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19.3598 · Mozione · 2019-06-13

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Con la seguente mozione si chiede al Consiglio federale di formulare delle proposte di modifiche legislative affinché l'accesso dei migranti all'aiuto sociale venga reso più difficile, onde diminuire l'attrattività del nostro Paese per islamisti, jihadisti, radicalizzatori e figure analoghe.

Begründung

Da uno studio recentemente realizzato dall'Alta scuola di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) sulla base di 130 profili di estremisti islamici registrati in Svizzera, emerge che il 40 per cento di essi sono a carico dell'aiuto sociale in varie forme, compreso l'aiuto ai rifugiati.

Il dato conferma, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, che, tra i troppi migranti economici che giungono nel nostro Paese, si nascondono jihadisti, oltre che delinquenti comuni.

Da tempo gli esperti ammoniscono che, a livello internazionale, la facilità d'accesso degli immigrati agli aiuti sociali costituisce un fattore di rischio per quanto attiene all'arrivo nei singoli Paesi europei di miliziani dell'ISIS e di analoghe associazioni criminali.

Gli Stati dall'"aiuto sociale facile" agli stranieri, tra i quali figura la Svizzera, diventano particolarmente attrattivi come meta e residenza per jihadisti. I quali, mantenuti dall'ente pubblico, senza bisogno di lavorare, possono dedicare il proprio tempo alla radicalizzazione ed al reclutamento.

Il problema, ora ufficialmente riconosciuto dallo studio realizzato dalla ZHAW, deve essere finalmente affrontato. Il concetto di non discriminazione non può continuare a fungere da paravento per non agire, ottenendo così il risultato di trasformare la Svizzera nel Paese del Bengodi per estremisti islamici. Con tutte le conseguenze del caso per la sicurezza pubblica.

A maggior ragione in considerazione del fatto che il Consiglio federale, così come pure le maggioranze politiche, rifiutano ostinatamente di vietare i finanziamenti estere alle moschee ed ai centri culturali islamici, pur essendo accertato che questi finanziamenti servono a promuovere la radicalizzazione nel nostro Paese.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è dell'opinione che occorra tener conto della lotta contro la radicalizzazione, il terrorismo e l'estremismo violento in tutti gli ambiti dell'azione statale. Questo vale, entro i limiti consentiti dalla Costituzione, anche per il versamento di sussidi statali.

Il Piano d'azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l'estremismo violento comprende 26 misure. L'interconnessione tra tutti gli attori e le autorità rilevanti svolge un ruolo fondamentale nella sua applicazione. È ad esempio previsto di coinvolgere le autorità sociali nella gestione cantonale della minaccia. Questo contatto diretto con persone potenzialmente pericolose permette di individuare tempestivamente eventuali pericoli e di adottare misure sociali, di integrazione o terapeutiche. Per il Consiglio federale non vi è alcun motivo per supporre l'esistenza di un nesso di causalità tra il ricorso all'aiuto sociale e la probabilità di una radicalizzazione.

L'aiuto sociale è determinato e versato dai Cantoni. Non tutti gli stranieri in Svizzera vi hanno diritto. Secondo le vigenti direttive della Conferenza svizzera delle istituzioni dell'aiuto sociale (CSIAS), il versamento dell'aiuto da parte dei Cantoni può essere vincolato ad oneri che, in caso di mancato adempimento, provocano la riduzione delle prestazioni. Le sanzioni, tuttavia, devono necessariamente essere compatibili con lo scopo dell'aiuto sociale di promuovere l'autonomia economica e personale. Come illustrato dal Consiglio federale nel rapporto del 7 giugno 2019 "Prestazioni di aiuto sociale per immigrati provenienti da Paesi terzi. Competenze della Confederazione" in adempimento del postulato della CIP-S 17.3260, la Confederazione può intervenire solo in modo molto limitato nelle competenze cantonali riguardanti la determinazione e il versamento dell'aiuto sociale. Le misure proposte dal rapporto nel settore della migrazione sono attualmente oggetto di esame.

Il diritto in vigore prevede già possibilità di rifiutare l'aiuto sociale a stranieri o di vincolarne l'ottenimento a conseguenze rilevanti sul piano del diritto degli stranieri. A determinate condizioni le prestazioni di aiuto sociale di richiedenti l'asilo e stranieri ammessi provvisoriamente sono infatti rifiutate, ridotte o soppresse totalmente o parzialmente; le prestazioni ottenute indebitamente devono essere restituite (art. 83 LAsi e art. 86 cpv. 1 LStrI). Questo vale in particolare per chi espone a pericolo la sicurezza e l'ordine pubblici, è perseguito penalmente o è stato oggetto di una condanna penale (cfr. art. 83 cpv. 1 lett. h e i LAsi). Il permesso di soggiorno o di domicilio può essere revocato rispettivamente se la persona dipende dall'aiuto sociale (art. 62 cpv. 1 lett. e LStrI) o se dipende dall'aiuto sociale in maniera durevole e considerevole (art. 63 cpv. 1 lett. c LStrI). Dal 1° gennaio 2019 è inoltre possibile revocare il permesso di domicilio e sostituirlo con un permesso di dimora (commutazione) se i criteri d'integrazione non sono soddisfatti (art. 63 cpv. 2 in combinato disposto con art. 58a LStrI). Gli stranieri oggetto di una decisione di allontanamento passata in giudicato non ricevono più alcun aiuto sociale, bensì soltanto il soccorso d'emergenza.

Nel disegno di legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), adottato dal Consiglio federale il 22 maggio 2019 all'attenzione del Parlamento, viene inoltre proposta una modifica della LStrI (FF 2019 4033). Una persona oggetto di un'espulsione passata in giudicato che non può essere rinviata nel suo Paese d'origine non sarà più ammessa provvisoriamente, analogamente al caso dell'espulsione secondo il diritto penale (art. 83 cpv. 9 D-LStrI). Di conseguenza, non otterrebbe più l'aiuto sociale, bensì unicamente il soccorso d'emergenza. Questa modifica interesserebbe in particolare potenziali terroristi.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.