07.3012 · Interpellanza · 2007-03-06
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
1. Come valuta il Consiglio federale il rischio di attacchi aerei o di bombe lanciate sulle centrali nucleari, di distruzioni, manipolazioni e sabotaggi commessi dall'interno, di autobombe e camion imbottiti di esplosivo lanciati contro i sistemi di contenimento o emergenza, di un blocco del sistema di alimentazione dell'elettricità e dell'acqua fredda da parte di unità armate altamente specializzate e, infine, di attentati compiuti contro il trasporto di barre di combustibile altamente radioattive?
2. Quanto tempo intercorre tra il momento in cui è individuato un grave pericolo e viene ordinata la disattivazione preventiva della centrale e il momento in cui questa è davvero attaccata, se la disattivazione preventiva deve ridurre considerevolmente il rischio radioattivo?
3. Per quale motivo il Consiglio federale, che giustifica i programmi d'armamento con il pericolo di attacchi terroristici, approva la costruzione di nuove centrali nucleari e quindi la creazione di nuovi obiettivi del terrorismo particolarmente "interessanti" e pericolosi?
Begründung
In un'intervista rilasciata al "Bieler Tagblatt" il 29/30 gennaio 2003, il consigliere federale Samuel Schmid dichiarava che il rischio di attacchi terroristici è minore in Svizzera rispetto ad altri Stati politicamente più esposti. Alla domanda su quali obiettivi fossero particolarmente sensibili, il capo del DDPS ha risposto che si tratta di quelli ai quali gli attacchi possono arrecare danni molto gravi, come le centrali nucleari. Due settimane prima, il professor Curt Gasteyger, esperto ginevrino di strategia, aveva affermato che, nell'ottica dei terroristi, quello delle centrali atomiche è uno degli obiettivi più "interessanti" della Svizzera ("Schaffhauser Nachrichten" del 15 gennaio 2003). Su entrambi i pareri potrebbe aver influito, tra l'altro, l'"esercitazione d'emergenza" organizzata il 5 settembre 2002 da Greenpeace presso l'impianto di Beznau.
Nel frattempo, il consigliere federale Samuel Schmid ha corretto al rialzo il pericolo di attacchi terroristici in Svizzera menzionando spesso il cosiddetto "terrorismo di guerriglia", ad esempio in occasione della presentazione del programma d'armamento 2006. Ciò significa che le centrali nucleari sono diventate, ancor più di prima, una spada di Damocle che grava sul nostro Paese. Il binomio "centrali nucleari/potenziali obiettivi terroristici" è riconosciuto anche da chi reputa il pericolo di attacchi terroristici per la Svizzera nettamente inferiore a quanto valutato nel frattempo dal Consiglio federale (almeno fino a che non vengono inviati carri armati in Iraq o soldati in Afghanistan). Chi prende sul serio il rischio di attacchi terroristici cerca di abbandonare il nucleare il più rapidamente possibile. Chi non lo fa, deve chiedersi fino a che punto i prospettati scenari terroristici siano credibili.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Nel confronto internazionale, le centrali nucleari svizzere vantano un elevato standard di sicurezza. Presso tutti gli impianti sono state adottate misure edili, operative e organizzative per garantire la massima protezione contro attacchi terroristici (atti di sabotaggio), anche nel caso di una caduta di aereo premeditata e di un attentatore all'interno. I dispositivi e le misure di sicurezza nelle centrali nucleari sono controllati regolarmente dalla competente sezione Garanzia e protezione contro il sabotaggio delle centrali nucleari dell'Ufficio federale dell'energia. Le misure di sicurezza sono perlopiù segrete e non possono essere oggetto di discussione pubblica. L'attuale elevato standard di sicurezza sarà tuttavia garantito anche in futuro.
Gli esperti che, sotto la direzione dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica, hanno controllato nel 2005 lo standard di sicurezza delle centrali nucleari svizzere sono giunti alla conclusione che l'autorità di sorveglianza svizzera svolge il suo compito in modo coscienzioso e che l'attuazione delle misure di protezione contro atti di sabotaggio risulta adeguata e proporzionata al rischio.
2. Nel caso di un pericolo imminente, le autorità di sorveglianza possono ordinare misure immediate (art. 72 cpv. 3 della legge federale sull'energia nucleare). In questi casi può essere deciso l'immediato spegnimento del reattore nucleare. Per ovvi motivi, non è possibile rilasciare informazioni sulle misure da adottare nel periodo tra lo spegnimento del reattore e l'attacco effettivo. Inoltre, tali misure sono fortemente dipendenti dal tipo di attacco e dalla natura degli attentatori.
3. Nell'ambito della costruzione di nuove centrali nucleari devono essere contemplate le esigenze della protezione contro atti di sabotaggio e gli impianti in esercizio devono corrispondere sempre allo stato attuale della tecnica. In questo modo è possibile ridurre il rischio d'attentato e minimizzare eventuali effetti radiologici. Viste le misure in atto, non vi è motivo di spegnere le centrali nucleari in esercizio o rinunciare alla costruzione di nuovi impianti.
Risposta del Consiglio federale.