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Regazzi Fabio · Nationalrat · 2012-12-11

Regazzi Fabio · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2012-12-11

Wortprotokoll

Fino a qualche anno fa, i necrologi delle personalità svizzere pubblicati sulla stampa non omettevano mai di segnalare il grado militare conseguito dal defunto. Sempre nel passato, molti professori di fama avevano comandato un reggimento o una divisione. Altri preferirono restare soldati semplici: Karl Barth, famoso teologo e pastore riformato, lo fu nel corso della seconda guerra mondiale. Questo per dire che sino a qualche decennio fa l'esercito era visto non tanto quale strumento di difesa del Paese quanto, e molto più, come una palestra per forgiare il carattere dei nostri giovani e la loro personalità. I tempi sono cambiati: i giovani svizzeri hanno individuato - o almeno lo spero - altre vie per realizzarsi. Resta però il fatto che l'esercito svizzero rimane per gran parte della nostra popolazione un simbolo di coesione nazionale.

L'iniziativa popolare discussa oggi è l'ennesimo tentativo di picconare un'istituzione svizzera, che rappresenta da sempre un punto di rifermento importante per la nostra nazione. Chiedendo di levare l'obbligatorietà del servizio di leva, l'iniziativa promuove la tattica del salame, la "Salamitaktik", per ridurre i budget a disposizione dell'esercito e in definitiva indebolirlo. Alla fine - se accolta - l'iniziativa porterà dritto alla cancellazione dell'esercito di milizia, esercito formato dai cittadini, nel quale mi identifico e in cui continuo a credere, oppure a una professionalizzazione dell'esercito, anche se i promotori sostengono il contrario.

Non è la prima volta che il Parlamento, e di riflesso anche il popolo, è chiamato a dibattere temi legati al mantenimento dell'esercito. Il Consiglio federale dà conto di una lunga lista di tentativi da parte degli ambienti del Gruppo per una Svizzera senza esercito per abolirlo - fortunatamente sempre bocciati in votazione popolare, a dimostrazione di quanto gli svizzeri siano legati al nostro esercito.

Questi tentativi mirano ad abbattere un'istituzione che grazie al suo carattere di milizia è un "esercito di popolo", come nessun Paese d'Europa ha mai conosciuto. Il nostro esercito, da sempre partecipe della vita della popolazione, è diventato dopo il 1848 uno dei fattori principali dell'elvetizzazione del Paese. L'obbligo per ogni cittadino abile al servizio di passare attraverso l'esperienza di una scuola reclute, consentiva ad esempio ai ticinesi - parlo dei miei tempi - di conoscere altre parti della Svizzera, di masticare un po' di svizzero tedesco; insegnava agli uomini di cantoni diversi a collaborare. Probabilmente non c'è miglior antidoto al "Röstigraben" che un buon esercito di milizia!

Non da ultimo, questo obbligo prolunga e rinnova la mescolanza delle classi sociali operata, alla base, dalla scuola pubblica.

Ma torniamo ai giorni nostri: a mio avviso c'è anche un altro aspetto essenziale. Il messaggio del Consiglio federale ci ricorda opportunamente che la soluzione dell'esercito di milizia, nel nostro contesto rappresenta la formula più efficace e nel contempo economicamente più sostenibile, poiché offre la miglior copertura possibile ad un costo ragionevole. Il che non varrebbe nel caso di forze armate composte essenzialmente di professionisti, che sarebbero, a parità di numeri, assai più care o, a parità di costi, ridotte all'osso. Con la conseguenza, in questa seconda ipotesi, di poter coprire solo una parte dei rischi cui oggi la milizia riesce a far fronte. L'esperienza dimostra poi che questa soluzione permette una migliore flessibilità per adattarsi alle varie situazioni.

Per un Paese neutrale, che non pensa in termini di potenza o di operazioni neo-coloniali, bensì di esercito di popolo come uno dei pilastri del suo equilibrio democratico, la milizia è quindi non solo irrinunciabile dal profilo di principio, ma anche più razionale dal profilo dell'impiego delle risorse disponibili. E a maggior ragione la truppa, chiamata in prima linea a proteggere e soccorrere la popolazione, è tanto più motivata ed affidabile quanto più è espressione diretta della comunità.

Appartiene all'autoconsapevolezza svizzera che i diritti delle cittadine e dei cittadini siano connessi indissolubilmente a degli obblighi. A livello di Confederazione, essi contemplano l'obbligatorietà dell'istruzione primaria, l'obbligo fiscale e l'obbligo di prestare servizio militare o civile per gli uomini. Gli autori dell'iniziativa vogliono abolire uno degli obblighi più tradizionali, da sempre definito un modello di difesa democratico che invita all'impegno personale, indipendentemente dalle circostanze economiche e sociali.

Occorre perciò continuare a sostenere la milizia e quindi il suo presupposto fondamentale, l'obbligo generale di servizio, oggetto oggi di attacchi sia frontali che sul fianco, prodotti da visioni ideologiche opposte ma spesso altrettanto parziali e riduttive e in fin dei conti solo lesive per il nostro Paese.

Io voterò no con convinzione contro questa iniziativa fuorviante e sbagliata e vi invito a fare altrettanto.