Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2025-09-17
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-09-17
Wortprotokoll
L'iniziativa popolare che discutiamo oggi chiede di sancire nella Costituzione federale che i coniugi non siano svantaggiati dal punto di vista fiscale rispetto alle persone non sposate, mantenendo tuttavia il cumulo dei redditi nella dichiarazione d'imposta. L'attuazione concreta spetterebbe al Parlamento.
I possibili modelli di imposizione congiunta non discriminatoria includono diverse varianti di splitting e il cosiddetto calcolo fiscale alternativo. Tuttavia, il Consiglio federale e una maggioranza risicata della Commissione dell'economia e dei tributi, 13 voti a favore e 12 contrari, respingono l'iniziativa e anche un eventuale controprogetto, poiché in contrasto con il modello scelto dalle Camere - peraltro anche in questo caso con maggioranze risicate -, quello della tassazione individuale indipendente dallo stato civile. Contro la tassazione individuale, tuttavia, è in corso il referendum popolare e forse ci sarà anche un referendum dei Cantoni.
Occorre evidenziare le criticità della scelta compiuta dalla maggioranza risicata. In primo luogo, non è vero che con la tassazione individuale i coniugi pagheranno meno. A trarne vantaggio saranno solo le coppie in cui entrambi i partner percepiscono redditi simili. Al contrario, le famiglie in cui uno dei due coniugi guadagna marcatamente di più, o in cui uno riduce la propria attività per occuparsi dei figli o di genitori anziani finiranno per essere penalizzate. Quindi, in altre parole, chi decide di investire tempo e energia nella cura dei congiunti vedrà aumentare il proprio carico fiscale.
Lo Stato, così facendo, utilizza la leva fiscale per imporre un preciso modello familiare, quello in cui entrambi i coniugi lavorano approssimativamente nella stessa misura, ma questa non è equità fiscale, questa è ideologia. Le diverse scelte di vita devono essere rispettate e non penalizzate in modo arbitrario. È particolarmente fuori luogo che venga discriminato chi si dedica all'assistenza non retribuita dei familiari.
A sostegno della tassazione individuale, quindi contro la presente iniziativa, viene poi citata la migliore integrazione professionale delle donne che contribuirebbe a colmare la presunta, sottolineo presunta, carenza di manodopera in Svizzera. Sappiamo però che l'effetto occupazionale è stimato in circa 16 300 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno. È un effetto limitato e una tantum, quindi del tutto marginale, se lo confrontiamo con i flussi migratori che ogni anno portano in Svizzera tra 80[NB]000 e 100[NB]000 persone.
A ciò si aggiungerebbe un difetto tutt'altro che secondario: la tassazione individuale comporterebbe 1,8 milioni di dichiarazioni fiscali in più, e per gestirle si stima che sarebbero necessarie, a livello nazionale, tra 1000 e 1600 nuovi funzionari. Quindi altro che semplificazione. Ci troveremmo di fronte ad un vero mostro burocratico e amministrativo, con costi aggiuntivi a carico dei cittadini.
L'eliminazione della penalizzazione fiscale del matrimonio è indubbiamente un obiettivo giusto, ma lo si può ottenere attraverso adeguamenti tariffari, senza quindi stravolgere il sistema. È quanto chiede la presente iniziativa che invito quindi a sostenere. Essa offre finalmente la possibilità, attesa da quaranta anni, di eliminare l'iniquità fiscale a danno dei coniugi, senza imporre a tutti la tassazione individuale. Essa permette di evitare di creare una sorta di divorzio fiscale fittizio che porterebbe infinite complicazioni alla messa in pratica, e magari porterebbe anche delle strane speculazioni per ottimizzare le tasse. Salvaguardiamo il principio fondamentale del matrimonio come unione anche economica. Non strumentalizziamo il fisco per imporre un modello di gestione familiare a scapito di altri.
Certo, questa iniziativa, l'abbiamo sentito prima, comporta delle minori entrate per la Confederazione, ma forse è il caso di ricordare che l'imposta federale diretta venne introdotta come misura temporanea ai tempi della prima guerra mondiale. Questa misura temporanea come ben sappiamo è diventata permanente. Pertanto, se le entrate di pertinenza di questa imposta diminuiscono, penso che non sia certamente uno scandalo, considerato che questa imposta avrebbe dovuto essere abolita da tempo.