Istituzione di una procedura federale affinché i musei svizzeri partecipino alla restituzione dei beni culturali sottratti in epoca coloniale
20.3754 · Mozione · 2020-06-18
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di istituire procedure che permettano ai musei svizzeri di partecipare attivamente alle azioni di rimpatrio e restituzione dei beni culturali sottratti ai loro Stati d'origine nel periodo coloniale.
Le misure dovranno prevedere i seguenti elementi:
1. Assistenza tecnica e aiuti finanziari ai musei pubblici e privati della Svizzera, a livello federale, cantonale e comunale, affinché possano effettuare le necessarie ricerche sulla provenienza.
2. Raccolta e diffusione di informazioni sugli oggetti da restituire.
3. Introduzione di un sistema efficace per risolvere i conflitti con gli Stati o le comunità di origine interessate basato sulla diplomazia culturale.
4. Supporto logistico per effettuare le necessarie restituzioni o per sviluppare alternative alla restituzione.
Begründung
Pur non essendo stata una potenza coloniale, la Svizzera ha comunque approfittato della posizione dominante dell'Occidente per arricchire le collezioni di etnologi, ricercatori ecc., successivamente entrate in possesso dei musei svizzeri.
Un discorso analogo vale per la Seconda guerra mondiale. Nonostante la Svizzera non vi abbia partecipato direttamente, è stata direttamente coinvolta nei trafugamenti avvenuti durante il nazismo. Di conseguenza, la Confederazione ha creato alcune strutture specializzate, come l'Ente opere d'arte frutto di spoliazioni nel 1999, e sostiene finanziariamente i musei svizzeri nella ricerca sulla provenienza delle opere d'arte trafugate durante il periodo nazista.
Diversi Paesi europei hanno avviato riflessioni di principio sullo status giuridico dei beni coloniali. È il caso della Francia, della Germania, della Gran Bretagna e dei Paesi Bassi. In Svizzera alcune istituzioni si stanno inoltre già interessando alla questione. Ad esempio, il Museo etnografico di Ginevra ha pubblicato un piano strategico per il periodo 2020-2024 che prevede un progetto di decolonizzazione delle sue collezioni e il Centro di diritto dell'arte dell'Università di Ginevra sta conducendo una ricerca giuridica sul tema. La Svizzera ha una responsabilità storica di fare lo stesso.
Sul piano giuridico, data in particolare la non retroattività delle convenzioni internazionali, non vi sono testi giuridicamente vincolanti che permettano di risolvere la questione della proprietà dei beni coloniali. In molti casi questi ultimi sono stati sottratti alle loro comunità d'origine con la violenza, l'inganno o semplicemente senza il loro consenso. È inaccettabile che tali beni godano di un'immunità di fatto ed è importante che il nostro Paese faccia anch'esso la sua parte nel confrontarsi con il proprio passato. Inoltre, con un approccio proattivo la Svizzera potrebbe contribuire alla ricostruzione del patrimonio culturale di Stati un tempo colonizzati che non hanno i mezzi per avanzare richieste di restituzione.
La Svizzera non dovrebbe attendere che l'UNESCO intervenga per coordinare le attività degli Stati, dato che gli Stati membri dell'UNESCO sono contrari a qualsiasi iniziativa volta a definire principi per la restituzione dei beni coloniali. Lo dimostra il fatto che le potenze coloniali di un tempo stanno attuando strategie di restituzione limitate.
La diplomazia culturale può essere il vettore ideale per trovare soluzioni adeguate, che possono peraltro essere di vario tipo: la restituzione è sicuramente l'opzione da privilegiare, ma si possono immaginare molte altre soluzioni, come i prestiti a lungo termine, gli scambi, la proprietà comune o condivisa, la realizzazione di repliche e così via.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale rimanda al suo parere in merito alla mozione Wermuth 18.4236 e alle sue risposte all'interrogazione Sommaruga Carlo 18.1092 e all'interpellanza Sommaruga Carlo 18.4067. La Confederazione attribuisce grande importanza alla problematica delle opere d'arte trafugate durante il nazismo e si impegna attivamente affinché venga debitamente affrontata. Oltre ai beni culturali confiscati in Germania tra il 1933 e il 1945 dal regime nazista, il concetto di arte trafugata comprende, tra gli altri, anche i beni culturali etnologici ed etnografici di origine coloniale e i beni culturali archeologici saccheggiati.
1. Sin dal 2016 la Confederazione sostiene i musei pubblici e privati svizzeri nella ricerca sulla provenienza delle loro opere d'arte. Dal punto di vista tecnico, ciò avviene tramite l'Ente opere d'arte frutto di spoliazioni dell'Ufficio federale della cultura (UFC), che sul suo sito Internet offre numerosi strumenti e informazioni sull'arte trafugata e intrattiene inoltre regolari contatti con i musei per discutere in merito all'arte trafugata e alla ricerca sulla provenienza. Dal punto di vista finanziario, il sostegno si traduce in sussidi per la ricerca sulla provenienza, compresi i progetti relativi a beni culturali etnologici ed etnografici di origine coloniale. Dal 2016 al 2020 i sussidi per la ricerca sulla provenienza sono stati pari a circa 2 milioni di franchi. La Svizzera rientra quindi tra i primi Stati al mondo a sostenere anche i musei privati, oltre a quelli pubblici, nella ricerca sulla provenienza di beni culturali etnologici ed etnografici di origine coloniale.
Con il messaggio sulla cultura adottato dal Consiglio federale e trasmesso al Parlamento si prevede di proseguire questo sostegno anche nel periodo di finanziamento 2021-2024. Proprio nell'era digitale la ricerca sulla provenienza è diventata una componente importante dell'attività museale.
2. La raccolta e la pubblicazione dei risultati delle ricerche sulla provenienza rivestono notevole importanza. I musei sostenuti dalla Confederazione devono obbligatoriamente pubblicare su Internet i loro risultati, che ai fini della trasparenza e della creazione di reti vengono riportati anche sul sito Internet dell'Ente dell'UFC.
3. Già oggi la Confederazione è a disposizione delle parti quale mediatore in caso di controversie sui beni culturali. La collaborazione tra l'UFC e il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) consente di ricorrere anche alla diplomazia culturale. La Confederazione sostiene inoltre il lavoro dell'UNESCO, dell'ICOM e dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale in materia di metodi alternativi di risoluzione delle controversie.
4. Già oggi la Svizzera dispone di basi legali generali che disciplinano il trattamento dei beni culturali rubati o saccheggiati (legge sul trasferimento dei beni culturali, LTBC; RS 444.1) e puniscono chi importa, vende, distribuisce, procura per mediazione, acquista o esporta beni culturali rubati o andati persi contro la volontà del proprietario (art. 24 cpv. 1 lett. a LTBC). Per facilitare il rimpatrio del patrimonio culturale di uno Stato contraente dell'UNESCO, in casi eccezionali la Confederazione può inoltre concedere aiuti finanziari per al massimo 50 000 franchi, da utilizzare per coprire le spese giudiziali, legali, assicurative, di restauro e di trasporto. L'UFC coadiuva inoltre le restituzioni volontarie di beni culturali e quelle effettuate dalle autorità.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.