividendi nell'ordine di 28 miliardi di franchi ai loro azionisti, i quali, grazie all'inganno della legge sulla riforma delle imprese, questo va anche ricordato, hanno beneficiato anche di sconti d'imposta per quasi 3 miliardi di franchi. Recenti studi dimostrano infine come importanti divari salariali non tocchino solo le imprese finanziarie o le grosse ditte farmaceutiche, ma anche ditte svizzere di media grandezza, come Kuoni, Lonza, Implenia ed altre, dove lo scarto è aumentato negli ultimi anni.

Tutto ciò non può essere accettato passivamente, non può essere difeso in nome della competitività elvetica, non può essere giustificato con scelte aziendali e men che meno può essere giustificato con le prestazioni di certi manager che, nella stessa ditta, guadagnano cento o duecento volte di più dei loro impiegati. Che prestazioni lavorative hanno fatto questi signori - dirigenti di banche o di grosse imprese - per meritarsi retribuzioni così alte? La verità è che hanno forse fatto più danni che avuto veri successi. Ci sono poi invece aziende di successo svizzere che hanno scarti salariali addirittura inferiori a quanto gli autori dell'iniziativa propongono. Alcuni colleghi, il collega Tschümperlin e la collega Kiener Nellen, hanno prima ricordato per esempio Victorinox dove lo scarto è di 1 a 5.

La politica deve combattere attivamente queste ingiustificate ed aberranti disparità salariali. Con quest'iniziativa siamo chiamati a confrontarci con il problema del divario salariale, della forbice tra i salari più bassi e quelli più alti che continuano ad aumentare. Gli autori dell'iniziativa chiedono un intervento regolatore. Vogliono affrontare il problema con l'introduzione di regole che non permettano a questa forbice di allargarsi ulteriormente. Lo fanno con una proposta che possiamo considerare quasi moderata: non chiedono un rapporto di 1 a 5 o di 1 a 7, come lo hanno, appunto, certe ditte svizzere, bensì che il salario più alto in un'azienda non superi di oltre 12 volte quello più basso.

L'ho detto all'inizio e lo ripeto adesso: è una questione di redistribuzione, è una questione di giustizia redistributiva.

Vi invito a raccomandare di accettare iniziativa popolare "1:12 - Per salari equi".