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Creare una forza operativa per sostenere, spiegare e promuovere il sistema della formazione professionale all'estero

17.3506 · Postulato · 2017-06-15

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato a esaminare le modalità di attuazione di una "forza operativa" finalizzata a intensificare il sostegno e l'assistenza ai Paesi stranieri intenzionati a sviluppare progetti di formazione professionale. L'analisi dovrà comprendere in particolare i seguenti elementi:

1. il posizionamento istituzionale;

2. la composizione;

3. il mandato formale e gli obiettivi;

4. il perimetro d'azione e i criteri d'intervento;

5. i mezzi e le risorse finanziarie;

6. il calendario di attuazione.

Begründung

Oggi il sistema svizzero della formazione professionale duale sta suscitando invidia e interesse. La combinazione tra formazione in azienda e insegnamento scolastico gode infatti di un'ottima reputazione, non da ultimo perché facilita enormemente l'accesso dei giovani al mondo del lavoro. In diversi Paesi la formazione professionale offre un vero e proprio orizzonte di speranza ai giovani e contribuisce in maniera decisiva a ridurre la povertà. Questa formazione offre a ciascuno le qualifiche indispensabili per partecipare alla vita economica, aprirsi nuove prospettive e trovare un impiego adeguatamente retribuito. Nell'attuale contesto della crisi migratoria e della disoccupazione giovanile la formazione per tutti e l'accesso al mondo del lavoro sono garanti di stabilità. Promuovono inoltre la coesione sociale e valorizzano il ruolo delle donne.

In risposta all'interpellanza 16.3782 il Consiglio federale aveva confermato che la formazione professionale costituisce una priorità della sua politica di cooperazione internazionale. Tanto è vero che per il periodo 2017-2020 ha previsto un aumento del 50 per cento dell'impegno a favore dell'educazione di base e della formazione professionale. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), dal canto suo, sostiene una cinquantina di progetti di formazione professionale in oltre 25 Paesi. La DSC, inoltre, si è appena impegnata nelle attività di un comitato di donatori volte a interconnettere vari esperti in materia di formazione professionale provenienti da Svizzera, Germania, Austria e Liechtenstein.

Benché gli sforzi già profusi siano lodevoli, il Consiglio federale ammette che "queste attività possono essere estese ad altri Paesi o regioni prioritari della DSC, a condizione che il governo partner lo desideri" e aggiunge che "la Svizzera desidererebbe ... instaurare maggiori partenariati pubblico-privati di sviluppo".

Oltre alla DSC anche altri servizi federali (SEFRI, SECO, SEM), Cantoni e attori economici forniscono un contributo - con i loro progetti o investimenti - perché svolgono attività complementari che non concernono né le stesse persone né tanto meno gli stessi Paesi. Di conseguenza, la collaborazione e gli scambi delle buone pratiche svizzere in materia di formazione professionale possono essere migliorati ulteriormente a livello internazionale. Tra gli approcci ipotizzabili ci sarebbe quello di creare una "forza operativa" che intervenga in funzione delle richieste dei Paesi interessati per affiancarli nell'elaborazione e attuazione di progetti legati alla formazione professionale (p. es. cellula preposta alla presentazione del nostro sistema, scambi, stage).

Non si tratta di creare una nuova struttura statale con molti collaboratori, ma di istituire una forza operativa o "task force", cioè una cellula che si riunisca ad hoc in funzione delle richieste ottenute e che operi a stretto contatto con gli attori interessati. Questa cellula d'intervento avrebbe il merito di garantire l'interazione, la dinamica e il coordinamento dei vari progetti della Confederazione, dei Cantoni, di Movetia, delle scuole, degli attori economici e dei partner sociali.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale ha riconosciuto l'importanza crescente della cooperazione internazionale in materia di formazione professionale (CIFP): essa favorisce lo sviluppo economico e sociale nei Paesi partner, rafforza il riconoscimento della formazione professionale svizzera a livello internazionale e trasmette un'immagine positiva del nostro Paese.

Il sistema della formazione professionale duale in Svizzera funziona bene. Altri Paesi possono ispirarsi a questo modello per i loro processi di riforma a lungo termine, ma non possono riprodurlo nella sua totalità. Le esperienze maturate finora hanno mostrato che altre condizioni quadro culturali, sociali, economiche e giuridiche - come la regolamentazione del salario minimo, l'assicurazione contro la disoccupazione, lo status della formazione professionale, l'immagine dei professionisti, l'ammissione a professioni o l'esistenza di strutture settoriali - limitano le possibilità di una trasposizione di determinati elementi del modello svizzero. Non si profilano migliori pratiche applicabili universalmente. Interventi concentrati e pianificati in modo rigido, non sono efficaci. Le esigenze molto diverse dei Paesi partner e la complessità del trasferimento di competenze richiedono strumenti differenziati e adeguati ai singoli casi.

Le molte possibilità di reazione dei servizi federali, che hanno obiettivi, priorità geografiche e misure complementari, consentono di fornire risposte adeguate alle richieste dei Paesi partner. Essi coinvolgono di volta in volta gli attori non statali rilevanti. La Confederazione rivolge già oggi le sue strategie nei diversi settori politici al rafforzamento e alla definizione di priorità della CIFP (cfr. il messaggio sulla promozione dell'educazione, della ricerca e dell'innovazione negli anni 2017-2020 e il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020). I singoli servizi federali possono anche far capo all'esperienza dell'Istituto universitario federale per la formazione professionale (IUFFP).

Dal 2013 la Confederazione adotta misure per sfruttare meglio il potenziale della CIFP e il coordinamento all'interno della Confederazione. Nel 2014 i servizi federali hanno elaborato un rapporto strategico comune che formulava proposte su come estendere le attività della CIFP, assicurare il coordinamento all'interno della Confederazione e garantire una comunicazione unitaria verso l'esterno. Il Consiglio federale ha preso atto del rapporto ed è stato formalmente istituito un gruppo di coordinamento CIFP a livello interdipartimentale.

Questo gruppo, diretto dalla SEFRI e composto da rappresentanti di SEFRI, SECO, DSC, Direzione politica, SEM e IUFFP, è tra l'altro incaricato di coordinare le attività CIFP dei vari servizi federali, in particolare in caso di richieste interessati avanzate da Paesi partner. Il gruppo cura inoltre una rete di attori nazionali e organizza periodicamente un incontro nazionale degli stakeholder CIFP allo scopo di promuovere l'allineamento delle attività e lo scambio di esperienze.

Il Consiglio federale giunge alla conclusione che al momento non è necessaria una forza operativa nel settore CIFP. Il gruppo di coordinamento adempie già oggi le richieste dell'autore del postulato.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

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