14.3083 · Interpellanza · 2014-03-12
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
I programmi di cooperazione in materia di formazione e ricerca portati avanti dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) si svolgono prevalentemente in ambito europeo. Inoltre, la nuova ordinanza sulla promozione della ricerca e dell'innovazione (O-LPRI) sembra privilegiare in maniera unilaterale la collaborazione a livello europeo (cfr. art. 3 cpv. 4 lett. b), anche se ciò non ha alcun fondamento giuridico né costituzionale e ostacola una maggiore apertura della politica estera svizzera in questo settore. Alla luce di questi fatti chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Qual è il costo complessivo degli accordi internazionali nel settore ERI?
A quanto ammontano, da un lato, i contributi versati all'estero e, dall'altro, i costi generati da questi accordi nel nostro Paese?
2. A quanto ammonta la quota destinata alla cooperazione internazionale nella formazione e nella ricerca non investita in Europa?
3. Come viene sostenuta la cooperazione nella ricerca con altre zone del mondo come l'Asia o l'America?
4. Cosa si può fare per evitare che la nostra politica estera in materia di ricerca, innovazione e formazione si limiti unicamente al mercato europeo?
Stellungnahme des Bundesrates
Nel 2010 il Consiglio federale ha adottato una strategia di cooperazione internazionale illustrata nel messaggio concernente il promovimento dell'educazione, della ricerca e dell'innovazione (messaggio ERI). Conformemente alla politica estera della Confederazione tale strategia distingue due gruppi di Paesi: quelli con cui la collaborazione è intensa (Europe e Stati Uniti) e quelli con cui è importante rafforzarla (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Giappone e Corea del Sud). L'articolo 3 dell'ordinanza sulla promozione della ricerca e dell'innovazione citato dall'autore dell'interpellanza, in vigore dal 1° gennaio 2014, parla di cooperazione internazionale senza privilegiare in alcun modo quella a livello europeo. Gli strumenti illustrati nel messaggio ERI hanno diversi obiettivi: con i Paesi UE si punta a costruire uno spazio competitivo sovranazionale, mentre la collaborazione con i Paesi prioritari extraeuropei permette di esplorare nuovi mercati nel settore ERI e favorire gli scambi all'insegna dell'eccellenza scientifica, dell'interesse reciproco e del cofinanziamento.
1. In base al capitolo 2.5 del messaggio ERI 2013-2016 i principali strumenti e i costi sostenuti nel 2013 sono i seguenti: programmi UE (592,11 milioni di franchi), cooperazione multilaterale (226,09 milioni di franchi) e cooperazione bilaterale (53,78 milioni di franchi). Mentre alcune attività non comportano spese all'estero, come i programmi di ricerca bilaterali in cui ogni Paese finanzia i propri ricercatori, ve ne sono altre che pur generando spese all'estero garantiscono sempre al nostro Paese un ritorno finanziario diretto o indiretto. In questo modo la Svizzera può finanziare le proprie attività internazionali all'estero, procurare contratti ad aziende e istituzioni, favorire il successo dei ricercatori che partecipano ai bandi di concorso, generare effetti economici indiretti e godere di diritti di utilizzo proporzionati ai contributi versati. I costi a carico del nostro Paese sono legati principalmente alle misure d'accompagnamento che permettono ai ricercatori di presentare progetti competitivi nell'ambito dei programmi europei. Questa quota è difficilmente stimabile.
2. Gli strumenti di cooperazione bilaterale permettono la collaborazione diretta con i Paesi extraeuropei. Anche i programmi UE e le cooperazioni multilaterali consentono di cooperare con questi Paesi.
3. I Paesi extraeuropei a forte potenziale sono oggetto di una strategia i cui strumenti principali sono le borse di studio della Confederazione, i programmi di ricerca bilaterali e la rete esterna con mandato ERI.
4. La cooperazione internazionale nel settore ERI deve essere orientata sia verso i partner europei sia verso i Paesi prioritari e deve saper riconoscere e sviluppare adeguatamente nuove potenziali collaborazioni.
Risposta del Consiglio federale.