Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2020-06-17
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2020-06-17
Wortprotokoll
Mi fa particolarmente piacere poter prendere la parola a proposito di questa iniziativa. Infatti, sono stato membro del comitato promotore dell'iniziativa popolare ticinese per il divieto di burqa, che è poi stata presa a modello per questa iniziativa federale e che ha fatto da apripista. Il divieto di burqa in Ticino è stato approvato nel settembre 2013 con ben il 65,4 per cento dei voti - certamente un risultato eccezionale. È stato la prima volta che il popolo ha votato in favore di un tale divieto. Altri paesi - l'abbiamo sentito dire anche in quest'aula - hanno introdotto delle norme analoghe. In particolare la Francia, che è stata la prima a muoversi in questo senso e che a sua volta ha ispirato il testo dell'iniziativa ticinese, ma si tratta, appunto, di norme approvate in via parlamentare.
La disposizione ticinese è entrata in vigore nel 2015, dopo che il Parlamento cantonale ha votato l'apposita legge di applicazione. Anche in Ticino, a parte Lega e UDC, tutti i principali partiti erano schierati contro l'iniziativa. Idem la stampa, che per mesi ha fatto campagna contro l'iniziativa. E gli ambienti del turismo e del commercio sollevavano obiezioni che si sono sentite anche oggi in quest'aula. Si paventava in particolare che il divieto di dissimulazione del viso avrebbe nuociuto al turismo in arrivo dai paesi arabi. Invece non c'è stato alcun danno, perché i turisti arabi, adeguatamente informati, si sono poi dimostrati rispettosi delle regole.
D'altronde, il velo integrale non c'entra con la religione, non è una disposizione religiosa, è una disposizione tribale che ogni paese occidentale e democratico deve combattere sul proprio territorio. Perché serve a poco riempirsi la bocca a scopo elettorale con la parità di genere, se poi si difende il burqa. Del resto, tanto per la cronaca, il velo integrale è vietato anche alla Mecca.
Anche in quest'aula si è già dibattuto a lungo sul divieto di dissimulazione del viso, segnatamente quando si trattava di concedere la garanzia federale alla modifica della Costituzione ticinese, approvata, come detto, da oltre il 65 per cento dei votanti del mio cantone. Poco prima di quella decisione, la Corte europea dei diritti dell'uomo, che tanto piace alle maggioranze politiche del nostro paese, statuendo sul divieto francese, aveva decretato che le norme anti-burqa non violano la libertà di religione.
Questa decisione ha tagliato l'erba sotto i piedi ai contrari alla concessione della garanzia costituzionale al divieto ticinese, i quali hanno poi pensato bene di sostenere che non aveva senso introdurre divieti cantonali ma serviva una norma a livello federale per avere la necessaria uniformità nel paese - così si diceva. Ecco, adesso che si tratta di decidere un divieto federale si assiste alla giravolta a 180 gradi, ed ecco che la maggioranza sostiene che no, il tema è di competenza cantonale. Se questo sia serio e coerente lascio a voi giudicare.
Né serio né coerente è il controprogetto che viene opposto all'iniziativa. Il controprogetto è al limite della presa in giro, perché con l'iniziativa non c'entra nulla. Esso stabilisce che bisogna togliere il velo integrale per i controlli di identità - e ci mancherebbe se così non fosse. Secondo voi, per un risultato del genere qualcuno si sarebbe preso la briga di raccogliere qualcosa come 100[NB]000 firme? Siamo seri! Come se non bastasse, mentre l'iniziativa chiede un chiaro e semplice divieto, il controprogetto propone invece di spendere ulteriori soldi pubblici - nella situazione attuale da crisi di coronavirus! - in programmi di integrazione e addirittura per la promozione della parità di genere all'estero. Come sostenitore dell'iniziativa trovo queste proposte del tutto fuori luogo. L'iniziativa chiede di difendere il modello di società occidentale e le nostre basilari regole del vivere insieme - e non di spendere ulteriori soldi pubblici all'estero.
Invito quindi a respingere il controprogetto e a raccomandare di votare sì all'iniziativa, nella convinzione che alle urne la maggioranza della popolazione seguirà l'esempio del mio cantone e del canton San Gallo e farà la stessa cosa.