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10.3810 · Interpellanza · 2010-10-01

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

1. Perché il Consiglio federale non esclude l'adesione all'UE quale possibile scenario di politica estera, dal momento che esso non è evidentemente conciliabile con l'articolo che definisce lo scopo della Costituzione federale?

2. Nel quadro della sua politica estera, il Consiglio federale intende adottare una strategia per mantenere il numero di nuove leggi il più contenuto possibile? Al fine di garantire ai cittadini la maggiore libertà possibile, la Svizzera si impegna davvero a recepire solo le leggi strettamente necessarie?

3. Al Congresso delle arti e mestieri di quest'anno, Edmund Stoiber ha menzionato che circa l'85 per cento delle nuove leggi entrate in vigore in Germania hanno la loro origine a Bruxelles. Quali provvedimenti adotta il Consiglio federale per impedire che un tale scenario si verifichi anche in Svizzera?

4. Quante pagine di leggi e ordinanze ha dovuto recepire la Svizzera negli ultimi cinque anni a causa degli sviluppi dell'acquis dell'Unione?

5. Il Consiglio federale può indicare, con riferimento agli ultimi cinque anni, il numero di leggi che hanno avuto la loro origine in Svizzera, a Bruxelles o a livello internazionale (presentazione annuale delle cifre)?

Begründung

Nel 2009 il Consiglio federale evocava ancora i vantaggi di un accordo quadro con l'UE. Affermava che ciò avrebbe permesso di migliorare e razionalizzare il processo di attualizzazione del diritto europeo per la Svizzera (cfr. interpellazione 09.3249). Il 19 agosto 2010 la presidente della Confederazione Doris Leuthard ha però dichiarato che bisognerebbe dimenticare la nozione di accordo quadro, in quanto nessuno ne conosce esattamente il significato. Secondo Doris Leuthard, la Svizzera avrebbe difficoltà con lo sviluppo sia dell'acquis che della giurisprudenza dell'Unione. È evidente che possano sorgere divergenze tra il diritto europeo e l'ordinamento giuridico e costituzionale della Svizzera. Ciò viene confermato anche dal rapporto del Consiglio federale sulla valutazione della politica europea svizzera: l'adesione all'UE avrebbe conseguenze sulle istituzioni federali e democratiche della Svizzera, oltre a toccare i diritti popolari. Ciò risulterebbe in contraddizione con gli obiettivi contenuti nell'articolo 2 della Costituzione federale (tutela della libertà e dei diritti del popolo), che secondo la consigliera federale Calmy-Rey sono identici agli obiettivi perseguiti dal Consiglio federale in materia di politica europea.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Nel rapporto approvato il 17 settembre 2010 sulla valutazione della politica europea svizzera (cfr. n. 3.7.1), il Consiglio federale specifica che un'adesione della Svizzera all'UE avrebbe effetti sulla democrazia diretta, sul federalismo e su altri aspetti istituzionali. Tali effetti richiederebbero adeguamenti delle procedure e dei meccanismi svizzeri in questi settori. A parte il fatto che tali adeguamenti dovrebbero essere approvati dal popolo e dai Cantoni secondo le regole costituzionali in vigore, gli effetti e gli adeguamenti menzionati non contravvengono alle garanzie programmatiche dell'articolo 2 della Costituzione federale, contrariamente alla conclusione che ne trae l'autore dell'interpellanza. In ogni caso il Consiglio federale continuerà a monitorare e sottoporre a verifica tutti gli strumenti di politica europea al fine di poter operare gli adeguamenti necessari a seconda degli sviluppi futuri.

2./3. Come già affermato nel suo rapporto del 15 giugno 2007 sugli effetti dei diversi strumenti di politica europea sul federalismo svizzero (cfr. n. 1.4), il diritto svizzero è influenzato dal diritto dell'Unione in ragione della rete di accordi sempre più densa tra la Svizzera e l'UE. L'obiettivo del Consiglio federale è quello di perseguire una legislazione svizzera "eurocompatibile" nei settori dove ciò è di interesse per la Svizzera (economia, sicurezza, ambiente, cultura, ricerca, ecc.). L'eventuale recepimento del diritto dell'UE avviene inoltre nel quadro di accordi conclusi unicamente nel caso essi siano nell'interesse della Svizzera. Infine, non si può concludere che il recepimento del diritto dell'UE limiti automaticamente la libertà dei cittadini. Al contrario, un recepimento delle normative europee può ad esempio contribuire a concretizzare i diritti fondamentali o aprire nuovi mercati per le imprese svizzere.

4. Il numero di pagine delle normative giuridiche europee che la Svizzera ha recepito negli ultimi cinque anni non è importante. Essenziali sono invece il contenuto e la portata delle normative recepite. Solo un numero esiguo di accordi bilaterali prevede l'obbligo contrattuale della ripresa del diritto dell'UE pertinente (p. es. art. 2 cpv. 3 dell'accordo di Schengen, RS 0.362.31, e art. 1 cpv. 3 dell'accordo di Dublino, RS 0.142.392.68; art. 22 dell'accordo riguardante i controlli doganali, FF 2009 7805).

5. Un inventario preciso è impossibile. Nel suo rapporto del 15 giugno 2007 sugli effetti dei diversi strumenti di politica europea sul federalismo svizzero (cfr. n. 1.4), il Consiglio federale ha indicato che non esiste alcuna lista completa delle disposizioni che fanno riferimento al diritto dell'Unione o che in qualche modo si ispirano ad esso. Alcuni valori orientativi possono essere ricavati da recenti studi scientifici (p. es. Emilie Kohler 2009, Influences du droit européen sur la législation suisse: analyse des années 2004 à 2007; Ali Arbia 2006, The Road not Taken - Europeanisation of Laws in Austria and Switzerland 1996-2005); essi mostrano che una percentuale tra il 40 e il 60 per cento della legislazione svizzera nuova o rivista è stata in qualche modo influenzata dal diritto dell'UE.

Risposta del Consiglio federale.

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