Migliorare il portale Job-Room della SECO per prevenire le discriminazioni
21.3465 · Interpellanza · 2021-05-03
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Uno studio realizzato da alcuni economisti del PFZ, apparso sulla rivista Nature, indica che su job-room.ch - la più grande piattaforma web per la ricerca di un impiego - i candidati con un passato migratorio vengono sistematicamente discriminati. Secondo lo studio, i reclutatori contattano questi candidati con una frequenza del 6,5 per cento inferiore rispetto a quelli svizzeri con un profilo identico. Le persone provenienti dai Balcani, dall'Asia, dal Vicino Oriente, dal Nordafrica e dall'Africa subsahariana, in particolare, vengono contattate con una frequenza di oltre il 10 per cento inferiore. Questa differenza è paragonabile a quella osservata tra chi non ha esperienza professionale e chi ha più di quattro anni di esperienza. Inoltre, l'entità della discriminazione nei confronti delle minoranze etniche dipende dal momento della giornata. Per gli autori dello studio questo dato avvalora l'ipotesi che nel processo di reclutamento intervengano anche pregiudizi o stereotipi inconsci. Lo studio dimostra inoltre che le donne sono discriminate nelle professioni tipicamente maschili e, viceversa, gli uomini in quelle tipicamente femminili. Questa forma di discriminazione va contro il principio delle pari opportunità e può avere per i diretti interessati conseguenze negative durature. Anche da un punto di vista economico è preoccupante constatare come persone in cerca d'impiego più qualificate siano penalizzate in base all'origine o al sesso.
Come interpreta il Consiglio federale questi risultati e quale importanza vi attribuisce?
Qual è stata finora la sua strategia per prevenire la discriminazione sul portale Job-Room? È disposto a esaminare l'opportunità di adottare misure supplementari per valorizzare sul portale caratteristiche rilevanti dal punto di vista delle prestazioni, come l'esperienza o la competenza, rispetto ad altre che non lo sono? In caso affermativo, quali sono queste misure e quando dovrebbero mostrare i loro effetti?
Quali conclusioni trae l'Esecutivo dai risultati di questo studio in merito alle discriminazioni sul mercato del lavoro in generale? Quali passi intraprende per combattere la disoccupazione più elevata che colpisce, loro malgrado, gli immigrati, tenuto conto che sono assunti meno spesso perché contattati con minor frequenza?
Una sintesi dello studio è disponibile sul sito del Fondo nazionale svizzero:
L'articolo originale è pubblicato sul sito della rivista Nature:
Stellungnahme des Bundesrates
Per il Consiglio federale le pari opportunità nell'accesso al mercato del lavoro sono fondamentali. Sulla sua piattaforma per i servizi elettronici e il servizio pubblico di collocamento (www.job-room.ch/Job-Room), l'Amministrazione federale attribuisce grande importanza al rispetto dei propri standard elevati in materia di pari opportunità. Del resto, lo studio Monitoring hiring discrimination through online recruitment platforms di Hangartner et al (2021) è stato realizzato con l'ampio sostegno della Segreteria di Stato dell'economia (SECO).
Lo studio si basa sui dati della Job-Room risalenti al 2017. Nel 2018 la Job-Room è stata totalmente rielaborata e, in particolare, la presentazione dei candidati è stata ristrutturata in modo da evitare discriminazioni, per quanto le misure tecniche lo permettano. Di conseguenza, la nazionalità delle persone in cerca d'impiego non è più visibile per i datori di lavoro. I profili di queste persone sono inoltre stati riorganizzati affinché le caratteristiche rilevanti per comprovare le prestazioni e le competenze siano messe più in risalto di quelle che potrebbero avere un effetto discriminatorio. La SECO continuerà a ottimizzare la Job-Room in base alle nuove conoscenze su come migliorare le pari opportunità.
Lo studio menzionato sopra e altre analisi sullo stesso tema dimostrano che il mercato del lavoro è soggetto a discriminazioni. Il Servizio per la lotta al razzismo progetta, avvia e sostiene misure preventive in numerosi ambiti della vita sociale, compreso il mondo del lavoro. In base all'articolo 53 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI), la lotta alle discriminazioni nei confronti dei migranti fa parte della politica d'integrazione. Dal 2014 è inoltre un obiettivo dei programmi d'integrazione cantonali (PIC) concordati tra la Confederazione e i Cantoni. Vista la necessità di intervenire per migliorare la protezione contro le discriminazioni nel campo lavorativo e professionale, la Confederazione e i Cantoni stanno esaminando se e in che modo porre l'accento su determinati aspetti nel prossimo periodo di validità dei PIC (2024-2027).
Risposta del Consiglio federale.