00.3750 · Postulato · 2000-12-15
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale condivide le preoccupazioni espresse dal presente postulato sugli
effetti dei cambiamenti climatici nelle regioni di montagna, che potrebbero generare con
maggiore frequenza valanghe, smottamenti, colate di detriti e inondazioni. Inoltre, il
Governo è consapevole dell'importanza per il nostro futuro del nesso che esiste fra il
riscaldamento climatico, la frequenza delle catastrofi naturali e la funzione di protezione
del bosco di montagna e della necessità di osservare con attenzione nei prossimi anni
l'evolvere della situazione. Ciò vale in particolare per la ricerca, che deve continuare i
progetti di osservazione iniziati nel secolo scorso anche nei prossimi decenni e fornire
le previsioni sull'evoluzione climatica.
Il Consiglio federale respinge però il postulato che propone d'innalzare artificialmente il
limite della foresta. L'argomento sollevato nella motivazione che i cambiamenti climatici
provvederanno con l'andare del tempo ad alzare il limite della foresta è corretto. Ma gli
esperti ritengono che i grandi cambiamenti concernenti tale fenomeno dovrebbero
avere luogo nel corso di secoli e non sull'arco di alcuni decenni. Sussistono notevoli
dubbi sulla probabilità che il rapido riscaldamento annunciato da un lato e il
rimboschimento artificiale dall'altro possano comportare in tempi brevi l'innalzamento
del limite della foresta. Anche l'esame di diverse tecniche d'impianto sperimentate sul
limite della foresta e la promozione di alberi di determinati habitat, capaci di mantenere
stabile il limite della foresta, hanno ora mostrato, dopo una ricerca di quasi
cinquant'anni sullo Stillberg presso Davos e nel Parco nazionale svizzero, condotta
dall'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio FNP, che non è
possibile accelerare, né a medio né a lungo termine, i tempi della successione naturale
della vegetazione ad altitudini vicine all'attuale limite della foresta (oltre i 1800 m.s.m.). Il
tasso di perdite fatto registrare dalle piantagioni artificiali è, infatti, troppo elevato. Sulla
base degli esperimenti fatti dalla FNP dal 1960 al 1975 e delle esperienze acquisite nel
frattempo, possiamo sconsigliare di ricorrere a specie arboree appartenenti ad habitat
estranei o importate per tentare di risolvere il problema. Sussistono, infatti, molte
incertezze su come dette specie possano evolvere nel corso dello sviluppo di un albero
e quali rischi ecologici possano causare.
In linea di principio va tenuto conto della notevole complessità del rapporto che vige fra
il riscaldamento climatico, la frequenza di calamità naturali e la protezione esercitata dal
bosco di montagna. La questione va quindi affrontata in maniera complessiva. Per tale
ragione è necessario sostenere i progetti di ricerca e di osservazione a lungo termine,
che devono servire a promuovere la comprensione dell'interazione che esiste fra il
clima, la vegetazione, il suolo e i processi legati alle calamità naturali nelle regioni di
montagna. Dato che siamo di fronte a mutamenti striscianti e i singoli processi possono
avere luogo sull'arco di decenni, le osservazioni a lungo termine menzionate all'inizio
assumono un ruolo di fondamentale importanza. Per fare delle affermazioni fondate, il
Consiglio federale si impegna a preservare a tutti i costi i progetti di osservazione
concernenti il bosco, il suolo, il clima, la neve, i ghiacciai e la vegetazione.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.