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Chiesa Marco · Nationalrat · 2016-04-26

Chiesa Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2016-04-26

Wortprotokoll

Il 9 febbraio 2014 il mio cantone, con una maggioranza schiacciante prossima al 70 per cento, ha accettato l'iniziativa denominata "contro l'immigrazione di massa". Le ticinesi ed i ticinesi hanno chiesto a gran voce di ritornare a gestire autonomamente il flusso delle persone che raggiunge il nostro Paese. Lo chiedono, ieri come oggi, in quanto le ripercussioni sfavorevoli della libera circolazione sono evidenti soprattutto a sud delle Alpi: dumping salariale [PAGE 641] e sostituzione della manodopera indigena con quella straniera non sono invenzioni frutto di un'abile propaganda politica ma rappresentano una realtà con la quale si confrontano molti padri di famiglia e giovani lavoratori ticinesi.

Alla luce di queste difficili condizioni in cui versano molti dei miei concittadini e con la volontà di modificare quella che possiamo identificare come una deriva socio-economica, quest'oggi nella Camera bassa del nostro Paese non potrò certo approvare il protocollo in discussione. Accettando l'estensione della libera circolazione alle persone della Croazia violeremmo un mandato popolare attribuitoci direttamente dal sovrano e di conseguenza la Costituzione svizzera - una Costituzione che riferendosi all'immigrazione e al suo futuro parla chiaro, anzi chiarissimo: non possono essere conclusi trattati internazionali che contraddicono l'articolo costituzionale 121a! Proprio per questo motivo, lo stesso Consiglio federale, sospendendo nel febbraio 2014 la firma del Protocollo III, aveva deciso ciò che oggi sconfessa, ossia che non siamo autorizzati a calpestare la Costituzione del nostro Paese e che la firma di questo accordo rappresenterebbe una violazione della nostra Magna Carta.

Permettere un'estensione della libera circolazione che è stata messa sotto scacco solo due anni fa non farebbe onore a questo consesso - neppure cercando di sdoganare il cedimento, per non definirlo tradimento, con l'impellente esigenza di essere reintegrati a pieno titolo nel programma di ricerca Horizon 2020. Si tratta di un programma, al quale la Svizzera parteciperebbe con l'iniezione di miliardi di franchi, un importo talmente importante che diventa plausibile chiedersi quale sarebbe il suo impatto qualora volessimo o fossimo costretti ad impiegarlo autonomamente a beneficio delle nostre aziende e dei nostri centri di ricerca.

Al di là di questo esercizio economico, entrando nel merito del nostro campo, la politica, ritengo non sia il momento di lasciare la porta aperta a delle interpretazioni simili a dei giochi di prestigio, ad esempio speculando sull'articolo 14 punto 2 dell'Accordo sulla libera circolazione, o di piegare le ginocchia davanti alle pressioni europee. Invece è tempo di applicare coerentemente la Costituzione, è tempo di dare una risposta a coloro che hanno riposto le loro speranze in una Svizzera libera ed indipendente anche e soprattutto nella gestione della propria immigrazione.

Per questi motivi, il gruppo UDC non approverà ulteriori estensioni della libera circolazione.