19.4637 · Mozione · 2019-12-20
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a sottoporre al Parlamento un progetto che obblighi l'Ufficio federale dell'ambiente a indicare per il risanamento di ogni deflusso residuale gli elementi fattuali e le basi giuridiche che prevedono "adeguati deflussi minimi", come richiesto nell'articolo 76 capoverso 3 Cost., adottato dal Popolo nel 1975. Nelle decisioni delle autorità circa l'autorizzazione di ampliamenti, rinnovamenti o risanamenti di centrali idroelettriche, o eventualmente di centrali di pompaggio esistenti, l'interesse nazionale al rispetto assoluto degli "adeguati deflussi minimi" ai sensi della disposizione costituzionale diventa prioritario durante la ponderazione degli interessi. Questo comporta l'esame e la pubblicazione delle ripercussioni energetiche e finanziarie:
a. per un deflusso residuale adeguato,
b. per il deflusso residuale minimo e
c. in caso di installazione di un dispositivo di pompaggio in una centrale idroelettrica esistente, da un lato dei risparmi legati ai risanamenti di deflussi residuali e dall'altro dei proventi della vendita di energia di regolazione. Da questo modo di procedere sono escluse le centrali comunali ad acqua potabile e le centrali di pompaggio d'importanza nazionale.
Begründung
Il Consiglio federale ha affermato nel settembre 2018 e confermato il 15 aprile 2019 che la Svizzera dispone di un potenziale di produzione fotovoltaica da tetti e facciate pari a 67 TWh/a. A questo volume vanno aggiunti 90 TWh/a di perdite di energia che possono essere eliminate nel settore degli edifici (CF Ip. 10.3873). Questo potenziale energetico indigeno di 157 TWh/a è quindi 4,3 volte più elevato della produzione idroelettrica globale della Svizzera e, sfruttandolo, sarebbe possibile ridurre considerevolmente le emissioni di CO2 rispetto all'energia idroelettrica svizzera complessiva. Come ribadiscono da anni le PMI innovative del settore degli edifici, questo enorme potenziale indigeno di 157 TWh può essere sfruttato facilmente con edifici Minergie-P/Energia plus. Altri studi sull'energia basati su misurazioni ufficiali indicano, a seconda dello scenario energetico considerato, i seguenti potenziali energetici: A 108 TWh/a, B 144 TWh/a, C 185 TWh/a e D 257 TWh/a. Come per gli edifici con standard Energia plus (PEB), occorre valutare se l'installazione di un dispositivo di pompaggio nelle centrali idroelettriche esistenti costituisca eventualmente un vantaggio sul piano finanziario, energetico o ecologico. Questo approvvigionamento energetico globale pulito e senza emissioni di CO2 può essere realizzato, nel rispetto dell'articolo 5 capoverso 2 Cost. (principio della proporzionalità/DTF 186 I 87 consid. 3.2), con costi pari a circa 3 ct/kWh e quindi a costi inferiori a quelli delle piccole centrali idroelettriche (da circa 16 ct./kWh a 38,5. ct./kWh; Consiglio di Stato Zugo, 13.06.2018). L'accoglimento della proposta fornirà un importante contributo alla biodiversità e alla produzione di energia elettrica senza emissioni di CO2, rafforzando l'approvvigionamento energetico indigeno.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
L'articolo 76 capoverso 3 della Costituzione federale (Cost; RS 101) incarica il legislatore di emanare prescrizioni sulla garanzia di adeguati deflussi minimi. Questo incarico è stato attuato nella legge sulla protezione delle acque (OPAc; RS 814.20). Le disposizioni entrate in vigore con la LPAc nel 1992, volte a garantire deflussi minimi adeguati, costituiscono un compromesso, basato su un ampio consenso, tra interessi di protezione e interessi di utilizzazione. L'obiettivo di protezione è in particolare la biodiversità, oggi particolarmente pregiudicata nei e lungo i corsi d'acqua.
Le disposizioni sui deflussi residuali prevedono una procedura a due fasi:
tutte le centrali idroelettriche già in funzione nel 1992 avrebbero dovuto secondo l'articolo 80 segg. LPAc essere risanate entro il 2012, a condizione che il risanamento fosse economicamente sostenibile. Al momento à stato risanato l'87 per cento dei prelievi d'acqua da risanare.
Nel caso di nuove centrali o del rinnovo delle concessioni di centrali in funzione prima del 1992, i gestori delle centrali sono tenuti a rispettare deflussi residuali adeguati secondo gli articoli da 31 a 33 LPAc. Al momento, soltanto un decimo circa delle centrali idroelettriche si è visto rinnovare le concessioni e può quindi rispettare deflussi residuali adeguati. Tenuto conto della durata massima possibile di 80 anni della concessione, occorrerà attendere il 2072 affinché la concessione di tutte le altre centrali, pari al 90 per cento della produzione, sarà stata rinnovata. Fino a quella data, il risanamento sarà, semmai, soltanto parziale.
I Cantoni fissano deflussi residuali adeguati dopo aver ponderato gli interessi di protezione e di utilizzazione e tenendo conto tra l'altro del fatto che la protezione di spazi vitali e biocenosi rari vieta deflussi minimi inferiori. La base per la ponderazione degli interessi dei Cantoni è costituita dal rapporto sui deflussi residuali previsto dalla legge, il quale fornisce tutte le basi tecniche necessarie a tal fine (art. 33 cpv. 4 LPAc.
Anche la legge federale sull'energia (LEne; RS 730.0) tiene conto della biodiversità. Essa impegna infatti i Cantoni a delimitare sezioni di corsi d'acqua adeguate per lo sfruttamento idroelettrico e, al contempo, per salvaguardare la biodiversità consente loro anche di preservare dallo sfruttamento idroelettrico dei corsi d'acqua inutilizzati, preziosi e allo stato seminaturale (art. 10 LEne). L'articolo 12 della LEne esclude inoltre la costruzione di nuovi impianti idroelettrici in biotopi d'importanza nazionale.
Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore della mozione secondo cui la produzione energetica mediante fotovoltaico offre ancora un notevole potenziale. Inoltre, anche il potenziale di efficienza nel settore degli edifici è elevato. Si tratta di potenziali che possono essere sfruttati a costi ambientali relativamente modesti.
Un secondo pilastro centrale della Strategia energetica 2050 è costituito dalla forza idrica, il cui potenziale deve essere utilizzato in modo ottimale ai fini della realizzazione degli obiettivi. Per tale ragione, la LEne prevede, oltre a valori indicativi sull'efficienza, anche valori indicativi per le energie rinnovabili e, in particolare, per la forza idrica.
La proposta dell'autore della mozione avrebbe come conseguenza che le disposizioni secondo l'articolo 29 segg. LPAc verrebbero applicate alle centrali esistenti anche nel quadro di rinnovamenti e di ampliamenti indipendenti dal rilascio delle concessioni. Si tratterrebbe di un intervento in diritti acquisiti legittimamente che il Cantone dovrebbe risarcire secondo il diritto vigente. Quale alternativa, il legislatore potrebbe decidere che i costi debbano essere a carico dei gestori. Questa decisione violerebbe tuttavia i diritti acquisiti legittimamente dai concessionari e quindi il principio della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.), la garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) come pure la libertà economica (art. 27 Cost). Inoltre, i deflussi residuali adeguati dovrebbero inoltre essere considerati prioritari in quanto d'interesse nazionale e la ponderazione cantonale, in particolare nei confronti dell'interesse nazionale all'utilizzazione delle energie rinnovabili, verrebbe a cadere (art. 12 LEne).
La biodiversità nei corsi d'acqua può essere migliorata con deflussi residuali variabili. La LPAC prevede già questo aumento della dinamica, in quanto non possono esservi deflussi minimi inferiori. I Cantoni possono già oggi sfruttare questa possibilità a favore della biodiversità, alquanto pregiudicata in Svizzera.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.