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Marchesi Piero · Nationalrat · 2023-09-21

Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2023-09-21

Wortprotokoll

Con la sua iniziativa la collega Marra chiede che i "diversi atti normativi che regolano la frequenza delle riunioni dell'Assemblea federale devono essere riveduti affinché il Parlamento possa essere più reattivo di fronte alle situazioni che possono venirsi a creare nella società moderna, segnatamente in caso di crisi".

In sintesi, la collega ritiene che bisognerebbe trovare nuove regole per il lavoro del Parlamento e delle commissioni, affinché le istituzioni siano maggiormente pronte a rispondere ai bisogni del paese, soprattutto nell'intervenire in situazioni di crisi come verificatosi con la pandemia COVID-19 e più recentemente con il Credito Svizzero.

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha trattato la proposta preliminarmente il 28 maggio del 2021, decidendo, con 12 voti contro 11 e 1 astensione, di dare seguito all'iniziativa. La commissione del Consiglio degli Stati ha invece deciso diversamente, rigettando l'iniziativa con 8 voti contro 3. La commissione del nostro consiglio si è allora di nuovo riunita per trattare la proposta in oggetto e ha avuto modo di approfondire ulteriormente il tema.

La commissione ritiene che una frequenza diversa delle sessioni non avrebbe permesso all'Assemblea federale di essere maggiormente coinvolta nella gestione delle diverse crisi, ad esempio in quella provocata dalla pandemia COVID-19. Quest'ultima ebbe il suo inizio durante la sessione primaverile del 2020 e portò all'interruzione dei lavori parlamentari al termine della seconda settimana. Se la sessione non fosse stata interrotta, si può comunque supporre che durante la terza settimana di sessione non vi sarebbero stati oggetti all'ordine del giorno con una importanza tale da poter contribuire in qualche modo a risolvere o quanto meno mitigare la crisi legata al COVID-19.

Lo stesso si può affermare per la crisi del Credito Svizzero, dove la decisione di intervenire in modo tempestivo è stata presa dal Consiglio federale di domenica, prima che riaprissero le borse il giorno successivo.

Va poi ricordato che, se anche il Parlamento venisse convocato con modalità differenti di quelle attuali, per poter mettere le Camere in condizioni minime per prendere delle decisioni, sono necessari lavori preparatori da parte dell'amministrazione e anche, e soprattutto, delle commissioni. Appare piuttosto evidente che, anche nelle migliori condizioni possibili, le tempistiche decisionali delle Camere federali non possono minimamente essere paragonate a quelle di un gremio ristretto quale il Consiglio federale. Aumentando la cadenza delle sessioni o convocando il Parlamento in fretta e furia per cercare di prendere dei provvedimenti urgenti di fronte a problemi puntuali e critici si corre il rischio di peggiorare sensibilmente la qualità del lavoro e di adottare provvedimenti poco approfonditi e magari pure poco solidi.

Un altro aspetto, forse meno determinante ma comunque degno di nota, è che una riorganizzazione delle sedute delle Camere federali porterebbe inoltre alla modifica dell'intero calendario delle sedute commissionali e dei processi di preparazione delle stesse, e a una sostanziale modifica del sistema di lavoro del Parlamento così come lo conosciamo ora. È anche stata valutata, durante i lavori della commissione, l'incidenza che una tale riorganizzazione avrebbe sulla vita professionale e personale dei singoli parlamentari. In sintesi, ci si è posto la domanda se questa riorganizzazione permetterebbe una migliore conciliabilità delle attività professionali e familiari con il mandato parlamentare. La commissione ritiene di no, perché ogni membro ha un'attività professionale diversa dall'altro, con dinamiche di lavoro variegate. E, non da ultimo, il luogo di residenza e pertanto l'organizzazione degli spostamenti gioca un ruolo non trascurabile.

Una minoranza della commissione, appellandosi all'esperienza fatta in alcuni parlamenti cantonali, ritiene invece che con sessioni più brevi ma più frequenti, vi sarebbe una migliore conciliabilità delle attività professionali e familiari con il mandato di parlamentare. Così si risponderebbe meglio alle sfide del futuro e alle situazioni critiche.

La commissione, con 12 voti a favore contro 10 e 1 astensione, vi propone di non dar seguito all'iniziativa parlamentare.