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Gysin Greta · Nationalrat · 2025-09-25

Gysin Greta · Nationalrat · Tessin · Grüne Fraktion · 2025-09-25

Wortprotokoll

Il postulato 25.3394 che qui discutiamo e che vi invito a bocciare parte da un presupposto apparentemente pragmatico. Si dice che i tribunali penali siano sovraccarichi e che riportare la competenza per le espulsioni di persone straniere condannate alle autorità migratorie permetterebbe di snellire le procedure e anche di ridurre i costi. Ma guardando meglio, questa proposta è tutt'altro che pragmatica; è pericolosa, è sbagliata, e rischia di aprire la porta a una nuova e pesante ondata di restrizioni.

Ricordiamoci che fino al 2016 erano le autorità migratorie a decidere sull'allontanamento. Con l'attuazione dell'iniziativa "per l'espulsione degli stranieri che commettono reati" questa competenza è stata trasferita ai tribunali penali proprio per garantire che la decisione venisse presa insieme alla sentenza, con tutte le garanzie procedurali di un processo penale. L'idea era, e resta chiara: una misura così incisiva sulla vita delle persone deve essere decisa da un tribunale e non da un ufficio amministrativo.

Il postulato ci propone di tornare un passo indietro. Ci chiede di rimettere nelle mani delle autorità migratorie una competenza che appartiene oggi al potere giudiziario. Non è una buon'idea soprattutto per due motivi. In primo luogo, il ritorno alle autorità migratorie ridurrebbe le garanzie procedurali per le persone interessate. Oggi, nel processo penale, chi rischia l'espulsione ha diritto a un difensore d'ufficio. Domani, davanti all'autorità amministrativa, questo diritto potrebbe non esserci più. E parliamo di una decisione che tocca non solo la libertà di movimento, ma la vita intera di una persona e della sua famiglia - il domicilio, il lavoro, la rete sociale, la protezione contro le persecuzioni nel Paese d'origine. È impensabile che una misura così importante possa essere decisa senza un'adeguata assistenza legale e senza il vaglio di un tribunale.

In secondo luogo, riportare le decisioni di espulsione nell'ambito amministrativo non risolverebbe i problemi che si denunciano, ovvero il sovraccarico dei tribunali penali. È vero che le procedure penali sono più complesse e sono più formali, ma questo "più con difetto" è una garanzia di giustizia. Se invece separiamo di nuovo i due binari, da una parte la condanna penale e dall'altra la procedura di espulsione, rischiamo di moltiplicare i procedimenti, di allungare i tempi e di aumentare i conflitti di competenza. Invece di maggiore efficienza avremmo ancora più incertezza e ancora maggiori costi.

Non dimentichiamo neanche l'aspetto politico: la Svizzera ha già una delle legislazioni più severe d'Europa in materia di [PAGE 1893] espulsioni. Non abbiamo veramente bisogno di nuove strette né di creare nuove disuguaglianze di trattamento tra persone svizzere e persone senza passaporto rossocrociato. Abbiamo bisogno di un sistema che sia coerente, che garantisca i diritti fondamentali e che permetta alle persone di reinserirsi e rifarsi una vita dopo aver scontato una pena, quando l'espulsione non può essere decisa.

Per tutte queste ragioni, io vi invito a respingere il postulato 25.3394.