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04.3694 · Interpellanza · 2004-12-15

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

Liquidato

Wortlaut

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Condivide l'analisi secondo cui l'uranio contenuto nei proiettili si diffonde nel suolo e libera un pulviscolo velenoso che viene inevitabilmente inalato dalle persone?

2. La Swisscoy è equipaggiata con apparecchi di misura delle radiazioni. Contrariamente a quanto affermato nelle precedenti prese di posizione del Consiglio federale, sussiste quindi il rischio di un'esposizione a pericolo della salute dei membri della Swisscoy e della popolazione civile del Kosovo risultante da munizioni contenenti uranio impoverito?

3. Considerati gli evidenti rischi per la salute, la Svizzera non dovrebbe pronunciarsi per un divieto di tali munizioni, tanto più che il loro impiego è evidentemente contrario ai principi del diritto internazionale umanitario?

Begründung

Nella guerra del Kosovo del 1999 le truppe della NATO hanno sparato circa 31 000 proiettili contenenti uranio impoverito (munizione DU). Ciò equivale complessivamente a circa 10 tonnellate di uranio impoverito. Finora, il Consiglio federale ha assunto un atteggiamento evasivo rispetto agli effetti dannosi per la salute di queste munizioni, affermando che al riguardo non sussisterebbero chiari risultati scientifici. Sebbene nelle sue prese di posizione il Consiglio federale non abbia mai ammesso che nelle zone a rischio sussiste un pericolo, segnatamente per il personale militare e civile svizzero, i membri dell'11° contingente della Swisscoy in Kosovo sono stati equipaggiati con dosimetri. Questi apparecchi, in formato carta di credito, vengono portati al collo e misurano la radiazione radioattiva alla quale è esposta la persona che li porta.

Stellungnahme des Bundesrates

1. È di per sé corretto affermare che durante l'impiego di munizioni contenenti uranio impoverito (depleted uranium, DU) possono formarsi polveri contenenti ossido di uranio che, se inalate, potrebbero teoricamente rappresentare un rischio per la salute di persone successivamente presenti nella zona interessata. Tuttavia, secondo lo stato attuale delle conoscenze scientifiche riguardo agli effetti tossicologici e radiologici dell'uranio sugli esseri umani, vi sono da temere importanti effetti sulla salute soltanto in caso di inalazione di elevate quantità di polveri.

Dalle analisi effettuate negli anni scorsi dall'UNEP (United Nations Environment Programme) e dal LABOR SPIEZ in Kosovo e in altri Stati balcanici interessati dal fenomeno dell'uranio impoverito risulta che la presenza di uranio impoverito è documentata esclusivamente all'interno delle zone degli obiettivi note e limitate in cui le armi in questione sono state impiegate e situate per lo più all'esterno dei centri abitati. All'esterno di tali aree, anche a distanza di molti anni, non è stata trovata alcuna traccia di uranio impoverito. Dalle misurazioni eseguite mediante strumenti per la raccolta di campioni d'aria risulta che, persino nelle zone centrali dei settori degli obiettivi in cui, in base a dati accertati, sono state impiegate migliaia di simili proiettili, l'aria inalata presenta dosi di uranio impoverito infime e irrilevanti per la salute.

2. La consegna dei nuovi dosimetri ai membri della Swisscoy non è in alcuna relazione con l'impiego di munizioni contenenti uranio impoverito durante la guerra del Kosovo nel 1999. Come sinora, non vi è pertanto alcun motivo di ritenere che in Kosovo i militari svizzeri siano esposti al pericolo di contaminazione da uranio impoverito.

L'impiego dei nuovi dosimetri ha primariamente lo scopo di avvertire i membri del contingente della Swisscoy della possibile presenza di fonti radioattive sinora ignote. Le fonti radioattive sono impiegate a livello mondiale nei settori medico e tecnico. Nelle zone in cui hanno avuto luogo dei combattimenti può capitare che l'integrità o il controllo di simili fonti non siano più assicurati e che siano scomparsi i segnali di pericolo e le pertinenti indicazioni. In simili casi l'impiego di adeguati apparecchi di misurazione rappresenta un'efficiente misura di sicurezza. Apparecchi analoghi sono utilizzati anche dalla polizia e dai pompieri.

3. Il Consiglio federale ha già esposto il suo parere in merito alla conciliabilità delle armi contenenti uranio impoverito con il diritto internazionale in vigore nella sua risposta all'interpellanza 02.3368 della consigliera nazionale Valérie Garbani concernente l'impiego di armi contenenti uranio impoverito in Afghanistan.

Le analisi effettuate e la documentazione scientifica pubblicata nel frattempo non danno adito a una valutazione diversa. Ad esempio, da un'analisi eseguita dall'UNEP nel 2003 ("Depleted Uranium in Bosnia and Herzegovina") risulta che, osservate alcune raccomandazioni e misure preventive, la popolazione della Bosnia e Erzegovina e degli altri Stati balcanici non è esposta a rischi rilevanti per la salute generati dalla presenza di uranio impoverito. Al riguardo si tratta di applicare misure semplici quali l'informazione della popolazione locale in merito alle aree interessate, la rimozione tecnicamente corretta di proiettili contenenti uranio impoverito sparsi sulla superficie del terreno oppure l'analisi periodica dell'acqua potabile proveniente dalle zone degli obiettivi.

Risposta del Consiglio federale.