Assoggettare all'IVA le piattaforme on line per gli acquisti effettuati dall'estero verso la Svizzera
18.3540 · Mozione · 2018-06-14
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato ad adottare delle misure per assoggettare all'IVA le piattaforme on line estere nel caso di forniture di beni e servizi in territorio svizzero. Tali misure devono contribuire a prevenire abusi, ridurre le ingenti perdite dovute alla mancata riscossione dell'IVA nell'ambito degli acquisti on line in Svizzera e creare condizioni di concorrenza leali per i commercianti svizzeri.
Begründung
L'esplosione del commercio on line, peraltro in rapida crescita, offre nuove e interessanti opportunità sia per i consumatori che per le imprese del nostro Paese. Al contempo però i rischi che ne derivano non vanno sottovalutati, poiché potrebbero avere ripercussioni negative e di ampia portata sull'economia nazionale. Secondo le stime degli osservatori del mercato, dal 2020 verranno sottratti al fisco circa 100 milioni di franchi all'anno a causa di una normativa legale carente. Tale calcolo evidenzia soltanto un aspetto della problematica: l'aumento degli acquisti on line all'estero fa regredire la cifra d'affari delle imprese svizzere e, di conseguenza, gli introiti statali provenienti dall'IVA.
Il Dipartimento federale delle finanze (DFF), consapevole della problematica, ha incaricato un gruppo di lavoro di svolgere un'analisi approfondita e di proporre misure tangibili, tenendo conto anche del piano d'azione dell'OCSE in fase di elaborazione. La presente mozione intende appoggiare il Consiglio federale nel suo intento nonché definire nel concreto gli obiettivi strategici. Anche se a partire dal 2019 si potranno ottenere alcuni miglioramenti grazie alla revisione parziale della legge sull'IVA, la situazione relativa all'assoggettamento dell'IVA nel commercio elettronico di beni e servizi dall'estero in territorio svizzero rimane insoddisfacente. Oltretutto le commissioni generate dalle piattaforme on line per i prodotti forniti in Svizzera sono escluse dall'imposta. Le piattaforme on line come AliExpress, Wish e JD che, secondo le stime dell'associazione di categoria (Verband des Schweizerischen Versandhandels, VSV), nel 2017 hanno effettuato in Svizzera circa 70 000 consegne al giorno, inviano la merce sotto il nome del committente. Dal punto di vista della legislazione fiscale quindi essi non figurano come venditori diretti, bensì come intermediari; in quanto tali non è possibile rivalersi su di loro per il pagamento dell'IVA attraverso gli offerenti che vendono beni o servizi all'estero, sebbene essi predispongano la logistica, ricevano denaro e organizzino la distribuzione. Come dimostrano alcuni studi effettuati da altri paesi europei, il mancato assoggettamento dell'IVA negli acquisti tramite le piattaforme on line, specialmente quelle asiatiche che offrono beni e servizi a basso costo, rappresenta una sfida considerevole. In Germania, le perdite d'imposta stimate ammonterebbero a circa 800 milioni di euro.
Di recente, diversi Paesi europei hanno adottato misure per far valere in modo sistematico l'assoggettamento nei confronti di chi opera nel commercio on line transfrontaliero. In Gran Bretagna, ad esempio, dal 2017 tutti i commercianti on line sono obbligati a registrarsi con un codice fiscale inglese. In caso di mancata osservanza della norma, i gestori delle piattaforme on line devono rispondere per conto dei loro fornitori di beni e servizi. Grazie a questa lotta coerente contro gli abusi, il Ministero delle finanze britannico prevede di recuperare un importo di 1,3 miliardi di franchi entro il 2021. In Germania, nel 2017 i ministri delle finanze dei Länder hanno deciso che in futuro tutte le piattaforme on line come Amazon, Ebay e AliExpress rispondano della sottrazione d'imposta. Tale misura è motivata dall'enorme perdita di entrate subìte dallo Stato e dalle condizioni concorrenziali sfavorevoli per i commercianti tedeschi. La relativa proposta di legge verrà elaborata nel corso dell'anno. Nell'ambito dell'attuazione della strategia per il mercato unico digitale europeo, nel dicembre 2017 anche l'UE ha deciso di introdurre norme più severe per le piattaforme on line in fatto di assoggettamento IVA nonché una clausola di responsabilità. Questo è stato fatto anche per contrastare efficacemente le false dichiarazioni.
Di fronte all'incremento esponenziale del commercio elettronico transfrontaliero, urge che la Svizzera intervenga per assoggettare in modo sistematico all'IVA i commercianti on line esteri di beni e servizi. In caso contrario, vi è il rischio che le perdite derivanti dalla mancata riscossione dell'IVA aumentino in modo considerevole nei prossimi anni. L'attuale limite di franchigia applicato in Svizzera, alto se comparato alla media internazionale, è di 65 franchi nel caso di acquisti on line dall'estero in territorio svizzero e implica già di per sé una spiacevole distorsione della concorrenza, riducendo il prezzo dei beni e servizi importati a scapito dello Stato. Specialmente in un'epoca digitale come la nostra è fondamentale limitare per quanto possibile il ricorso sistematico al limite di franchigia, che sfavorisce i commercianti svizzeri. L'introduzione di una clausola di responsabilità o l'obbligo di dichiarazione per le piattaforme on line sugli acquisti effettuati attraverso di esse potrebbe essere una possibile soluzione. Oltre alla legislazione dell'UE, un approccio possibile è dato anche dalle misure che alcuni Cantoni hanno già adottato per problematiche analoghe. Diversi Cantoni hanno ad esempio concluso un accordo con il portale Airbnb che obbliga tutti gli offerenti di alloggi della piattaforma a pagare una tassa di soggiorno, da ridistribuire poi al Cantone interessato.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di accogliere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di accogliere la mozione.