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17.3060 · Interpellanza · 2017-03-06

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

I cambiamenti strutturali sono all'origine di aziende con bestiame da latte sempre più grandi. La quota di vacche in mandrie con oltre cinquanta animali in quindici anni è aumentata di sette volte passando da 17 000 (2000) a 120 000 animali (2015). Per le vacche da latte questa situazione presenta anche un rovescio della medaglia. Le grandi aziende da un lato puntano su stalle a stabulazione libera in cui le vacche, a differenza della stabulazione fissa, possono muoversi sempre liberamente. Dall'altro optano sempre più per la stabulazione durante tutto l'anno rinunciando al pascolo. La partecipazione al programma URA da parte di aziende con bestiame da latte con oltre cento vacche non è soltanto notevolmente inferiore rispetto alla media ma è anche diminuita passando dal 72,8 per cento (2010) al 70,8 per cento (2015). Una bassa quota di pascolo si attesta anche nella detenzione di vitelli e bestiame da ingrasso. Ciò è insoddisfacente dal profilo del benessere degli animali ma anche per quanto riguarda la protezione ambientale (ammoniaca).

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. Cosa pensa di fare in merito alla promozione del benessere degli animali stabilita nella legge sull'agricoltura per contrastare il calo della partecipazione, già al di sotto della media, al programma URA da parte di grandi aziende con bestiame da latte che rinunciano al pascolo ed esercitano sempre più la stabulazione durante tutto l'anno?

2. Come intende migliorare in futuro la promozione del pascolo di vitelli e di bestiame da ingrasso attraverso il programma URA? A partire da quando tali provvedimenti potranno essere attuati?

3. Perché la Confederazione versa contributi URA di pari importo per la stabulazione individuale di un vitello su una superficie di 3,5 metri quadrati di cui 1 metro quadrato di uscita non coperta e per pascoli di vitelli che generano un benessere per gli animali chiaramente superiore ma necessitano di una maggiore superficie e di più lavoro? È propenso a una correzione dei contributi?

4. Perché la Confederazione versa contributi URA di pari importo per la detenzione di bestiame da ingrasso in una stalla a stabulazione libera con superficie di uscita con rivestimento in cemento costantemente accessibile (superficie totale 6,5 metri quadrati per animale) e per pascoli di bestiame da ingrasso che generano un benessere per gli animali chiaramente superiore ma necessitano di una maggiore superficie e di più lavoro? È propenso a un adeguamento dei contributi?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Nella produzione lattiera l'evoluzione verso unità aziendali più grandi è evidente. Nel 2010 circa il 10 per cento delle vacche da latte viveva in mandrie con oltre 50 capi. Tale quota fino al 2015 è salita al 17 per cento. Complessivamente continua ad aumentare la percentuale di vacche da latte detenute nel quadro del programma URA. Nel 2015 l'85 per cento delle vacche da latte che viveva in una mandria di oltre 50 capi faceva parte del programma URA. Per mandrie inferiori a 50 vacche da latte si trattava dell'82 per cento del bestiame. Poiché le aziende al momento di ingrandire la mandria spesso investono anche in sistemi di detenzione particolarmente rispettosi degli animali, l'evoluzione per il benessere degli animali è da ritenersi positiva. Il Consiglio federale non prevede alcun incentivo particolare per grandi mandrie di bestiame da latte. Occorre evitare di fornire un incentivo attraverso i programmi per il benessere degli animali a creare grandi mandrie senza le relative superfici di pascolo.

2. Il programma URA deve considerare i diversi indirizzi di produzione e categorie di animali. Occorre rinunciare, per quanto possibile, a differenziazioni dei contributi federali all'interno della stessa categoria di animali. Il Consiglio federale ritiene che spetti al mercato indennizzare tali differenziazioni per il benessere degli animali. Inoltre differenziazioni dei contributi causerebbero un dispendio amministrativo molto elevato.

3./4. Per il bestiame da ingrasso e i vitelli la struttura dei programmi per il benessere degli animali va considerata contestualmente alla forma di detenzione originaria in stalle senza uscita all'aperto. Poiché torelli da ingrasso e vitelli non possono pascolare senza dispositivi di sicurezza supplementari e una tenuta al pascolo equivale a una strategia di foraggiamento totalmente differente, per queste categorie di animali nell'ambito del programma URA è stata introdotta una variante di uscita in una corte. In tal modo s'incentiva il benessere di questi animali.

Poiché la percentuale di vitelli con uscita all'aperto fino al 2012 era molto bassa, con la Politica agricola 2014-2017 il contributo URA per i vitelli è stato aumentato da 180 a 370 franchi per unità di bestiame grosso. In tal modo, alla possibilità di muoversi all'aria aperta per i vitelli è stata attribuita una valenza maggiore rispetto al pascolo e pertanto si è deciso di non effettuare alcuna differenziazione. La partecipazione al programma URA si sta evolvendo in maniera positiva. Fino al 2016 è aumentata al 39,5 per cento.

L'obiettivo fissato con la Politica agricola 2014-2017 di una partecipazione al programma URA pari all'80 per cento (in unità di bestiame grosso) è stato raggiunto per i bovini. Siccome, tuttavia, per vitelli e animali giovani vi sono tuttora delle mancanze, sarà necessario vagliare in che modo si potrebbe promuovere meglio il benessere di queste categorie di animali. Nel rivedere il programma e nel differenziare i contributi occorre comunque tener presente che il tipo di utilizzazione (p. es. allevamento o ingrasso) incide notevolmente sull'attrattiva di un programma incentrato sul benessere degli animali. A oggi, tuttavia, dal profilo amministrativo è impossibile distinguere se un animale è destinato all'ingrasso o all'allevamento. Questa distinzione comporterebbe un enorme dispendio amministrativo.

Risposta del Consiglio federale.