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Semadeni Silva · Nationalrat · 2012-12-04

Semadeni Silva · Nationalrat · Graubünden · Sozialdemokratische Fraktion · 2012-12-04

Wortprotokoll

Proporre l'elezione del Consiglio federale da parte del popolo non è un'idea del tutto fuorviante in una democrazia come la nostra; è un'idea che nel passato a volte è anche stata avanzata da parte socialista, come abbiamo sentito in questo dibattito. Ai diritti politici già esistenti, si aggiungerebbe l'elezione dell'esecutivo nazionale. Sarebbe un diritto in più per il popolo, che ha già il potere di eleggere il governo a livello cantonale. Accanto a questo vantaggio democratico dobbiamo però considerare le conseguenze incisive di questo cambiamento del nostro sistema politico per il Paese. Accanto ad alcuni vantaggi, si presentano vari, troppi svantaggi.

Ritengo anch'io particolarmente negativa la prospettiva di un'estenuante e costosa corsa all'esecutivo all'americana, di una campagna elettorale permanente anche da parte dei consiglieri federali. Poco promettente, anzi inaccettabile è per me però il ruolo delle minoranze linguistiche nello scenario dove è il popolo ad eleggere l'esecutivo. Guardiamo l'iniziativa dell'UDC della quale stiamo parlando: la Svizzera, con le sue quattro comunità linguistiche e il suo federalismo, viene trattata dagli autori dell'iniziativa alla stregua di un cantone, fosse pure bilingue.

Sono quindi giunta alla conclusione che l'iniziativa popolare dell'UDC, espressione dei torbidi dell'era Blocher, si deve bocciare. In questo breve intervento intendo però limitarmi al punto di vista delle minoranze linguistiche a cui appartengo.

La questione sempre attuale della rappresentanza delle minoranze in Consiglio federale non viene per niente migliorata con questa iniziativa. Alla minoranza latina viene sì garantita una quota di almeno due seggi, ma non è possibile ridurre le minoranze latine svizzere, che sono geograficamente lontane e hanno interessi diversi, a una sola minoranza. La quota minima di due seggi viene rivendicata dalla minoranza francofona, molto più numerosa, che non può accontentarsi di un solo seggio.

Quindi, la presenza in Consiglio federale della minoranza di lingua italiana continuerà ad essere un'eccezione. Dal 1848 a oggi, in 164 anni, sono stati solo 7 i consiglieri federali della Svizzera italiana e dal 1999, da 13 lunghi anni, in Consiglio federale non si parla italiano. Con la nuova regola il sud delle Alpi svizzero sarebbe ancora più svantaggiato. Questo fatto contribuirebbe ad accentuare il sentimento di emarginazione che la Svizzera italiana prova già oggi.

(discurra puter) E tge èsi da dir areguard la minoritad rumantscha? La PPS l'ha simplamain emblidada. Quella nun exista, sco ch'i para.

Nella sua iniziativa popolare l'UDC si è letteralmente dimenticata dei romanci, che non vengono considerati parte della minoranza latina e inglobati come niente fosse nella maggioranza tedesca. Da grigionese questo non lo posso accettare. Chi fa parte delle minoranze non può dunque sostenere l'iniziativa popolare.

Rispetto per le minoranze linguistiche caratterizza invece la proposta della minoranza II (Amarelle), che ci ripresenta l'aumento del numero dei consiglieri federali a nove e la chiara rivendicazione di una rappresentanza di tutte le regioni e di tutte le lingue ufficiali in seno al Consiglio federale. Questa proposta, che permette di ripartire fra più consiglieri federali la mole crescente di lavoro e valorizza le diverse culture svizzere, soddisfa pienamente i bisogni di rappresentanza di tutte le minoranze linguistiche.

Per il nostro Paese la coesione nazionale rappresenta una sfida permanente, la coesione nazionale non si può mettere in gioco. La Svizzera è un Paese basato sulla volontà di stare insieme nella diversità. Se però questa colla federale che è il rispetto delle minoranze inizia a perdere pezzi, il rischio di una deriva delle regioni linguistiche si fa reale. Iniziative che non tengono conto di questa realtà non si possono sostenere.

Anche per questo vi prego di seguire la maggioranza della commissione, che raccomanda di bocciare sia l'iniziativa dell'UDC che la minoranza III (Glättli), ma di sostenere la minoranza II (Amarelle). [PAGE 2009]