Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2012-12-04
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2012-12-04
Wortprotokoll
Far riuscire un'iniziativa popolare non è una cosa scontata, perché il ricorso ai diritti popolari non funziona se gli argomenti sollevati sono dei finti problemi, come ho appena sentito dire nell'intervento di chi mi ha preceduto. Il cittadino non firma qualsiasi cosa.
Nel caso dell'elezione popolare del Consiglio federale, si sa, ci si sarebbe potuti chiedere in effetti perché voler cambiare una modalità di elezione che è in vigore, per così dire, dalla notte dei tempi. Be', se l'iniziativa è riuscita vuol dire che un disagio nei confronti della situazione attuale esiste. Il disagio esiste perché la rappresentatività del Consiglio federale è progressivamente venuta meno. La composizione del Consiglio federale non rispecchia le proporzioni politiche del Paese e le vicende relative ai ministri UDC sono note, anche se sono solo un aspetto del problema.
Naturalmente questa situazione problematica ha dei responsabili. Una parte della responsabilità va sicuramente alle Camere federali, quindi a noi, che eleggiamo il governo. Se gli intrighi da corridoio non avessero in più occasioni preso il sopravvento sulle esigenze democratiche il problema di cambiare sistema di elezione probabilmente nemmeno si sarebbe posto. Il problema non si sarebbe posto nemmeno se il Consiglio federale non avesse interpretato in modo estremamente largheggiante e creativo quella che è la propria libertà d'azione, vedi in particolare la questione dell'atteggiamento nei confronti dell'Unione europea e dell'adesione all'Unione europea, più volte respinta dal popolo senza che questo abbia avuto un reale cambiamento di rotta a livello di orientamento governativo, oppure anche le scuse internazionali presentate al governo dopo votazioni popolari il cui esito non era gradito, ad esempio quella sui minareti.
Chi è contrario all'iniziativa popolare riconosce che il Consiglio federale eletto dal popolo avrebbe una maggiore legittimità democratica. Quindi implicitamente si ammette che la situazione attuale pone un problema di legittimazione democratica.
Le controindicazioni di ordine pratico che vengono elencate non mi convincono: ad esempio, il problema che in un governo eletto dal popolo i consiglieri federali diventerebbero di fatto dei rappresentanti dei rispettivi partiti, quindi preoccupati per i risultati elettorali di questi ultimi, è un finto problema, perché in realtà è così già adesso. Oppure l'obiezione che il consiglieri federali nella fase finale della legislatura sarebbero impegnati nella campagna elettorale, quindi non avrebbero tempo per svolgere il proprio lavoro: questa è una situazione in cui si trovano già adesso i membri del Consiglio di Stato. Se si ritiene che il paragone sia improvvido, allora guardiamo cosa succede in tutto il resto del mondo, guardiamo cosa succede attorno a noi: il presidente degli Stati Uniti fa un anno di campagna elettorale, quindi credo che non si possa credibilmente sostenere che la campagna elettorale impedisca di governare.
L'unico vero problema posto dall'iniziativa riguarda le minoranze, in particolare quella della Svizzera italiana nel farsi rappresentare in Consiglio federale in caso di elezione popolare. Comunque, la situazione attuale la conosciamo bene: sono 13 anni che la Svizzera italiana non è rappresentata a livello governativo. Vediamo comunque anche bene che genere di accettanza ottiene la proposta di portare a nove il numero dei consiglieri federali da parte delle Camere federali - per quanto questo potrebbe porre qualche problema -, cioè non viene accettata. Quindi, alla fine da questo punto di vista non c'è molto da perdere, mentre da un Consiglio federale finalmente tenuto a rispondere davanti al popolo e ad attenersi alla volontà popolare ci sarebbe da guadagnarci anche per la Svizzera italiana, per le minoranze ed il mio cantone.