Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2020-12-09
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2020-12-09
Wortprotokoll
Alla base di questa mozione c'è un caso di criminalità internazionale che ha fatto molto scalpore nel mio cantone nei decenni passati e ha poi avuto un ritorno di fiamma, se così si può dire, lo scorso anno.
Il caso è quello del brigatista rosso italiano Alvaro Lojacono Baragiola; stiamo parlando quindi di terrorismo ovvero di un reato della massima gravità. Lojacono Baragiola nel 1986 acquisì la cittadinanza svizzera in circostanze sospette grazie al fatto che la madre era cittadina elvetica. Contestualmente adottò pure il cognome della madre Baragiola e rinunciò al passaporto italiano per non correre il rischio di venire estradato in Italia.
Lojacono Baragiola ebbe a scontare una pena detentiva in Svizzera. Tuttavia, in Italia è stato condannato in contumacia all'ergastolo e in più a 16 anni di reclusione. A questa condanna ancora oggi si sottrae proprio grazie al passaporto svizzero. Per l'Italia questa persona risulta latitante.
Il nostro paese, solitamente attento alla propria immagine all'estero, in questa vicenda non fa certamente una bella figura. Ad aggravare il quadro è il fatto che Lojacono Baragiola beneficia del pubblico impiego, in quanto è un collaboratore dell'Università di Friburgo - così almeno si presentava la situazione al momento dell'inoltro della presente mozione.
La mozione pone il tema dell'estradizione di cittadini svizzeri naturalizzati verso Stati terzi, in genere verso il paese d'origine, dove hanno commesso reati di terrorismo. Questo tipo di estradizione oggi non è consentito. Con la mozione chiedo di creare la base legale che lo renda possibile.
Nella sua presa di posizione, il Consiglio federale spiega che un caso come questo non sarebbe più possibile con la legislazione attuale. Ma questo non risolve il problema: ad un terrorista naturalizzato, se titolare della doppia cittadinanza, la Svizzera può ritirare il passaporto elvetico e quindi procedere all'estradizione. Ma se il terrorista in questione, per motivi di convenienza, ha rinunciato alla cittadinanza originaria, questo non è più fattibile e starebbe alla Svizzera condurre il procedimento penale. Non si vede per quale motivo bisognerebbe però insistere per sobbarcarsi questo compito di rispettivi oneri per tenere il terrorista sul nostro territorio.
Il tema dei terroristi naturalizzati che rinunciano alla cittadinanza originaria per non rischiare un'estradizione è destinato a porsi a più riprese in futuro, in particolare in relazione al terrorismo islamico. Mantengo quindi la proposta legislativa finché in caso di terrorismo l'estradizione di cittadini naturalizzati che per convenienza hanno rinunciato alla cittadinanza originaria diventi possibile.