Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2012-09-27
Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2012-09-27
Wortprotokoll
Nella sua risposta scritta ad una delle tre interpellanze che discutiamo oggi, il Consiglio federale dichiara che "un'industria finanziaria orientata in modo globale necessita di norme armonizzate a livello globale. Sempre che non vi si oppongano motivi economici o politici importanti, la Svizzera dovrebbe riprendere le norme valide a livello globale. Qualora non si riprendessero queste norme, bisogna fornire motivi validi e presentare un'alternativa credibile."
Prendo quindi sul serio queste dichiarazioni e mi permetto di fare alcune considerazioni a nome del gruppo socialista e di porre alcune domande:
In primo luogo, è perlomeno discutibile dire, come invece sostiene il Consiglio federale, che l'imposta liberatoria sia un'alternativa valida rispetto agli standard internazionali. Che sia poco credibile lo dimostrano le discussioni non solo in Svizzera ma anche nei Paesi dell'Unione europea attorno a questa soluzione e lo stallo in cui ci troviamo. In secondo luogo, è discutibile anche sostenere che ci siano validi motivi, se non quelli di fare gli interessi di alcuni grossi istituti finanziari che impunemente continuano a ripetere gli errori del passato. È per questo, consigliera federale, che non possiamo accettare soluzioni transitorie e frammentarie con l'unico obiettivo di dividere gli Stati europei e di fare gli interessi di quegli istituti bancari che hanno commesso gravi errori.
Non sono forse le grandi banche e soprattutto quei loro dirigenti, che con le loro scelte hanno danneggiato la piazza finanziaria svizzera? Non è piuttosto il comportamento dei dirigenti di questi istituti che, avendo spinto la loro clientela più facoltosa alla sottrazione d'imposta, stanno esponendo i loro collaboratori a dei rischi giuridici enormi verso le autorità estere?
L'attuale strategia del governo comporta la trasmissione dei nomi degli impiegati delle banche agli Stati Uniti, ma il governo si rifiuta di consegnare i nomi di chi froda ed evade il fisco alle autorità fiscali di altri Paesi. Questo non è accettabile. Non è accettabile questo tentativo di salvataggio dei dirigenti di banche svizzere che non fa l'interesse del nostro Paese, non fa l'interesse della piazza finanziaria, non fa l'interesse di tutti quegli impiegati che onestamente lavorano in questo settore.
Ci vuole quindi, proprio in nome di questo interesse della Svizzera e anche della sua piazza finanziaria, una strategia globale e duratura che parta dagli standard internazionali ed europei nella lotta all'evasione e alla frode fiscale e che si basi sullo scambio automatico d'informazioni. Vogliamo una strategia rivolta al futuro che permetta di preservare quanto c'è di buono nel settore bancario svizzero. Per evitare lo scambio automatico d'informazioni si sta tentando di concludere con altri Paesi convenzioni basate sul sistema dell'imposta liberatoria. Adesso se ne discute anche con l'Italia. Proprio con riferimento alla piazza finanziaria ticinese, vi è da chiedersi se sia questa la strada da prendere. C'è chi parla di guerra contro la Svizzera da parte di quelli Stati che tentano di accaparrarsi miliardi di franchi svizzeri di capitali stranieri gestiti sul nostro territorio. Ma allora guardiamo indietro e cerchiamo di capire perché ciò è stato possibile e impariamo da questi errori commessi in passato per non ripeterli più, prima che il nostro Paese perda ulteriormente prestigio e credibilità.
Non è forse vero che importanti banche svizzere hanno dato indicazioni a numerose persone molto facoltose su come evadere il fisco di altri Stati? Non è forse vero che le stesse banche sono state coinvolte in più di uno scandalo finanziario? Quelle banche che direttamente o indirettamente hanno goduto del salvataggio dello Stato?
Se tutto questo è vero, e lo è, allora facciamo quei passi per riguadagnare credibilità correggendo gli errori del passato e non ripetendoli più con soluzioni che fra sei mesi saranno superate, come il modello Rubik, ma partendo rapidamente dagli standard internazionali ed europei in modo di avere anche un potere contrattuale e non farci imporre delle condizioni. Per il partito socialista lottare contro la frode fiscale è una questione di giustizia fiscale, speriamo che lo sia anche per il Consiglio federale.