17.3021 · Interpellanza · 2017-02-27
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è pregato di rispondere alle domande seguenti:
Applicazione della regola del Paese terzo conformemente all'istruzione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) del febbraio 2014.
1. Il Consiglio federale è anch'esso dell'avviso che la regola del Paese terzo deve essere sospesa se i richiedenti non possono, senza loro colpa - ad esempio se la rappresentanza svizzera è stata chiusa per ragioni di sicurezza come nel caso della Siria - domandare un visto umanitario nel Paese in cui sono minacciati e pertanto devono a tal fine recarsi in uno Stato limitrofo?
2. In questo caso non sarebbe sensato offrire loro alternative, quali ad esempio la possibilità di presentare tale domanda tramite parenti in Svizzera o di depositarla per iscritto, ecc.?
3. Secondo il comunicato stampa del Consiglio federale del 9 dicembre 2016, il DFAE sta vagliando la possibilità di aprire un ufficio umanitario a Damasco. In futuro i richiedenti in Siria potranno richiedere un visto umanitario in questo ufficio fino a quando la rappresentanza svizzera non sarà riaperta?
La possibilità di domandare un visto umanitario è limitata ai membri della famiglia nucleare (coniuge e figli minorenni) e ai richiedenti ammessi provvisoriamente in Svizzera.
4. Trattando prioritariamente le domande presentate da persone provenienti dalla Siria e allentando i criteri di autorizzazione (p. es. estendendo il concetto di famiglia nucleare alle persone particolarmente vulnerabili con una forte dipendenza dalla famiglia nucleare, ecc.), un numero maggiore di richiedenti potrebbe beneficiare di questa offerta?
5. Nel contesto degli attuali sviluppi in Siria non sarebbe opportuno integrare l'aiuto nel conflitto siriano deciso il 9 dicembre 2016 con ulteriori agevolazioni del visto?
Begründung
Da oltre tre anni la Croce rossa svizzera riceve ogni anno oltre duemila richieste di sostegno all'entrata in Svizzera con un visto umanitario. Ciò illustra chiaramente l'importanza di questo strumento in relazione alle attuali ondate migratorie. La prassi attuale per l'applicazione dell'istruzione 322.126 della SEM del 25 febbraio 2014 sui visti umanitari e della decisione del Consiglio federale del 6 marzo 2015 sulle misure supplementari per le vittime del conflitto siriano solleva questioni fondamentali in questo ambito.
Stellungnahme des Bundesrates
1./2. Nella sua prassi consolidata la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) considera le suesposte circostanze. Le domande di visto umanitario presentate da cittadini siriani sono infatti ricevute e trattate dalle rappresentanze svizzere in Libano, Turchia o Giordania se gli interessati non dispongono di un titolo di soggiorno duraturo in uno di questi Stati. In base ai principi del diritto Schengen vigenti nella procedura per i visti umanitari, è obbligatoria una convocazione personale presso una rappresentanza svizzera, che serve tra l'altro al rilevamento dei dati biometrici e per motivi di polizia di sicurezza è indispensabile per accertare l'identità.
Una consulenza informale sulle probabilità può inoltre essere offerta per iscritto presso una rappresentanza svizzera o direttamente presso la SEM. In base ai documenti presentati si chiarisce a titolo pregiudiziale quali sarebbero le probabilità di una domanda formale di visto. Ciò permette di evitare che le persone si rechino inutilmente alla rappresentanza svizzera se è sin dall'inizio chiaro che le loro domande sono senza speranza. All'atto pratico tali richieste preliminari sono spesso presentate dalla Croce rossa svizzera. Le esperienze finora maturate hanno confermato l'adeguatezza di questo modo di procedere.
3. Il Dipartimento federale degli affari esteri sta verificando l'opportunità di aprire a Damasco un ufficio della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). Per motivi tecnici e giuridici, negli uffici della DSC non è possibile rilasciare visti Schengen. Continuerà quindi a essere impossibile presentare una domanda di visto umanitario in Siria. Tuttavia, l'Ambasciata svizzera a Beirut continuerà anche in futuro a offrire servizi consolari per la Siria.
4./5. Dal 2013 il Consiglio federale ha deciso di accogliere 3500 vittime del conflitto siriano bisognose di protezione nell'ambito di un reinsediamento a lungo termine (resettlement). Finora sono giunte in Svizzera 1496 di queste persone.
Sono inoltre rilasciati visti umanitari a cittadini siriani particolarmente colpiti dal conflitto. Si tratta di persone particolarmente vulnerabili, che di norma hanno parenti in Svizzera o soffrono di seri problemi medici per i quali un trattamento adeguato non può (più) essere offerto nella regione. A complemento di tali provvedimenti, a marzo 2015 il Consiglio federale ha deciso di permettere ai coniugi e ai figli minorenni di cittadini siriani ammessi provvisoriamente in Svizzera di ottenere un visto umanitario per poter entrare in maniera sicura in Svizzera. Da maggio 2015 sono stati rilasciati complessivamente 722 visti umanitari (stato al 7 marzo 2017).
Infine, finora 4200 persone sono entrate in maniera sicura in Svizzera grazie al rilascio agevolato del visto a cittadini siriani deciso a settembre 2013 dal Dipartimento federale di giustizia e polizia per un periodo limitato. Il Consiglio federale decide tali azioni in funzione della situazione, in particolare quella in loco, nonché delle capacità di accoglienza della Confederazione e dei Cantoni.
L'articolo 37b della legge sull'asilo conferisce alla SEM la competenza di determinare un ordine di priorità per il trattamento delle domande d'asilo, considerando in particolare i termini legali di trattamento, la situazione nei Paesi d'origine, la manifesta fondatezza o infondatezza delle domande nonché il comportamento del richiedente. Tale strategia di trattamento mira a ridurre il numero di domande prevedibilmente senza speranze, a sgravare i centri d'alloggio e a ridurre i costi globali nel settore dell'asilo. Sono pertanto trattate in primo luogo le domande d'asilo manifestamente infondate e presentate da richiedenti provenienti da determinati Paesi con poche probabilità di ottenere l'asilo (procedura di 48 ore e procedura "fast track"). Questa strategia di trattamento va portata avanti in maniera rigorosa. Un trattamento prioritario delle domande d'asilo presentate da persone provenienti dalla Siria sarebbe contrario a tale strategia e aumenterebbe la durata della procedura d'asilo di persone provenienti da altri Paesi.
Risposta del Consiglio federale.