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Gysin Greta · Nationalrat · 2021-09-14

Gysin Greta · Nationalrat · Tessin · Grüne Fraktion · 2021-09-14

Wortprotokoll

Con la modifica della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, si creano le basi legali per poter obbligare persone che dovrebbero lasciare la Svizzera a sottoporsi ad un test Covid-19 se non è possibile altrimenti eseguire l'allontanamento. Questo perché, come è già stato detto dai relatori precedenti, molti paesi di provenienza e Stati Dublino richiedono un tampone negativo per riammettere le persone allontanate dalla Svizzera, e praticamente tutte le compagnie aeree esigono questo test. Il rifiuto del test diventa così un espediente per ritardare l'allontanamento.

Con un test obbligatorio, così l'opinione del Consiglio federale e della maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche, le persone non potranno più ostacolare l'esecuzione del loro allontanamento. Quello che all'apparenza sembra essere una questione molto semplice, ovvero creare le condizioni perché sia possibile eseguire decisioni e misure dello Stato di diritto, a ben guardare non lo è per nulla.

Innanzitutto è opportuno quantificare il problema di cui stiamo parlando. Nel messaggio governativo si parla di "sempre più persone", ma fino a maggio si trattava di una cinquantina di casi, a fronte di oltre 4000 allontanamenti effettuati dall'inizio dell'anno. Converrete con me che si tratta di una cifra tutto sommato esigua.

A questi dati si aggiunge il fatto che un test Covid-19 obbligatorio rappresenta un'ingerenza nell'integrità fisica e quindi una violazione delle libertà individuali sancita dall'articolo 10 della nostra Costituzione. Un'ingerenza decisamente sproporzionata. Un test obbligatorio difficilmente potrà infatti essere effettuato senza misure coercitive e senza un serio pericolo di ferire la persona che subisce il test contro la propria volontà.

Una prassi coercitiva di questo tipo risulta incompatibile con la Convenzione europea per la prevenzione della tortura che vieta trattamenti inumani e degradanti.

La novella legislativa non chiarisce alcuni aspetti importanti. Una su tutte: la questione su chi dovrà effettuare il test. Si parla di persone formate, senza specificare oltre. Il personale medico formato può costringere una persona ad un trattamento solo nel caso in cui una persona non sia in grado di discernimento e metta in serio pericolo sé stessa e gli altri. È evidente che queste condizioni cumulative non siano date nel caso di un test Covid. Dunque chi, se non il personale medico formato effettuerà l'intervento?

Riassumendo: il numero di allontanamenti che devono essere rimandati è esiguo; un test obbligatorio rappresenta un'ingerenza sproporzionata nell'integrità fisica e nella libertà individuale delle persone; i test non potranno essere effettuati senza un serio pericolo di ferimento e/o senza coercizione fisica; e sussiste il rischio di trattamenti degradanti e disumani. La legge proposta viola inoltre il principio di non discriminazione, poiché nella lotta alla pandemia nessun'altra persona è costretta a sottoporsi al test Covid o a misure mediche di qualsiasi altro tipo. Nessuno, collega Silberschmidt, la obbliga ad andare al ristorante. È una libera scelta che lei fa. Può decidere se vaccinarsi, se testarsi o semplicemente se non andare al ristorante. Invece qua si tratta di un obbligo, è un'altra cosa, sono due questioni differenti. Davvero vogliamo tradire i nostri principi fondamentali e correre il rischio di ferire seriamente delle persone, nonostante le cifre dimostrino che il problema è veramente marginale?

Per tutti questi motivi, a nome del gruppo dei Verdi, vi invito a sostenere la minoranza Marti Samira, e quindi a non entrare in materia. Se la maggioranza deciderà altrimenti, vi invito a sostenere la minoranza Glättli che rigetta la clausola dell'urgenza, come pure la minoranza Barrile che specifica il tipo di test che dovrebbero essere esclusi.