Marchesi Piero · Nationalrat · 2025-09-25
Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-09-25
Wortprotokoll
"No a una Svizzera da 10 milioni": non parliamo di uno slogan, ma di una scelta fondamentale. Vogliamo una Svizzera sostenibile a misura d'uomo, oppure una metropoli anonima in cui i cittadini diventano comparse? A causa dell'immigrazione la Svizzera cresce ogni anno di 80[NB]000 persone. E come costruire una nuova città grande [PAGE 1862] come San Gallo ogni dodici mesi. Ma quale Paese può reggere a questo ritmo senza perdere qualità di vita?
Le conseguenze sono chiare e le vediamo tutti. Infrastrutture al collasso, ospedali sovraccarichi, premi di cassa malati che aumentano, alloggi sempre più cari. E le scuole, anch'esse sono sotto pressione e non necessariamente per il crescente numero di allievi, ma soprattutto per la difficoltà di assimilare un'immigrazione massiccia, con culture e lingue diverse che obbligano i comuni ad assumere docenti di appoggio e docenti speciali. Il tutto va a discapito della qualità dell'insegnamento dei nostri figli.
In Ticino il fenomeno è ancora più drammatico. In 20 anni i lavoratori frontalieri sono passati da 30[NB]000 a 80[NB]000 unità. Oggi in Ticino i lavoratori stranieri superano, in numeri assoluti, i lavoratori svizzeri. E questo è il destino che vogliamo per il nostro Cantone? Vogliamo dumping salariale, precarietà, giovani che non trovano opportunità? Tutti i partiti del mio cantone gridano allo scandalo perché ogni anno 800 giovani lasciano il cantone per andare a lavorare in Svizzera interna in cerca di lavori meglio retribuiti. E lì restano, lì fanno figli. Chi costruirà il futuro del Ticino se i nostri giovani se ne vanno? E cosa intendono fare i partiti per invertire questa tendenza? - Nulla!
Le conseguenze sono già davanti a noi. Scuole che chiudono nei villaggi perché mancano gli allievi, comunità che si spopolano, un cantone che invecchia. E più il Ticino invecchia, più cresce la dipendenza dalla manodopera frontaliera. È questo il modello che vogliamo? Parlo anche come padre. Ho un figlio piccolo e come genitore sogno che un giorno, se lo vorrà, possa avere l'opportunità di costruirsi una carriera e una vita dignitosa nel suo cantone. Certo, un'esperienza nella Svizzera interna o all'estero è un arricchimento che spero vorrà vivere. Ma deve essere una libera scelta, non un obbligo imposto dalla mancanza di prospettive in casa propria, come spesso accade nel mio cantone. Che Paese siamo, se costringiamo i nostri giovani a partire e lasciamo che i posti di lavoro siano occupati da chi viene da un altro Paese? Che futuro ha una Svizzera che cresce senza limiti, che consuma il suo territorio e relega i suoi cittadini a spettatori?
Questa iniziativa non punta sulla chiusura e sull'irresponsabilità. È un segnale chiaro. Vogliamo uno sviluppo sostenibile per i nostri cittadini, per le nostre famiglie e per i nostri giovani. Apriamo gli occhi. Questa iniziativa è l'occasione per definire che Svizzera vogliamo tra vent'anni: caotica, cementificata e dove chi vive in questo Paese perde l'opportunità di vivere una vita adeguata? Oppure un Paese vivibile, ben strutturato che fornisce ai nostri giovani una prospettiva per il futuro? Stiamo davanti una scelta: o lasciamo che la Svizzera diventi una terra senza volto, da dieci milioni e più di abitanti, o difendiamo la nostra identità e il futuro dei nostri figli. La mia scelta è chiara. Io voto per l'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni!" Lo faccio per la mia generazione e, ancora con più convinzione, per la generazione dei nostri figli.