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Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2012-12-11

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2012-12-11

Wortprotokoll

L'esercito svizzero, con i suoi 150 000 soldati attivi, è, proporzionalmente alla sua popolazione, un esercito sproporzionato - lo hanno detto oggi diversi interlocutori. L'iniziativa pone quindi un primo chiaro quesito: necessitiamo veramente di un esercito di queste dimensioni? Necessitiamo di un esercito così grande di fronte ai pericoli con i quali siamo confrontati oggi, che non sono più quelli delle guerre tradizionali, ma ben altri - dalla cibercriminalità, ai reati finanziari a quelli ambientali? Un esercito tanto grande al punto che per giustificarne le dimensioni gli si attribuisce sempre nuovi compiti, tutt'altro che necessari. L'esercito svizzero non ha troppo poco materiale o troppi pochi mezzi a disposizione, come sostiene chi vuole concedergliene sempre di più. L'esercito svizzero ha troppi soldati.

Il secondo problema che si pone è evidentemente collegato al primo quesito: l'esercito svizzero è caro. Oltre ad un budget di 4,3 miliardi di franchi annui, secondo le stesse cifre che ci sono fornite dall'esercito in diversi rapporti si aggiungono oltre un miliardo di franchi per spese statali aggiuntive, pensiamo alle locazioni e agli affitti o alle spese dell'economia privata per le indennità di perdita di guadagno, un miliardo di franchi per la continuazione del pagamento di stipendi a livello privato. E pur deducendo quello che l'esercito chiama "il controvalore diretto ricorrente" per acquisti o interventi che dovrebbero comunque essere fatti altrimenti, risultano comunque costi netti annui superiori ai 5 miliardi di franchi. A questi costi vanno poi aggiunti altri, indiretti, causati dall'assenza di numerose persone dal posto di lavoro, dall'economia o dalla famiglia. Si tratta di miliardi di franchi, sulla cui efficacia si può discutere, a maggior ragione se si considera che con questi mezzi finanziari potrebbero venir liberate delle risorse. Con un esercito più piccolo e volontario si potrebbe creare e mantenere un servizio di intervento in caso di catastrofe adeguato e più professionale. Per non parlare poi dei mezzi finanziari che potrebbero essere impiegati per interventi sempre più necessari in altri settori: nel settore sociale, della formazione, del cambiamento climatico, ma anche per la coesione nazionale per tutta la Svizzera, che qui, a mio parere a torto, è stata bistrattata in nome di questo grande esercito - una coesione nazionale che necessita invece di trasporti pubblici adeguati o di uffici postali in tutte le regioni svizzere.

Le risposte a questi quesiti e problemi portano alla conclusione che in Svizzera ci vuole un esercito più piccolo, meno costoso e, come chiedono gli autori dell'iniziativa, non obbligatorio, bensì basata sul volontariato.

In gran parte dell'Europa l'obbligo del servizio militare è un imposizione superata. Da noi c'è poi questo concetto folcloristico di un esercito dove tutti vi aderiscono con entusiasmo. È un concetto che si scontra con la realtà, dove meno del 50 per cento dei soldati effettua il servizio militare fino alla fine. Nonostante si cerchi di rendere il servizio civile meno attrattivo, ad esempio facendolo durare di più rispetto al servizio militare, sempre più giovani vi aderiscono.

La Svizzera ha quindi bisogno di una politica di sicurezza equilibrata rispetto ai nuovi rischi e non di un esercito sproporzionato. Abolire il servizio militare obbligatorio non significa abolire l'esercito, come alcuni oggi hanno demagogicamente sostenuto. Significa mettere la priorità su una politica di promozione della pace e creare un servizio civile volontario.

Per queste ragioni vi invito quindi a raccomandare di sostenere l'iniziativa.